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Rivista Online Heliopolis

rivista online hp 2021 2

Rubriche Editoriali

rubrica editoriale

  • Pound

  • "Pound e/o Pasolini"
  • Un saggio di
  • Luca Gallesi 
  • rec. di
  • Giovanni Sessa

  • Luca Gallesi, saggista e giornalista di spessore, è noto studioso di Ezra Pound.  Al poeta statunitense ha dedicato un numero considerevole di pubblicazioni. La sua ultima fatica in tema è un libro davvero significativo. Ci riferiamo a, Pound e/o Pasolini, nelle librerie per i tipi di Ares.  Le sue pagine consentano di far luce su due autori controcorrente, critici della società consumista e capitalista che, pur avendo perseguito strade politiche diverse, in un iter di ricerca segnato da passioni e patimenti individuali, in realtà, a ben vedere, sono stati intellettuali in qualche modo complementari.  Il volume è impreziosito dall’introduzione contestualizzante di Giuseppe Garrera.  Le vite e la visione del mondo dei due protagonisti del testo: «Si incrociarono imprevedibilmente nel 1967, grazie a una memorabile intervista televisiva che si è trasformata in una testimonianza di straordinaria attualità» (p. 13).
  • ...
  • Sul finire degli anni Sessanta del secolo scorso, Pound e Pasolini sembrano far riferimento a due mondi inconciliabili. Appartengono a generazioni diverse. Pasolini: «è ben inserito […] nell’ establishment culturale, mentre l’anziano poeta si è quasi ritirato dalle scene» (p. 13), si è lasciato alle spalle il tempus dicendi ed è entrato nel tempus tacendi. Le lettere dell’intellettuale friulano all’editore italiano di Pound, Scheiwiller, sono chiara testimonianza di un pathos astioso, dettato dal pregiudizio politico, nei confronti dell’autore dei Cantos, che fu, per lunghi anni, recluso in un manicomio criminale a causa della sua adesione al fascismo. Gallesi ricorda, inoltre, che nel 1965, Pasolini espresse un giudizio demolitore nei confronti del Dante di Pound, giudizio fondato su un’evidente incomprensione ideologica.  Pound fu critico aspro dello stile di vita americano, Pasolini era fortemente attratto dalla cultura del Nuovo Mondo.  Eppure, i due uomini erano accomunati, sotto il profilo esistenziale, dalla comune origine contadina e dal ritenere la poesia unica paideia possibile in un mondo ormai desacralizzato, atta a porre sotto accusa la devastazione della natura e della psiche umana, prodotta dalla dismisura usuraia del neo-capitalismo.
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  • Pound, non diversamente dall’italiano, confessa in un’intervista di: «combattere per resistere all’idea che l’Europa e la civiltà stiano andando all’Inferno» (p. 17). L’impegno dei due intellettuali, nota Gallesi, non fu, sic et simpliciter, politico, ma ebbe tratto eminentemente etico-sociale.  Tale impegno nell’americano fu indotto dall’adesione all’etica confuciana. L’autore di Pound e/o Pasolini ricostruisce, alla luce della bibliografia critica più accreditata, le vite tormentate dei due intellettuali, chiarisce, con persuasività d’accenti, la loro articolata visione del mondo, soffermandosi, in particolare, sul ritorno di Pound in Italia. Presenta, inoltre, l’incontro tra il poeta americano e uno dei massimi rappresentanti della beat generation, Allen Ginsberg: «Pound […] è incuriosito da questo giovane capellone» (p. 38), che ammira la sua poesia ma che: «condivide anche le sue idee economiche considerandole attuali» (p. 39), soprattutto in merito al tema della guerra, esploso prepotentemente nel dibattito pubblico a seguito del divampare del conflitto in Vietnam.  Nel medesimo frangente temporale anche Pasilini incontrò Ginsberg: «Il poeta beat fa parte della nuova sinistra americana, che Pasolini considera uno dei fermenti culturali più importanti del suo tempo» (p. 40). Ginsberg fu uomo coraggioso: ebbe l’ardire di difender Pound dagli attacchi di critici letterari legati alla CIA.
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  • Certo, Pound fu, a suo modo, “fascista”, Pasolini, dopo la Seconda guerra mondiale si schierò con gli “antifascisti” fuori tempo massimo: a tal proposito, Gallesi opportunamente nota che Pierpaolo, da uomo libero, scrisse anche su Il Reporter, finanziato da Arturo Michelini e fu introdotto al Corriere della Sera da Gaspare Barbiellini Amidei, uomo che certo non appartenne alla sinistra. Le parabole esistenziali e ideali di Pound e Pasolini si incontrarono durante la ricordata intervista televisiva girata nell’ottobre del 1967 e mandata in onda il 7 giugno di quello stesso anno: «Il merito di quel memorabile incontro va interamente ascritto a un allora giovane inviato della Rai […] Vanni Ronsisvalle» (p. 54).  Questi era amico di Pasolini ma anche ammiratore della poesia dell’americano. Grazie a lui furono superate le iniziali diffidenze di Olga Rudge, preoccupata dei risvolti politici che l’intervista avrebbe potuto provocare.  L’intervista è inserita nel documentario, Un’ora con Ezra Pound, prodotto dalla Rai per la rubrica “Incontri”, curata da Gastone Favero. La voce narrate che apre il programma e intervalla il dialogo tra i due intellettuali, è di Arnoldo Foà.  I Cantos sono, invece, commentati da Carlo Izzo, Eugenio Montale e Sergio Pautasso.
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  • Dall’intervista, ricostruita e discussa criticamente da Gallesi nelle sue parti più rilevanti, si evince l’intero mondo ideale e poetico di Pound, comprese le sue idee di economista eretico. Una lettura dirimente per l’esegesi del contributo intellettuale poundiano che consente, anche in forza della fluidità della prosa dell’autore, di cogliere la straordinarietà di questo documento televisivo. Gli “antimoderni” Pound e Pasolini si incontrarono grazie al mezzo televisivo, la cui “diabolica” criticità avevano entrambi stigmatizzato. Particolarmente significative, ci paiono le battute che i due si scambiano in merito a Joyce, Eliot, Brâncuşi. Inoltre, a proposito dei Cantos, nota l’autore: «È importante sottolineare come Pound non accetti affatto lo sbrigativo giudizio di coloro che sostengono la casualità delle citazioni […] che sono invece […] parti di un tema principale che viene ripreso e ripetuto, come in una partitura musicale» (p. 84). Pierpaolo lascia, durante l’intervista, cadere il pregiudizio politico nei confronti del poeta, e da allora: «Pound è sempre più presente nella produzione di Pasolini» (p. 112). ...
  • Nel film, Salò o le 120 giornate di Sodoma, dedicato al tema dell’“anarchia del potere”, al termine di torture infernali inferte ad alcuni dei protagonisti della pellicola, si sente alla radio la voce di Pound che legge il canto XCIX nel quale è riprodotto l’Editto sacro, testo di precetti etici confuciani. Le violenze del film sono la negazione dei versi di Pound e dei valori fondamentali per i quali il grande poeta si è battuto. Rappresentano un controcanto salvifico rispetto alla dismisura del tempo presente.

