
HOTEL OCCIDENTALE- La camera di Kafka
Un saggio di - Paolo Gera
- rec.di
- Giovanni Sessa
- Paolo Gera è autore di espressività polimorfica, la sua vis creativa lo ha spinto verso la produzione poetica. Nonostante ciò, lo studioso si è, a più riprese, cimentato anche con la narrativa e la saggistica. In tale ambito letterario, Gera ha prodotto opere di rara potenza esegetica, sostenute da una prosa penetrante e rivelativa. Lo mostra, in tutta evidenza, la sua ultima fatica, "Hotel occidentale. La camera di Kafka", nelle librerie per i tipi di Agorà & Co, nella collana Lo specchio di Dioniso diretta da Angelo Tonelli. Si tratta, come esemplificato dal sottotitolo, di un volume dedicato al grande scrittore praghese.
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- Il testo è sostenuto dalla discussione critica della bibliografia più accreditata in tema. Il lettore è immesso in una sorta di “biblioteca di babele” borgesiana nella quale ci si potrebbe facilmente smarrire. Gera, di contro, fornisce dei segnavia chiarissimi, seguendo i quali il lettore ha proficuo accesso al mondo ideale di Kafka. In tale universo simbolico, come in tutte le grandi opere, è possibile entrare o dalla porta principale o da pertugi laterali. L’ingesso scelto dall’autore è esemplificato dal titolo, Hotel occidentale, nome della struttura nella quale era impiegato Karl Rossmann, il protagonista del primo romanzo di Kafka, Il disperso. Gera dispone in una stanza di questo hotel, la 1925, dei mobili, in particolare un letto, una scrivania, nonché stampe e foto appese alle pareti, che diventano strumenti atti a discutere i rapporti che lo scrittore intrattenne con se stesso, con la propria interiorità, e con il mondo esterno nel quale visse.
... - Sotto il profilo del metodo, pur muovendo dai testi del grande praghese, Gera legge l’universo ideale teatralmente messo in scena da Kafka, discutendo le tesi espresse in tema da Andres, Brod e, tra gli altri, dal duo Deleuze-Guattari. I due filosofi francesi: «sottolineano come Kafka abbia rifiutato le categorie tradizionali […] di narratore e personaggio» (p. 11), rilevando come la letteratura del praghese sia connotata da: «concatenamenti collettivi d’enunciazione» (p. 11). Alla luce di tale assunto, Gera si adopera a mostrare in qual modo gli oggetti quotidiani custoditi nella stanza dell’hotel siano saturi delle più profonde intenzioni intellettuali dello scrittore ebreo e della sua visione del mondo. Nel caso di Kafka: «i mobili e gli oggetti della stanza hanno un valore interpretativo peculiare […] non stanno fermi sul luogo, ma camminano e si spostano, fuggono dal loro significato originale» (p. 12), dando luogo al fenomeno che Deleuze e Guattari hanno chiamato deterritorializzazione, sospesi, come sono, tra concretezza e assurda impensabilità. Nell’hotel appare, nel proprio abituale nascondimento, la logica immutabile del Potere, centrata sul controllo e la sorveglianza. Oggetti, figure e tipi umani si inseguono in una sarabanda fantasmagorica, simile a quella messa in atto dai personaggi: «sull’orologio della Piazza della città Vecchia di Praga, ma con i meccanismi nuovi e già arrugginiti della società capitalista» (p. 12).
... - La società contemporanea a Kafka in realtà, stante la lezione in tema di Benjamin, era, a tutti gli effetti, ancora una società primitiva, pervasa di violenza e sempre alla ricerca, come seppe Girard, di capri espiatori. Il Potere è sempre unito alla vita nuda, che alita sul letto e la scrivania dell’hotel. Merito maggiore di Gera è, a parere di chi scrive, aver rilevato come Kafka abbia avuto contezza dell’instabilità metamorfica della vita, che la logica binaria ed identitaria tentano vanamente di normare.
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- La sua filosofia è centrata sul primato del possibile: «la logica assume una sua dimensione sghemba, non progressiva, zenoniana […] i luoghi da raggiungere si fanno sempre più lontani […] Nella stanza è sospeso il principio di non contraddizione» (p. 14). Tutto è reversibile, se si vuole magico, come nella migliore letteratura fantastica o iniziatica. La scrivania ha una sua “funzione”, certo, ma per Kafka essa può essere il feticcio dei burocrati della società industriale (lo scrittore era un impiegato), quanto l’oggetto della libera creazione letteraria, adusa a mettere in scacco il produttivismo seriale imperante. I letti che compaiono nei racconti dello scrittore a tutto servono: «tranne che a dormire e fornicare, ma il potere che viene esercitato dai giacigli […] ha stretto un patto saldissimo con il sesso e con il sonno» (p. 16).
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- Nella camera 1925 è, in realtà, rinchiuso l’eterno imputato, colui che, in qualche modo, si oppone al Potere, sul quale presto cadono gli sguardi degli astanti, della società tutta. Questa potenza visiva fa esplodere, all’intorno, un’impensata bellezza. Essa è propria dell’imputato, incarnazione mitica, anche nell’età moderna, della figura di Adone. Gli dèi che punirono la hybris di Adone si sono trasformati in freddi burocrati della governance. Josef K., protagonista de Il processo, è un Adone contemporaneo che rifiuta, al pari di Kafka stesso, il ruolo sociale del marito e del burocrate e lo rifiuta in nome della libera creazione, in nome della tutela del proprio “foro interiore” in cui vige il principio che anima la vita, la dynamis, libertà-potenza, l’asservimento all’Impianto sociale e, per questo, deve essere punito, giustiziato.
... - È un fuori legge, che la società della sorveglianza non può tollerare, è un uomo solo che vive nella res nullius. La solitudine è il suo status esistenziale: il suo esser altro dalla massa ha tratto esclusivo, in qualche modo aristocratico.
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- Conclusivamente, il Kafka di Gera è uomo appeso a un principio-infondato, la libertà-possibiilità e, in quanto tale, è anche paradigma politico della possibilità di un mondo altro-non altro da quello in cui viviamo. È uomo della soglia, non casualmente un ampio capitolo è dedicato all’oggetto “porta”, è spirito dionisiaco. La nostra esegesi di, Hotel occidentale, in quanto lettura, per quanto possibile attenta, di un’opera di vaglia, è forse una riscrittura della stessa. Ce ne scusiamo con l’autore. Ci auguriamo che in questa riscrittura possano risuonare alcune delle intenzioni ermeneutiche di Gera.
Paolo Gera, Hotel occidentale, La camera di Kafka, Agorà & Co., pp. 212, euro 18,00.








