- "La fatidica storia"
- di
- Jakob Shalmaneser
- (Karl Evver)
- presentazione di
- Sandro Giovannini
- Ecco... oggi, essendomi svegliato alle 5 e non per fare i soliti lavori di casa o proseguire nelle mie pazze istallazioni ma per una struggente ed insopprimibile nostalgia di non so cosa, cioè di non so come io mi sia costruito da decenni sul dover essere più che sul dover fare o dare, ma nostalgia di quando amori volti ed amici cari erano più vibranti e credibili di ora, che pur mi reputo quasi felice, ebbene, ciancicando per una casa vuota e piena di cose e di ricordi, ero certo che avrei pagato uno scotto tremendo a questa smania sensibile che non ha causa certa né che avvertivo con alcuna cosa di poter placare, né libro, né manufatto, né opera, né scultura, per sorreggermi...
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- ed invece, accumulati uno sull’altro alla fine di una scala, trovo una serie improbabilissima (vedrete tutti perché) di testi amici, cioè di un amico morto, a cui voglio proprio bene e che con un richiamo dall’ultima di copertina mi tira fuori dal mio baratro mattutino.
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- “...Se credi di avere opinioni politiche profonde odierai questo libro...” recita in nero sulla copertina, bianca, ultima.
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- Evidentemente era il giusto ceffone più che metaforico che mi meritavo per trarmi fuori e mettere in prospettiva più allegra proprio quell’insopprimibile nostalgia di cui sopra. Forse, lo capirete dalla ‘Nota Editoriale’, ovviamente della medesima mano dell’esergo posticipato (Lui faceva tutto, ma veramente tutto, dall’a alla z, e bene) che riporto qui di seguito.
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- Evitando di citare qualche irripetibile potremmo dirci che il grado zero della scrittura, qui, occhieggia, astuto, al grado massimo della lettura, confutando almeno parzialmente la mia amata tesi, tante volte ripetuta a iosa, cioè che la realtà supera sempre e di molto l'immaginazione più scatenata, mettendo questo poi in crisi soprattutto i "creativi" più che gli "scontati". Sospetto giusto e buono alla Burckhardt (Jacob) e non acido, anche se drammaticamente necessitato in questi tempi, finalmente, epocalmente, seppur tardivamente.
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- Ah... aggiungo solo che, chi lo ha conosciuto, capirà facilmente che la pompa del “Quarantennale” (quarant’anni non dell’esegesi di Qumran ma della sua scrittura segreta, più dei rotoli), praticamente quasi sconosciuta a tutti, ma trattata formalmente e formidabilmente con una maestria autoriale ed auto/editoriale che sogneremmo per case editrici titolatissime) è proprio in linea sarcastica con l’esergo provocatorio. (S.G.)

- “La fatidica storia”
- di
- Jakob Shalmaneser
- (Karl Evver)
- Edizioni Discalculia, 2020, 1+1=11.
- (ISBN / 978-88-31693-89-9 Euro 11)
- NOTA EDITORIALE:
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- L’Edizione del Quarantennale non è nata con intento filologico, e dunque le opere che vi vengono ad apparire non obbediscono ad un criterio temporale o qualitativo. Più modestamente, si trattava di rendere finalmente reperibile una parte della produzione quarantennale di Jakob Shalmaneser, dando almeno un esempio dei vari generi nei quali la sua scrittura è andata via via provandosi: dalla gnomica al teatro, dalla narrativa al saggio politico, dalla favola per adulti alla prosa più radicalmente sperimentale.
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- La fatidica storia, è una novella composta tra il primo novembre e il 2 dicembre del 1990. Opera giovanile, dunque, e che di primo acchito verrebbe da giudicare una parodia del romanzo rosa. Un giudizio più analitico, però deve presto abbandonare questa visuale, perché il testo non ha la sola finalità - facile e difficile assieme - di far ridere, ma tenta una ben più ardua operazione: sottoporre il discorso politico alla stessa banalizzazione cui la narrativa rosa sottopone il discorso e le vicende erotiche, ed equiparare dunque la stupidità femminile a quella maschile. Con grande scorno della seconda, perché nell’autorappresentazione cui solitamente l’intelletto maschile indulge, le astrazioni e le idealità politiche sarebbero incomparabilmente più profonde e nobili delle poche, tenere parole sognate dalla commessa con un libriccino harmony in mano.
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- Sorprende non poco in un autore come Shalmaneser così spesso accusato di oscurità e di ipertrofia sintattica, la piana semplicità del dettato. Ci si accorge però presto che tale semplicità è al servizio di significati per nulla previsti e accomodanti, bensì scomodissimi ed irritanti, e tutti contrari ad una fruizione morbida della letteratura. Se la vita fosse interessante - pare sussurrarci indisponente Shalmaneser - non vi sarebbe letteratura. Nessuno interromperebbe l’eccitante flusso dell’agire e del sentire per badare a vicende inesistenti, che il lettore fa eternamente ripartire in un luogo fuori dal tempo e perduto in chissà quale magazzino della mente. Se voi state leggendomi, se io ho letto così tanto, le nostre vite debbono essere semivuote, e grande la nostra tentazione di riempirle di simulazioni, di amplificazioni, di favole.
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- Ed eccolo allora, con feroce divertimento, rubare a Dumas il suo famoso e/o famigerato congegno dialogico e costruire una macchina narrativa che maciulla ogni basilare nesso tra parole e cose e fa strage delle principali finzioni con le quali uomini e donne combattono la noia e complicano la propria solitudine: sesso e denaro, nomi e cognomi, automobili e biciclette, cultura e natura, punti esclamativi e punti interrogativi. Un’onomastica grama e irrisoria - Jole Figoni, Tano Barbieri, Gino Schiavi, Vlado Gaslini - basta a liberare il racconto da ogni materializzazione di eroi e di eroine: l’ossessivo ricorso al trattino - feticcio grafico più che obbedienza alle norme editoriali - serve molto presto a indurre nel lettore la rinuncia a qualunque fede che sia possibile, in un universo costituito da inchiostro e carta, accedere a parole veramente dette o veramente pensate. L’inesperienza del giovane romanziere sposa insomma un radicalismo concettuale che ci aspetteremmo piuttosto in un romanziere anziano, disilluso e saturo di dubbi sul proprio mestiere.
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- La particolarità di un testo così lontano da ogni norma e galateo letterari ci ha convinti a non intervenire che pochissime volte sul dattiloscritto originale di 74 pagine numerate: sono stati corretti gli evidenti errori di battitura ma si è mantenuta l’eterodossia di maiuscole, nominazione iterata dei personaggi e modi d’inclusione del parlato nel narrato.

- (Elenco testi della “Edizione del Quarantennale” )