  • Luca Gallesi, Pound e/o Pasolini, introduzione di G. Garrera, Edizioni Ares, pp. 136, euro 14,00.

  • Gas Saad Empatia Suicida

  • Gad  Saad
  • Empatia suicida
  • (Liberilibri, 2026, pp. 310, € 19,00) 
  • rec. di
  • Teodoro Klitsche de la Grange

  • Da qualche millennio è noto che comportamenti ritenuti eticamente positivi nel privato (del tipo “porgere l’altra guancia”) sono considerati negativi se valutati sotto il profilo della sicurezza e financo della sopravvivenza della comunità (cioè nel pubblico).
  • ...
  • Si può partire al riguardo da parecchi punti di vista. Questo saggio di Saad prende le mosse da un approccio psicologico: l’empatia, cioè la capacità di immedesimarsi nelle convinzioni (e situazioni) di altri; in certi casi, fino a sortire effetti distruttivi. Scrive l’autore “Immaginate per un momento che l’intellighenzia occidentale, compresa la sua classe politica progressista ed elitaria, sia infettata da un parassita mentale che fa sì che il suo modulo di empatia funzioni male in ogni modo che si possa concepire. Molte delle decisioni politiche che hanno causato caos in Occidente derivano da questa scarsa calibrazione dell’empatia, con il risultato di una società che sta galoppando rapidamente verso l’abisso della follia infinita” (il corsivo è mio). E porta ad esempio che non è detto che un comportamento empatico susciti reciprocità. A proposito del pacifismo scrive “Una società in cui tutti i membri aderiscono al pacifismo deontologico (ossia il pacifismo considerato come un principio assoluto inviolabile, in qualsiasi condizione) verrebbe rapidamente invasa da altre tribù che non condividono questa propensione alla concordia.
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  • E’ piuttosto banale dimostrare i risultati teorici di tale interazione. I pacifisti assoluti saranno sempre vittime” (il corsivo è mio).
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  • E dell’ira, la quale è un vizio capitale, di converso, ricorda: “la rabbia ha molti scopi funzionali e adattivi. Uno dei motivi principali per cui la persona A non attacca la persona B per rubarle le risorse ambite è il riconoscere che un simile attacco potrebbe essere seguito da una violenza vendicativa alimentata dalla rabbia”.
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  • Per cui l’empatia è “una virtù nobile e selezionata dall’evoluzione, una caratteristica centrale della nostra umanità, dato che siamo una specie profondamente sociale”. E’ buona, se è praticata in giusta (e corretta) dose, senza distaccarsi dalla realtà; ma può diventare cattiva, se sovrabbondante.  Poca empatia (o troppa) indebolisce i legami sociali. Come sosteneva Aristotele, occorre trovarsi nel giusto mezzo per farne un uso prudente e produttivo (socialmente).  Se non ci riesce, l’empatia diventa suicida: una comunità o addirittura una civiltà può collassare per eccesso di comprensione, accettazione, condivisione. Tutte attitudini empatiche che non consentono di riconoscere il nemico reale, cioè quello realmente pericoloso.
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  • E’ quello che capita in questa fase della storia dell’Occidente, in cui l’eccesso d’empatia sta portando alla negazione di una cultura che, nel bene e nel male, ha conseguito obiettivi mai raggiunti nella storia.

  • Pareto Guerra e Propaganda

  • Vilfredo Pareto,
  • Guerra e propaganda
  • (a cura di Alberto Mingardi), 2026, Ed. Settecolori, pp. 198, € 18.00),
  • rec. di
  • Teodoro Klitsche de la Grange

