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...una nuova applicazione web 
RL Bactriano

...si parte da un logo già registrato  e si arriva a circa 350 loghi di vario formato e stile interno, con una realizzazione complessiva che comprende aspetti ideativi, di diritto, legali, commerciali, etc. e che trova la propria prima realizzazione in un libro Heliopolis:  

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    Con la pubblicazione e l'invito al libero utilizzo dei nostri seguenti "elogicon", si realizza parte del nostro progetto telematico. Esser partiti dall' "R.-L." significa aver compiuto un percorso iniziale decisamente politico. Questo perché "Rifiuto di Legittimità", pur essendo un dichiarazione autonoma del tutto coinvolgente non è "rifiuto di legalità", legalità alla quale siamo costretti ormai in qualità sostanziale di "sudditi", ma è comunque un dichiarazione, sia in atto che a futura memoria, impegnativa. Ma convinti come siamo che non residuino molte altre possibilità per la nostra visione del mondo, qui e ora, ed in relazione al nostro impegno individuale - e sempre riservandoci d’eventualmente aderire a potenzialità comunitarie e sociali se concrete e credibili  - almeno manifestiamo il nostro stato interiore, con continuità e sobrietà, e qualche potenzialità virale su web...
    Comunque al di là dell’ “R.-L” , gli  altri elogicon, su un complesso di circa 300 realizzati, una 50a per ora in anticipo proposti per il libero utilizzo sono forse, a primo avviso, delle potenzialità meno impegnative di "R.-L." e possono venir usati per le più diverse occasioni dialettiche e colloquiali...
    L'elogicon, nel suo complesso, non è un versione hard degli "emoticon"; è proprio un mondo ideale del tutto diverso, non ammiccante, ma capace di pensiero concentrato in atto ed in potenza, e soprattutto non eterodiretto e potenzialmente ben implementabile con un ulteriore possibile partecipazione comunitaria ...
    Per quanto mi riguarda personalmente da questo momento in poi utilizzerò in ogni mia comunicazione, privata o pubblica, di qualsiasi genere alcuni "elogicon", tra quelli seguenti di libero utilizzo, e invito tutti i favorevoli  alla cosa a fare altrettanto.        Sandro Giovannini.
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    • Straw dogs 1 compresso
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  • Al Ghazzali

 Omphalos

 Zen

 Hagakure

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 Aeneas

 Aristofane

 

 Auden

  •  Calderon

     Casanova

  • Che 

  •  Ciivis romanus sum

  •  Confucius 1

  •  

  • Descartes 

  • Dhammapada
  • Greatness

I m just striving

 

Leopardi

Libertà 

  •  LOVE

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    • Montaigne
    • NIETZSCHE
    • nostalgia
    • Occorre
    • Pound XCI
    • Rossetti
    • Ultimately
    • Usa e rifletti
    • Voltaire
    • Vulgarity
    • Ares Ludovisi
    • Beauty
    • Bonaparte
    • cheng ming
    • Confucius 3
    • cultori sconfitta
    • democrazia futurista
    • Drieu
    • Enosichthon
    • Hell L S
    • Il grande corruttore
    • associazioni dolenti
    • L olmo opaco
    • Nietzsche
    • Now in the mind
    • Origine
    • Poe
    • Proust 1
    • ventura dell eroe
    • Woman Rumi L S
    • Eroticon cambiando
    • Eroticon Petrarca
    • Eroticon questo eccesso
    • Eroticon Raffaello


    • INVECE  
    • QUI DI SEGUITO VIENE PRESENTATA
    • solo la
    • Prima Parte
    • del libro sull'ELOGICON
    • della Heliopolis Edizioni:

     

  •      ELOGICON
    • PROGETTO GENERALE
    • E
    • PRATICA ATTUATIVA
    • © Sandro Giovannini
    • Viale della Vittoria 231, 61121, Pesaro (PU), Italia,  
    • Giovannini.sandro@libero.it

     

