
"Elaborazione del mito"- Un importante saggio di
- Hans Blumenberg
- rec. di
- Giovanni Sessa
- Hans Blumenberg (1920-1996) filosofo tedesco di primo piano del secolo XX, ha ricoperto rilevanti incarichi accademici, influenzando profondamente l’esegesi del mito nell’età contemporanea. È nelle librerie, per i tipi di Mimesis, una sua opera dirimente in tema, Elaborazione del mito (per ordini: mimesis@mimesisedizioni.it, 02/21100089). Il volume è arricchito dalla postfazione di Andrea Tagliapietra, che immette il lettore nelle vive cose del pensiero blumberghiano.
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- Il testo è articolato in cinque parti costituite, complessivamente, da diciannove capitoli, ricchi e stimolanti sotto il profilo ermeneutico. Per avere proficuo accesso alle tesi del pensatore è necessario muovere da questa asserzione di Tagliapietra: «La filosofia di Blumenberg è quella […] di un lettore» (p. 727), meglio di un “lettore assoluto”, la cui attività ha significatività ma possiede anche il tratto dell’interminabilità. L’esistenza umana è sospesa tra il tempo della vita e tempo del mondo (titolo di un’altra opera del filosofo di Lubecca). Il Codice dell’immaginario europeo, costruito sulla visione biblica ha, quale inizio e fine, due figure iperboliche, “Apocalisse e Paradiso”, che si sovrappongono l’una sull’altra. In tale prospettiva, l’assolutezza perseguita dagli uomini, a dire del pensatore tedesco, coincide con: «la fine di ogni esperienza possibile» (p. 728), pone fine alla storia.
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- La modernità illuminista ha reagito contro tale: «assolutizzazione del tempo» (p. 728) attraverso l’innovazione tecnologica e le filosofie della temporalità, concretizzatesi nell’età del romanzo e negli storicismi delle religioni secolari. La loro azione ha rappresentato, chiosa l’autore della postfazione, un contro movimento nei confronti del tempo assoluto della natura. Il tempo ha acquisito carattere dinamico, è divenuto potenza della storia stessa. Tale tempo umano si è sedimentato nel racconto, come colse Ricoeur, e presuppone la figura del lettore: «alle prese con il paradigma della leggibilità del mondo» (p. 729). Chi legge è, pertanto, una sorta di: «spettatore trascendentale» (p. 729). La lettura condensa l’ars longa, il tempo perpetuo del mondo raccolto nelle storie mitiche e nei volumi prodotti in fasi successive dagli uomini, e lo distilla: «come in un alambicco alchemico, nella vita del lettore» (p. 730). In tale figura antropologica, la ricezione e i suoi intrecci vivificano l’ascoltato o il letto, facendolo aderire al tempo della vita, un tempo centrato sulla digressione, sulle ambigue e apparenti diversità che, in verità, nelle cose, vivono sempre in uno.
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- Tale tesi diviene in Elaborazione del mito, metodo ermeneutico. Le pagine di questo volume sono animate da un incessante e labirintico incedere di riferimenti e digressioni. Blumenberg, nell’approccio al mito, scarta la “via breve” della logica binaria, si lascia alle spalle la razionalità strumentale e tesse l’“elogio dell’ornamento”. La sua filosofia è un contro-modello rispetto al pensiero dominante. Filo-sofare implica, a suo dire, trattenersi sulle: «curve sinuose della pensosità, sulla libera esitazione, sullo scarto e l’indugio […] della singolarità pensante» (p. 732). Per questo, Blumenberg si rivolge all’impianto culturale complessivo di un’epoca, non alla sola filosofia accademica, al fine di rilevare l’ubi consistam delle cose e, in questo caso, del mito. Egli fu, in tal senso: «filosofo della secondarietà, della metafilosofia» (p. 734), in colloquio costante e aperto con arte, musica e letteratura: «Blumenberg ricontestualizza l’interminabile testualità della filosofia e allo stesso tempo depotenzia il fascino dell’originario» (p. 735), come comunemente inteso. Pensosità è connessione del pensiero con: «il tempo a termine di ciascuno […] con il mondo della vita» (p. 735), nota Tagliapietra. Il mito si mostra al nostro autore nell’iperbolico lavoro messo in atto, nel corso della storia, dalla “macchina mitologica”. Il mito è sempre plurale, sempre trascritto dall’oralità, sempre modificato. Blumenberg, in queste pagine, critica la lettura del mito fornita dalla psicanalisi e dalla scienze umane, centrata sull’ a-storicità delle pulsioni ataviche e naturali, proprie di un umano assorbito, in toto, nella natura. Si pone oltre le interpretazioni terrifiche e ludiche (Jakob Burckhardt) dell’origine mitica e rigetta la domanda dalla quel tali tesi hanno preso le mosse: «che cos’è il mito?», sostituendola con il quesito: «che cosa fa il mito?». Il filosofo si occupa della funzione e non della sostanza dei racconti mitici.
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- La funzione primaria del mito è la parola atta riempiere il caos dell’origine, a dare forma al mondo. La struttura mitica è essenzialmente fondata sulla ripetizione e la variazione che determinano la metamorfosi mitica. La ripetizione è costanza iconica del tema mitico, lo rende individuabile nonostante lo stratificarsi delle variazioni, come accade nel jazz: «il fascino della metamorfosi è il fascino del divenir altro dello stesso» (p. 739), incentrato sul rifiuto della rigidità escludente del principio d’identità, al fine di preservare la “meraviglia” di ciò che ci viene incontro, nella natura e nella storia. Le storie raccolte in Mille e una notte, sono paradigmaticamente testi a struttura mitica, prendono tempo, ritornano su se stesse in trame complesse simili a quelle che caratterizzano i tappeti orientali (Cristina Campo), illuminando il tempo. Il mito non può prescindere dalla metafora: essa rappresenta il nucleo originante la trama del racconto. Proprio per questo, il sapere mitico: «trasferisce significatività e prospettiva di senso, ossia valore soggettivo e individuale, alla vita vissuta» (p. 741), sottraendola alla muta imperatività degli universali della logica dicotomica. Il mito non ha a che fare con una condizione storica pre-logica, ma è terminus ad quem cui il pensiero deve guardare per recuperare sintonia con la singolarità nella quale la vita sempre si dice. Il mito libera dalla dogmatica filosofico-teologica e, come mostra il capitolo che Blumenberg dedica all’analisi della figura di Prometeo, si sottrae al primato demonico-faustiano. Il primo capitolo, imperniato sulla discussione della divisione arcaica dei poteri, svela il tratto politico dei racconti mitici.
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- Il libro doveva inizialmente contenere un saggio dedicato alla politicità del mito nel mondo contemporaneo, espunto per volontà dell’autore e pubblicato postumo con il titolo, Prefigurazione. Blumenberg, in esso fa riferimento ai casi di Napoleone ed Hitler: sostiene che è sempre pericoloso pensare al mito in termini di prefigurazione, come fecero i due personaggi in questione, in quanto, nella vita, non vi è eterno ritorno dell’identico. La prefigurazione può celare il rischio del fallimento e assumere il volto di una tragica parodia.
Hans Blumenberg, Elaborazione del mito, postfazione di Andrea Tagliapietra, Mimesis, pp. 747, euro 34.00.