  • Nel 1918 Pareto osservava la guerra mondiale, giunta alla sua fase conclusiva e ne fece un diario, pubblicato solo quarant’anni dopo.    Ottima l’idea di ripubblicarlo oggi, in un periodo in cui guerra e ostilità hanno ripreso il ruolo e il vigore che la “fine della storia” negava.  Il solitario di Céligny considera la guerra sotto il profilo delle derivazioni generate dalle élite belligeranti e dei governati cui sono destinate.  Ne sottolinea l’irrazionalità e l’irrealtà, spesso demolendole con l’ironia.
  • ...
  • Così nota che la guerra ha come scopo di imporre la propria volontà al nemico onde “può terminare con la vittoria di uno degli avversari, e la resa totale dell’altro. In tal caso, uno di loro impone la propria volontà… Ma la guerra può anche terminare in altro modo, cioè con un compromesso fra la volontà di uno degli avversari e quella dell’altro”, ossia con accordi diplomatici. Per consolidare la propria pretesa ciascun belligerante fa uno smodato uso di derivazioni. Scrive Pareto, ad esempio, per le annessioni: “Niente conquiste territoriali? Certo: su quel punto, siamo tutti d’accordo. Ci riserviamo soltanto di procedere alla retrocessione delle annessioni, e inoltre a rettifiche di frontiera. Sei un cattolico osservante, e tuttavia ti piacerebbe mangiar pollo di venerdì? Semplicissimo: basta ribattezzare il pollo, e chiamarlo carpa”.  Esempio tipico, l’Alsazia-Lorena. E prosegue: “Visto dalla parte degli Imperi centrali: se conserviamo l’Alsazia-Lorena, non c’è annessione, ma disannessione, perché è la Francia che se l’era annessa. Visto dalla parte dell’Intesa: reclamando l’Alsazia-Lorena, non propugniamo una annessione ma una disannessione, perché è stata la Germania ad annettersela. Sia l’uno che l’altro ragionamento può valere, secondo che si vada più o meno indietro nel tempo per stabilire qual è stata l’annessione…” (e nel tempo, Pareto risale ironicamente all’Impero romano).
  • ...
  • Oppure nel confronto tra egemonie che si considerano diverse, ma sono simili. Così nella distruzione della flotta danese da parte della Gran Bretagna nel 1807 o nell’occupazione del Belgio durante la guerra mondiale; del tutto simili, onde giudica Pareto “poiché le medesime cause producono effetti medesimi, che non ci sia affatto da stupirsi, in quanto il forte fa uso della propria forza e si vale sempre delle stesse ragioni per giustificarsi; infatti i sentimenti cui si richiama restano sempre più o meno gli stessi”.
  • ...
  • E si potrebbe continuare a lungo. Ma l’essenza dello scritto è che le élite dirigenti, ossia la plutocrazia demagogica dell’intesa e il militarismo plutocratico degli Imperi centrali erano del tutto simili nello sfruttare sentimenti, pregiudizi, ignoranza ed ingenuità dei governati per proseguire una guerra dei costi economici, sociali, umani del tutto sproporzionati rispetto a quanto possibile con mezzi più ragionevoli.  A conferma della prevalenza delle azioni non logiche.
  • ...
  • E’ quindi opportuno ripubblicare questo diario quando le recenti guerre, soprattutto quella russo-ucraina, vedono un ricorso agli stessi espedienti per motivare comportamenti analoghi a quelli osservati da Pareto, anzi aggiungendone altri. Come, per esempio, la malattia (mentale e/o fisica) di Putin, il quale non fa altro che proseguire la politica (e gli obiettivi) dei governanti russi degli ultimi tre secoli (la Russia è sempre stata governata da matti? Compresi Pietro e Caterina?); o il costo economico, sociale e umano, sopravvalutato per la Russia e dimenticato o giustificato per l’Europa, all’uopo allegando una ingigantita volontà dello Zar di aggredire l’Europa.
  • ...
  • Nel complesso un libro che, dato lo stile di Pareto è di piena e piacevole lettura. Ma, soprattutto, utile.