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    • Prima parte - Progetto generale
    • (presentazione libera, Pitch)
    • A) Elogicon, teoria e proprietà ideativa.
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    • - Premessa teorica.
    • La plausibilità di un progetto come quello dell’elogicon si conferma, già dalla sua fase iniziale, più come una potenziale convergenza di efficaci pratiche attuative, (ovviamente prevedibili e coordinabili secondo le usualità delle varie arti e mestieri, anche di recente stabilizzazione, che qui evidentemente s’intrecciano) che come una valenza astratta giudicabile a priori. La domanda, infatti, da me rivolta a vari tecnici, (a fronte di una stesura del progetto già avanzata), esperti nei vari rami in cui si sviluppa oggi la pratica ideativa di tali emergenze, non mi ha fornito affatto una plausibilità generale e - diciamo - preventiva, all’idea elogicon, quanto - appunto - un’indicazione di corrette pratiche attuative, sia di taglio aziendale, legale, brevettistico, normativo e procedurale e di web marketing, tutte abbastanza recenti e (quest’ultime) a conoscenza acquisita ed a protocolli usualizzati da ben pochi anni. E non stupisca troppo che io mi voglia porre - quasi punitivamente o colpabilmente - tale problematica, infatti credo sia più che onesto e direi anche saggio, che chi non fa - come me - di mestiere il tecnico informatico o l’ingegnere elettronico od il consulente web, aut similia, si ponga tale domanda, che però rimane, proprio ad un esame più approfondito, sostanzialmente inevasa. E non credo poi che tale richiesta sia del tutto risolvibile nella classica indagine di mercato. Infatti, essa si presenta come uno dei più necessari percorsi attuativi, ma, di fronte ad una idea nuova, ha difficoltà a ragionare prevedendo seriamente, se non su fatti già sostanzialmente avviati. Tale sospetto mi viene anche per l’esperienza da me precedentemente fatta con le magliette letterarie, (1) tramite la Heliopolis Edizioni di idee e materiali di scrittura, (2) e con tante altre applicazioni della cosiddetta scrittura esterna. Per scrittura esterna o nuova epigrafia si intende la risultante di parola e disegno e/o collage portato all’esterno del libro, su ogni tipo di superficie potenziale, e che ha visto in successione molte applicazioni, oltreché un manifesto intellettuale, (3) e notevoli interventi dei media. Scrittura esterna, inventata e lanciata con un sostegno rilevante, anche di accademici ed artisti, fin dagli anni ‘90. Su tutta questa teorica e pratica il pregiudizio negativo del mercato avrebbe reso forse inutile e forse addirittura controproducente un’indagine su prodotti rivelatisi poi clamorosamente attrattivi. Questa riflessione è motivata quindi da considerazioni dichiaratamente personali ma ben sperimentate, pur potendo apparire una sorta d’excusatio non petita, non del tutto empatica, servendo però almeno per delimitare meglio l’ambito di solitudine ideativa nel quale si colloca, per la propria stessa forza innovativa, il progetto elogicon ed anche per chiarire come l’ideazione sia nata, da un processo creativo già ben attestato.
    • - Proprietà ideativa.
    • La solitudine ideativa sta, però a mio avviso, tutta nel quadro organico (cornici e resa gestaltica del prodotto) con il quale ho cercato di dare prima una plausibilità logica e poi un ordine comprensibile alla materia dell’elogicon, però naturalmente connettendola ad una pratica artistica, già formata e ricca d’una materialità e d’una teorica sviluppata in anni di lavoro e ricerca. Questo percorso, se è stato consentaneo, per quanto riguarda l’ideatore degli elogicon, fin dai primi anni ‘60, (4) alla logica di sviluppo di una sensibilità creativa complessa ove agisse sempre assieme produttivamente parola ed immagine, si è poi naturalmente inserito nel flusso espressivo che si potrebbe definire (solo per intenderci) ideal-visuale, che è montato come una marea inarrestabile a livello artistico globale, nei decenni successivi, fino a giungere, per quanto riguarda personalmente sempre l’ideatore degli elogicon, a normare intellettualmente, nei primi anni ‘90, il manifesto della Scrittura esterna, sopra citato, che comunque si presentò, allora, con un aspetto forse meno paludato e polveroso del prevedibile a causa dell’enorme seguito commerciale dell’affaire delle magliette letterarie, ma non per questo meno ricco di ricerca ed approfondimento.