 

ANTICIPAZIONE delle "Ragioni Generali" sulle "ISTALLAZIONI CREATIVE" Heliopolis
  • SOMMARIO libretto Istall creat

  • Si anticipa qui di seguito una parte della documentazione accessoria che è
  • a servizio logico del libretto
  • "ISTALLAZIONI CREATIVE"
  • Heliopolis,
  • (design: Sandro Giovannini)
  • pubblicato anche in cartaceo nel 2025 per la 
  • Heliopolis Edizioni 
  • di idee e materiali di scrittura.
  • Tale libretto, come si deduce dalla copertina qui riportata, consiste in una cinquantina di pagine  con una
  • Appendice
  • che contiene anche queste "Ragioni Generali", qui anticipate. 
  • Molte le foto a corredo delle "Istallazione creative", sia reali (realizzate) che virtuali (in proposta).
  • ...Chi volesse ricevere l'omaggio del libretto (virtuale) Heliopolis 
  • in formato PDF  
  • potrebbe prenotarlo comunicando a
  •   giovannini.sandro@libero.it
  •  la propria mail...

  • RAGIONI GENERALI
  • “Istallazioni creative”
  • (Heliopolis, 1985-2025)
  •  
  • L’idea si é concretata in medie e grandi realizzazioni parietali, per interni ed esterni, che hanno convogliato molte delle nostre precedenti esperienze con e su materiali più diversi tramite tecniche specifiche per cuoio, pergamena, stoffa, carta pregiata, legno, radica, oro, argento, rame, piombo, plexiglass, marmo, resina, terracotta, microcemento, encausto, mosaico, serigrafia, digitale, scrittura manuale, incisioni e/o traforazioni laser, tramite metodologie ispirate all’antico e trattate modernamente.
  • ...
  • Ora, mélange e sovrapposizione di tecniche miste e citazionismo, ricavando il maggior vantaggio da una visione urfuturista, (consapevolmente, da noi solo evocata), ove tutti i lasciti del secolo mai esaurito entro l’eterna guerra civile europea, vissuti tramite una lettura conciliativa e giustapposta di ragioni spirituali e sentimenti materiali, ricerca ancora, seppur disperatamente, una sua armonica potenzialità espressiva.  Queste “istallazioni” non richiedono astrusi strumenti decodificativi e non ammiccano inutilmente a potenzialità indimostrate od indimostrabili.  Sono alla portata di molti, ovviamente ai relativi livelli, proprio perché già comprendono in sé elementi storicizzati seppur complessi, classici, moderni, comunque resi contemporanei. E sperabilmente espressivi.  Il complesso non può e non deve prospettarsi nuovo, ma considerando lucidamente, oggi, le logiche della “catastrofe simbolica” di tanta teoria a riguardo del mercato automatico attuale e delle relative superfetazioni artistiche del mito del “marchio/marchiatura”, dispiegato ormai senza tregua, risulta ancora del tutto spiazzante, soprattutto per ricomposizione difficile tra mastro e maestro, in controtendenza assoluta con il superego narcisista del mito fasullo del “creativo”.  
  • ...
  • La problematicità, quindi, non è tanto o solo nell’essere fuori dal prevedibile schema dell’opera troppo individualizzata nelle sue varie declinazioni, quanto nell’idea/incrocio di varie logiche espressive, che è anche risultato di un percorso che vocazionalmente ha incluso molte esperienze da noi fatte nei decenni tramite il comunitarismo creativo, ovvero una sorta di lunga stagione poetica, critica e metapolitica operata comunque con un senso più ampio di quello dell’artista singolo, non per difetto d’individualità o per vezzo modaiolo, ma per rifiuto dell’artistismo e del maledettismo, persino oltre la solita nozione di “gruppo” artistico, in quanto tentata su vari livelli (poetico, letterario, artistico, metapolitico, saggistico, editoriale, organizzativo...).  Esperienza maturata poi anche in validi percorsi individuali.  La tecnica applicata quindi del montaggio e dello smontaggio - interpretata qui esteticamente più che meccanicamente, può raggiungere una sua risultante pratica.  Tramite diversi moduli artistici, l’intercambiabilità, concetto/chiave, infatti, non permette solo cambi e sovrapposizioni (=di scenario espressivo) ma anche eventuali sostituzioni nel tempo.  Cosa che, in più, lega il destinatario con un rapporto di maggiore durabilità.  Con diversi stili applicabili per una risultante figurativa, evocativa, storica, letteraria, sempre facilmente riconoscibile.  Anche con specifici “lacerti artistici inclusi”.  Nello specifico delle “istallazioni creative”, il risultato, poi, non va letto come “prendere o lasciare”, isolato dalle sia pur minime potenzialità condivisibili della committenza, ma come valore realmente interagente con la fruizione e la committenza stesse.  Non solo a parole, non solo con la parola, ma nel manufatto.
  • ...
  • Con il coinvolgimento diretto di una “presenza” precisa - sia pur necessariamente trasfigurata - della committenza e della fruizione contestuale, tramite due apparati specifici, diversamente mandati ad effetto, e sempre presenti.  Un’immagine della committenza, familiare e/o evocativa/interna, su intesa con i produttori (a vario titolo) ed una specularità, operabile di volta in volta, che rende immediatamente percepibile la fruizione, riflettendo (oltreché, ovviamente, inglobando).