    • Quindi l’apparente facilità con cui si presenta oggi un mix di parola e disegno e/o foto, che appare essere d’immediata presa ed ormai di quasi consueto uso nel web, non deve far dimenticare quanto si siano spinte, lungo una strada avversa e impervia, sia pure alla fine massivamente normalizzata, queste esperienze artistiche che giustamente ormai appaiono “naturali”. Ora questo spontaneo mix avviene per iniziativa di tipo naturale e non coordinato, una sorta d’emergenza inarrestabile, come risulta dall’uso frequente nel web, ove il significato è sostanzialmente alla portata di molti, anche se il significante sfugge (comprensibilmente) ad una cognizione non interessata o complessivamente poco avvertita. I quadri o le vignette fatte di parole ed immagini consustanziali, forti anche del percorso ormai omnipervasivo ed ultradecennale del visuale e del fumetto d’autore, oltreché delle pratiche della fotografia digitale, mettono quindi alla portata di tutti, un quid che qualche anno fa sarebbe stato ancora solo decisa operazione creativa od artistica, ma dobbiamo sottolineare di tale emergenza, due principali carenze (negatività e quindi al nostro uso positività):
    • - Il quasi unico significato prevalentemente politico-sociale, come medium del tutto prevalente e totalizzante, per varie ragioni di clima civile e di dimensione sociologica, soprattutto in Italia, ma primariamente anche nell’universo mondo.
    • - La carenza del significante, ovvero sia di una struttura racchiudente come cornice esterna ad indicare immediatamente una formalizzazione artistica, (5) sia di una non affatto elevata mistura qualitativa interna, (anzi diremmo noncuranza grafico-estetica), in quanto probabilmente avvertita come non decisiva per la prevalente urgenza del significato.  Pertanto non si avverte quasi per nulla, in tale emergenza, il portato tecnico/artistico della proposta complessiva e quindi la sua caratura teorica oltreché una più ampia capacità di riguardare l’orizzonte complesso degli umani fattori. Ovviamente qui parliamo di una tipologia di quadri o vignette “spontanei”, che potrebbe essere superficialmente assimilata ai nostri elogicon, non parliamo invece affatto, qui, degli emoticon, che, dopo molti anni di pratica non controllata, sono stati recepiti per un uso ben più commerciale e che hanno visto progressivamente aggregarsi, da una base telematica immediata sempre più spinte capacità grafiche, anche altamente professionali, rimanendo però gli emoticon sostanzialmente legati alla propria origine emozionale, gestuale, comportamentale e comunque non certo intellettuale.
    • B) Elogicon,
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    • Quindi l’idea di business sarebbe quella di aggiungere, ai già esistenti e sempre più implementati emoticon, gli elogicon, ovvero dei loghi/simboli, non a semplice valenza emozionale, caratteriale, gestuale, indicativa o genericamente comportamentale, ma con una ben più spinta resa grafica sempre risultante dall’intreccio di simbologia e segno e/o di parola e segno ed a più ampio spettro significativo: sacrale, filosofico, politico, geostrategico, erotico, sportivo, economico, etc., ed infine con una risultante grafica di tipo gestaltico. Ove i vari scenari di riferimento logico siano prossimi praticamente allo scibile, ma abbiano, nel caso dell’elogicon, come quadro di riconoscibilità immediata, sempre una cornice grafica preventivamente includente e già di per sé significante, all’interno della quale ulteriormente si situi il messaggio. Essendo la cornice (triangolo, cerchio, quadrato, rettangolo, ottagono, spirale, etc...), già di per sé - ripetiamo - riconoscibile, o comunque intuibile, in termini di comune referenza. Tale cornice quindi attiene al campo logico-teorico di riferimento, mentre il messaggio veicolato all’interno, sia che si determini in un puro disegno simbolico, sia in una citazione, sia in un mix di citazione e/o disegno, e/o foto, e/o collage, etc., è riferimento specifico alla situazione precisa che si vuole significare. L’espresso richiamo scritto elogicon, sempre presente all’interno della cornice, sia pur forse evitabile in una successiva fase nella quale gli elogicon potrebbero essere facilmente riconoscibili, in una prima fase credo sia inevitabile, proprio per sottolineare la differenza con gli emoticon, così stabilendo la riconoscibilità immediata, oltre ogni dubbio, degli elogicon ed il primato del nostro marchio. Come tutti sanno gli emoticon, fra l’altro, non sono a matrice unitaria, essendosi sviluppati in un lungo arco di anni con diverse fonti da una primissima intuizione personale ed essendo successivamente inglobati, riordinati ed implementati commercialmente. Invece, l’insieme (cornice ed interno), degli elogicon, deve essere stabilito programmaticamente e con una forte gerarchia di ideazione e non arrivandoci, più o meno bene o malamente, cioè per sola implementazione di sistemi o sottosistemi, come sta avvenendo oggi per gli emoticon, in modo non superiormente preordinato, ma come conseguenza inarrestabile di pratiche successive e su sola pressione del mercato, pur per mano di grandissimi gruppi. Però anche con gli elogicon, ancor più che con gli emoticon, possiamo portare in ogni medium, dal cellulare, al tablet, alla posta elettronica, fino a tutti i fruibili campi del reale, partendo però dai campi ora di moda del virtuale, (od anche in parallelo), applicazioni via via più complesse, fino a farle divenire sia un possibile fatto di riconoscimento - individuale o di gruppo - sia un potenziale linguaggio simbolico, un gioco, una moda. Il lacerto significativo, che così, sotto la nostra spinta, si va delineando, è adatto sia alla velocità dei tempi sia alla estrema progressiva riduzione della complessità del linguaggio, colto o comunque sofisticato, per le moltitudini urbane soprattutto giovanili, complessità ormai irrisalibile. Questa complessità irrisalibile ha però cambiato paradossalmente segno, nel senso che ha definitivamente abbandonato il crisma della sempre più spinta sofisticazione del linguaggio letterario (ed in special modo del linguaggio critico-saggistico, che è per suo interno statuto tendenzialmente ed approfonditamente dialettico), ma non necessariamente ha portato ad un linguaggio - per tutti - più facile. Vedasi l’ormai famosa traduzione del discorso di Obama in termini logaritmici, tramite emoticon, che certo non si potrebbe definire di facile comprensibilità, al di fuori di una cerchia ristrettissima di utenti. Oppure i molti linguaggi applicativi diversi, tutti apparentemente autogestiti ma sempre, prima o poi, eterodiretti dalle grandi compagnie, indirizzati alle diverse tribù urbane, sotto la specie web. Essi, se pur non da tutti ancora fruibili, sono sempre potenzialmente al servizio della crisi esistenziale, sfruttando derive marginalistiche, soprattutto giovanili, che però sono giunte a numeri globali impressionanti. Linguaggi applicativi comunque anch’essi non definibili, così sbrigativamente, come semplici. La forzatura politica e la pratica tribale estesa anche alle ormai moltiplicate, evidenti e performative tribù delle differenze oltreché a quelle urbane, sono state comunque la chiave di volta massiva e giornalistica della “notorietà postuma” degli emoticon. La definiamo qui “notorietà postuma” in quanto giunta dopo molti anni di pratiche virtuali e quasi solo in forza di ragioni estrinseche e politico-sociali... Quindi, da parte nostra, essendo minimamente consapevoli della deriva storico-sociale e delle emergenze dei nuovi media, è impossibile ipotizzare un approccio “ingenuo” ai nostri stessi elogicon, e necessita una furbizia che possa