  • ...
  • Nelle “istallazioni creative”, a differenza decisiva rispetto a tutte le altre produzioni paraeditoriali Heliopolis, però, dobbiamo sottolineare che, tali manufatti replicabili in base allo stile scelto di volta in volta a seconda della ragione contestuale, ambiscono avere un livello eminentemente arredativo e scenografico, pur con una indubbia pregnanza artistica dovuta agli inserti con maggiore o minore caratura creativa, di volta in volta inseriti.  Questa potrebbe apparire una capitis deminutio, ma è una piccola voragine su mondi lontanissimi.  
  • ...
  • La complessiva “scrittura esterna” (1) della ragione e del sentimento del nostro tempo, ha quindi una valenza di sommatoria epocale e di tentato recupero terminale, che non può essere disconosciuta facilmente, se non a prezzo di un rifiuto aprioristico al confronto dialogico tra norma e scarto, confronto ormai ampiamente storicizzato. (2)  Gettati nel tempo e condizionati dal clinamen. Ma con una  realizzazione identica a sé. (3)  Al proprio stile. (4)  L’evocazione riconosciuta che diviene espressa ricerca dell’identità simbolica (5)  tramite una rappresentazione scenografica di volta in volta messa in atto, tra essere e sapere, (6)  ove la comprensione dei produttori, dei committenti e dei fruitori, tre assoluti comprimari pur con ruoli ben differenziati, diviene il punto centrale di mediazione, punto focale, in quanto normale, (7)  in quanto comprensibile, in quanto vis(v)ibile...
  • ...
  • Quindi non “trovare un nome”, non “dare una definizione”, formule d’accatto, buone per ogni vera o finta furbizia o costruita ignoranza, (8) ma aiutare a saper vedere, saper comprendere... comprendendo noi per primi tutto ciò che ci è suggerito dal passato, la tradizione del colore (espanso) e della sua effettività identitaria e trainante, così antico-occidentale come estremo-orientale, riscontrabile ora, possibilmente senza esclusioni o false primazie, nel presente e nel futuro delle neuroscienze.  
  • ...
  • Infine accompagnando per mano il committente in un percorso che gli verrà fornito - con un supporto “critico specifico” scritto e/o multimediale - affinché non sia lasciato eventualmente in un debito di conoscenza verso ospiti amici e conoscenti vari che dovessero vedere il manufatto, magari compiacendosene, senza però aver (di fronte) alcun strumento di riferimento preciso. 
  • ...
  • Infatti abbiamo già inteso, in passato e con sorpresa, a solo esempio dalla gioiellistica, il silenzio ottuso sulla parola... che andasse appena oltre qualche nota di garanzia o di servizio.  Anche come prova di un percorso creativo non di “interiorizzazione di ritorno”, di “ritenzione secondaria o terziaria”, più o meno obbligata, ma di messa al centro delle esigenze più profonde (in una sorta di sobria maieutica) e magari per nulla o poco affiorate, del committente medesimo.  L’imposizione autoriale, comunque ineliminabile, almeno si sublimerebbe in tal modo lungo una prova possibilmente non autoritaria ma autorevole, non lineare ma ritornante - potremmo azzardare - ciclica.  
  • ...
  • Quindi istallazioni oltre la supponente od eterodiretta indisponibilità, ma che favoriscano interrogazioni, approfondimenti, suggestioni di ricerca.
  • ...
  • Note.:
  • 1) Manifesto della scrittura esterna.  Il Manifesto della scrittura esterna fu pensato dagli amici e collaboratori che gravitavano già dalla fine degli anni ottanta intorno all’Heliopolis Edizioni (1985-...) ed allo scriptorium heliopolis, emanazione della prima e realizzato da artisti ed antichisti di fama (da cui anche il possibile titolo di “nuova epigrafia”).  Intendeva proporre l’affiancamento alla normale “scrittura interna” tramite una scrittura proiettata verso l’esterno, verso gli spazi del pubblico, non in un modo solo funzionale, ma fortemente identitario, partecipativo verso la comunità, utile per il commerciale e la comunicazione, in tutte le sue forme, oltre ogni livello precedentemente raggiunto (se non, meravigliosamente, nell’antico). Trovava in più in molte epoche e stili diversi una corrispondenza non solo formale o di compiaciuto e rettorico stilema, ma di profonda necessità e quindi d’intima sostanza.  Il manifesto non rimase solo un’enunciazione teorica.  Fu base logica e programmatica di un fare che si estrinsecò (e si manifesta tuttora) in molte realizzazioni, alcune ben riuscite anche commercialmente (esempio il caso eclatante delle magliette letterarie dell’Heliopolis, 1988-1995, prime in tutta Italia) dell’editoriale e del paraeditoriale, dell’alta moda, della gioiellistica, dell’arredamento, della musealistica, del supporto ad istituti di antichistica, del promozionale, marcando uno stile non confondibile.
  • 2) In: Sandro Giovannini, ‘Stile tra norma e scarto’,  da L’Armonioso fine, 2005, SEB, pag. 56-57, ove vengono affrontati e discussi alcuni passaggi logici di riferimento, tratti da  scritti critici al riguardo, di Richards, Barberi Squarotti, Brioschi, Di Girolamo, ed altri...
  • 3) “...Lo stile non esiste antecedentemente, non si rinviene per strada, è al di là di ogni categoria spaziale e temporale, è nel regno del prepensiero, ma anche nella democrazia del fatto, esiste in sé ed in sé si mostra, quale prova che va salvaguardata dal pensiero filosofico/categoriale, logico ed anche irrazionale...”.  in: S. G., ‘Operari sequitur esse’, da L’armonioso...,cit., pag.12.  Questa citazione, che sembrerebbe poter aver senso solo in un milieu filosofico, aiuta invece a giustificare l’effettiva realizzabilità del:“...sempre facilmente riconoscibile”, di cui sopra.
  • 4) “...In questo senso ha valore l’indicazione, spogliata giustamente d’enfasi, del sincretismo, non come momento magmatico ma di sottolineatura, ecumenicità, stile...”, in: Agostino Forte, dal “Commento”, 30.08.1994, al testo del manifesto della scrittura esterna e dello scriptorium heliopolis.  Il sincretismo quindi, non in una valenza new age che confonde tutto, quanto nel senso delle lezioni di uno Zolla ed altri studiosi comparativisti del sacro dell’etnografia e della religione, per utopie di sintesi necessarie più che per prese d’atto d’ibridismi subiti.  Questo “stile” - solo nel caso specifico delle “istallazioni creative” - resta riconoscibile anche per il metodo proposto come ricercatamente interattivo con la più diversa committenza, soprattutto per i due strumenti sempre - difformemente - presenti nel manufatto.
  • 5) L’evocazione dell’identità simbolica è un processo che l’Heliopolis ha messo in conto, negli anni, anche con il progetto telematico ELOGICON (2015-)  In tale direzione si deve comunque trovare un punto d’incontro tra la capacità di riconoscimento che pertiene all’Heliopolis design e la vera e propria identità simbolica del committente.  Consapevole od inconsapevole.  Tra mille esempi possibili, la ricerca filosofica del “valore spirito” di Valery o dello svelamento della voragine del “formicaio digitale”, entro la “società’ automatica” di uno Stiegler, ovvero la ricerca sulla “miseria simbolica”.  Per trovare tra le forze contrapposte (come nell’arco romano), il punto di svolta (far cadere=rivoluzionare) o chiave di volta (stabilizzare=conservare) come precisa risposta del (e nel) manufatto.  Progetto non facile e mai scontato, di cui la maieutica è metodo.  Un costruire lungo un’idea collaborativa effettiva e non di facciata.  Non per slogan o solo a parola, ridotti alla differenza (spesso troppo evidente) tra dichiarato e realizzato, pressati dal funzionalismo delle pratiche.  Troppi siti architetturali ne sono, purtroppo, frequentissima prova.
  • 6) P. D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio Ubaldini, 1976.
  • 7) “...Così il richiamo costante alla normalità, che rischia di divenire un’invocazione suggestionante alla normalizzazione, non può non trascurare (a pena d’inversione totale), avendo origine dai terreni del positivismo logico e del materialismo dialettico, la teoria della normalità geniale (la normalità guidata identitariamente dai propri geni e cromosomi) ovvero dell’usualità producente, ovvero della sobrietà creativa, che sono tutte misure che appartengono invece (o dovrebbero appartenere...) per statuto alla migliore cultura tradizionale... etc... ...”, in: S. G., ‘Semplificazione, atto rivoluzionario’, da L’Armonioso fine, cit., pag. 84-85.
  • 8) AA.VV., “Letteratura - Tardocronache dalla Suburra”, n.° 2; 1985, Heliopolis Edizioni, ove si affronta validamente il tema della “creatività diffusa”, o della “creatività surrogatoria”, pag. 40-45: Marcello Veneziani, Creatività tra libertà e trasgressione: “...La più autentica realizzazione della creatività non è data dall’affermazione della soggettività, ma al contrario la realizzazione creativa è l’affermazione di una superiore impersonalità, è l’espressione dell’oggettività”.  Vedi anche, a riguardo di “trovare un nome” o “vera e finta ignoranza”, la presa d’atto di un coraggioso: ...abbiamo... «...coniato un’intraprendente ondata di nuovi ossimori per sospendere le vecchie incompatibilità: life/style, reality/Tv, word/music, museum/store, food/court, health/care, waiting/lounge.  Il nominare ha preso il posto della lotta di classe, amalgama sonoro di status high concept e storia.  Attraverso acronimi, importazioni inusuali, soppressioni di lettere, invenzione di plurali inesistenti, lo scopo è liberarsi del significato in cambio di una nuova spaziosità…  il Junkspace conosce tutte le tue emozioni, i tuoi desideri.  E’ l’interno del ventre del Grande Fratello.  Anticipa le sensazioni della gente…».  Citazione da: Rem Koolhaas, Junkspace, Quodlibet, 2006, pag.84, in: Sandro Giovannini, “A proposito di Rem Koolhaas”, su    www.heliopolisedizioni.com 
  • I riferimenti logici riportati nelle note sono ora tutti leggibili nel sito ufficiale della Heliopolis Edizioni e della, ivi inclusa, “rivista online heliopolis”: www.heliopolisedizioni.com  