parafrasare il colto tramite l’immediato, molto allusivamente ed in realtà poco implicantemente (almeno in termini di primo approccio) e che solo apparentemente - dobbiamo sottolinearlo - a sua volta, è semplice. Ovvero, il semplice come punto d’arrivo (come ipotesi nostra di lavoro) e non certo come ipotesi di partenza, ché sono in realtà necessarie per questi elogicon, persino nella prima fase ideaiva e realizzativa, sia una buona strategia che una buona tattica. Nella realizzazione grafica dei singoli elogicon, infatti, si determina subito un forte incrocio di necessarie competenze filosofiche, simboliche, psicologiche, letterarie e politologiche, il tutto in un perseguibile quadro artistico, affinché il risultato possa avere una minima capacità attrattiva, non solo contenutistica ma anche formale, oltre il banale richiamo a qualcosa di “creduto” già nella pratica del sentire comune... La prova di tale non facile necessità di incroci di competenze varie, si ottiene chiedendo un aiuto creativo per la formulazione degli elogicon: la prassi sembrerebbe a portata di mano per l’emergenza di cui sopra (vignette grafiche o veri e propri fotomontaggi con testi) ma la costruzione intellettuale ed artistica risulta, in realtà, abbastanza impervia, se non messi di fronte ad esempi già sostanzialmente ben riusciti. Considerando poi comunque che le specifiche grafico-simboliche degli elogicon possano e debbano essere sicuramente ulteriormente ampliate con il necessario ed auspicato coinvolgimento di altre capacità, che non siano limitate dall’equazione personale dell’ideatore primo, ovvero di Sandro Giovannini. In tal senso è già iniziata una pratica di avvicinamento con altri possibili autori, o fornitori di idee... Crowdsourcing, per elogicon, in cui si pone e si porrà con forza il coinvolgimento di altri pensieri e strutture caratteriali, affinché l’idea possa aprirsi ulteriormente e non legarsi ad una sola dimensione artistico-personale. In più l’elogicon può rappresentare una prima applicazione complessa o il risultato più spinto dell’applicazione della simbolica realizzando, con una maggiore leggibilità ed una maggiore aderenza ai tempi presenti, ciò che nel passato è servito per secoli, principalmente, ma non solo, nella figurazione araldica. Ed infatti dall’araldica, tolto lo specifico inutilizzabile, possono essere tratti notevoli spunti per l’intrinseca logica blasonica, pittorica e patronimica, (armi alludenti, armi parlanti, misure, proporzioni, partizioni, pezze onorevoli e pezze ordinarie, etc...) E molte altre indicazioni possono essere tratte ancora anche dalla monogrammatica. Le attuali formulazioni classificatorie possono trarre dal passato, infatti, molte delle logiche che servono alla contemporanea complessa teoria sul Brand: pittogramma, logotipo, marchio, e collaborano con la nuova teorica del Brand naming e delle discipline comunque afferenti come quella del Copywriter e con la pratica telematica del Website. Tutte queste discipline, alcune storicamente ben datate, altre invece iniziali e/o in espansione (soprattutto nelle applicazioni virtuali), possono fornire materiale di studio. In tale direzione di necessario approfondimento si capisce bene come la cornice, intesa in termini allargati e non solo quindi come segno di delimitazione verso l’esterno, essendo il quadro di riferimento significante, riesca a determinare una spinta verso una forte presa in carico logica del tutto, che ci può far riflettere su tutte le congruenze e tutte le divergenze con il senso comune, questo per avere un prodotto multifunzionale e nello stesso tempo dotato di una decisa identità. Per ora, nei singoli loghi si è intorno ai 300, già realizzati in linea di massima, con molti possibili ulteriori miglioramenti grafici per una ulteriore più alta resa telematica e quindi sostanzialmente come prima stesura, sia in termine di traccia logica, che di esperienza realizzata, a seconda anche delle specifiche applicazioni. Infatti nell’elogicon, per ora, è stata ricercata la massima resa in termini di differenziazione e significatività, più che di precisione (telematico-virtuale), anche se la caratteristica artistica di fondo si determina come precipua, per le necessità sopra criticamente considerate...
    • C) Prime possibili ulteriori implementazioni: “I.”,  
    • “Symbolic Identity”.
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    • Può inoltre offrirsi come ulteriore scelta attrattiva, una prima ancor più complessa e successiva applicazione: più elogicon messi assieme in una ulteriore e più ampia cornice (anch’essa: triangolo, quadrato, cerchio, rettangolo, spirale logaritmica, etc., a seconda della possibile scelta complessiva), includente appunto singoli elogicon, ed a sua volta significativa di per sé, con ulteriore finale resa gestaltica. Symbolic Identity o Identità Simbolica, il tutto a nostra scelta od a scelta del cliente, a seconda dei diversi sistemi applicativi da studiare e realizzare. L’Identità Simbolica nasce da un’intuizione legata alla categoria psico/identitaria e logico/ludica.   Inoltre la Symbolic Identity (o Identità simbolica) si potrebbe accostare ad una sorta di “quadro astrologico”, personalizzabile, in quanto anche componibile partitariamente, facendo base e scegliendo fra tutti gli elogicon, da noi complessivamente messi a disposizione e con la necessità di supporto di sottoapplicazioni (con forte caratura didattica) capaci di rendere di facile uso ed immediata comprensibilità la scelta operabile da ciascun fruitore. Infatti se può essere attrattivo lo scambio di un proprio personale quadro simbolico, nella cornice generale triangolare, circolare, quadrata, esagonale, spiraliforme, etc., di volta in volta scelta (ed a scelta), che abbia all’interno un certo numero di elogicon a loro volta in cornici diverse, a rappresentare complessivamente le tappe od i punti fermi di un propria storia e/o sviluppo esistenziale (o come si dice ripetutamente oggi, narrazione), ciò deve poter essere reso di facile accesso da un nostro sottoprogramma. Altrimenti la difficoltà di compiere una propria autoanalisi, per chi non sia particolarmente colto od informato, sarebbe probabilmente impedente. Il tutto potrebbe essere paragonato in primis ad un semplice gioco, ma è possibile che, senza escluderne un aspetto ludico ed ironico, possa invece essere preso parecchio sul serio, in progressione, e divenire una sorta di moda mediatica. A parte il valore intrinseco di una possibile ricognizione identitaria, che non va quindi assolutamente derubricata a solo gioco od a sola potenziale moda, si potrebbe anche rilevare un valore accertabile persino in ambiti psicologici e sociologici, se il tutto fosse impostato e gestito con scienza, correttezza e lucida visione. A tal proposito, mentre il presente scritto si propone primariamente come una traccia di individuazione proprietaria, di esclusiva intellettuale e di pratica responsabilità operativa, per tutti i fini concreti e futuri di azione ideativa, commerciale ed aziendale, si darà comunque luogo, al più presto, ad uno studio di base filosofico, che in un testo del tutto autonomo da questo, investigherà la dimensione dell’Identità Simbolica, (Symbolic Identity), da noi per primi necessariamente individuata nel plesso proprio e specifico, con un ben più alto profilo teorico e che potrà coinvolgere intelligenze ben settoriali e non necessariamente implicate nel nostro diretto programma, ma che diverrebbero, non solo strumentalmente ma anche per verità, naturali testimoni della nostra complessiva azione. Anche questa esperienza non è nuova perché in precedenti fasi della vita della Heliopolis Edizioni di idee e materiali di scrittura, sempre su iniziativa creativa dello scrivente, si è sempre operato aggiungendo una forte caratura teorica e proiettivamente comunitaria ad ogni prodotto commerciale lanciato, ottenendo così un riscontro inusuale di stampa e di gratuita pubblicità, altrimenti inipotizzabile e comunque irraggiungibile se non con investimenti non certo alla portata di una struttura di origine limitata.