SYMPOSIUM di Apicio
  • Symposium aperto
  • (Symposium  (latino-italiano), aperto sulla riproduzione - a mano nell'originale poi andato in fotocomposizione - di un larario famoso)
  • ***
  • Symposium
  • (da Apicio)
  • Dal quarto rotolo lungo Symposium, una riproduzione ancora più accurata del de re coquinaria di Apicio,  è iniziata la tecnica del "tutto a mano"  ove l'elemento paleografico (una grafia in capitale elegante  riferibile a circa il I sec. a.C.) e l'elemento iconografico (nel prototipo creato per la successiva tiratura in fotocomposizione in 500 copie numerate) risulta essere una filologicamente accettabile parafrasi su carta di tecniche quali mosaico, affresco ed encausto. Questo per offrire al lettore un'immagine il più possibile ampia della trasposizione moderna dell'antico e per dimostrare anche una nostra abilità poliedrica che fuoriuscisse dagli schemi prevedibili delle operazioni consuete del restauro, che pure sono compiute al massimo grado di valore e competenza scientifica.  Questo sempre perché il nostro paraeditoriale è operazione creativa e non operazione conservativa ed i nostri manufatti sono indirizzati al mercato, sia pur colto e raffinato, e non al solo fine del fac-simile o unicamente per specialisti di antichistica.  In realtà, a parte il successo commerciale, in molti casi abbiamo ricevuto proposte di realizzate rotoli da centri universitari di eccellenzza, e talvolta abbiamo seguito tale via. Comunque i due manici del volumen sono stati operati sulle essenze di legno più pregiate con anche incisioni a laser ed a volte persino inserti d'ottone, argento o cuoio firenze, per rendere ancora più prezioso il manufatto complessivo. In un caso poi si è optato, con questo stesso testo tutto a mano, anche per una gioiellizzazzione completa dei due bastoni reggirotolo, affidando su richiesta del grande gioielliere Morpier di Firenze, la realizzazione conseguente. In tal caso Morpier fece una tiratura di 500 pezzi numerati che andarono, già in buona parte prenotati, in tutto il mondo, e noi dovemmo fornire una nuova tiratura della carta pergamenata in 6 fogli orizzontali incollati da noi a mano, di altri 500 copie.


ROTOLO-ASTUCCIO
  • 1 foto astuccio acero e ciliegio chiusi

  • Il 
  • "Rotolo-Astuccio"
  • dell’Heliopolis (modello d'Invenzione industriale), è stato progressivamente perfezionato con l’inserimento di una molla di ritorno-carta, all’interno del cilindretto superiore e di un bastoncino fermo-carta, inserito in apposito alloggio all’interno del cilindretto inferiore.  Il ritorno-carta a molla ed il fermo-carta, il primo per una veloce apertura e chiusura senza problemi ed il secondo per una stabile lettura ed una apertura anche prolungata, permettono quindi un'apertura ed una chiusura agevole, con una estensione della carta per circa 70 cm. di lunghezza massima per circa 22 cm di altezza.  In pratica la carta interna contenuta utilmente si dispiega per poco più di 2 fogli di A4 disposti orizzontalmente.  Il “Rotolo-astuccio” è un prodotto del paraeditoriale con una fortissima valenza regalistica e promozionale ed è stato introdotto anche nel mercato librario, nella cartolibreria di qualità, nell'uso di molti comuni per titoli di matrimonio, nel promozionale istituzionale per premi e documenti di nazionalità,  e nell’arredamento privato...

 

  • I pregiati testi Heliopolis  (non promozionali)  montati dentro il
  • "ROTOLO-ASTUCCIO":
  •  - "Preghiera ad Helios Re" di Giuliano Imperatore, edizione 1989,
    500 esemplari numerati, ultime copie, 50 euro.
    - "Il giudizio di Pilato" da Marco, edizione 1989,
    500 esemplari numerati, ultime copie, 50 euro. 

     - "Canto CXVI" di Ezra Pound,  versione di S.G., edizione 1989,
    500 esemplari numerati, ultime copie, 50 euro. 

  • (qui sotto aperta  "PREGHIERA AD HELIOS RE"  di Flavio Claudio Giuliano Augusto,
  • con la riproduzione manuale dei mosaici pavimentali del palazzo imperiale di Costantinopoli)

2 Rotolo astuccio aperto con scritta

  • contenitore cilindrico eventualmente aggiuntivo al "Rotolo-Astuccio" in seta serigrafata in oro 
  • contenitore cilindrico in seta serigrafata oro per rotolo astuccio
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