"Scuola Romana di Filosofia politica"

è diretta da

Giovanni Sessa

La S.R.F.P. fondata, a suo tempo, da Gian Franco Lami ed Emiliano Di Terlizzi, docenti alla “Sapienza”, è oggi un forum critico di filosofia e metapolitica.

  • Benjamin

  • Walter Benjamin e la filosofia del ’900
  • La nuova edizione di
  • ‘Origine del dramma barocco tedesco’
  • di
  • Giovanni Sessa
  • Uno strano destino è stato riservato all’opera di Walter Benjamin. Le riviste patinate dell’intellettualmente corretto si occupano da tempo di lui, mentre nei salotti buoni dell’editoria italiana ed europea il suo nome, non solo è spendibile e non ostracizzato ma, per taluni, è una sorta di nume tutelare. Eppure, quanti hanno letto davvero Benjamin? E, soprattutto, quanti hanno capito il senso, rilevantissimo, della sua opera?  Domande alle quali è possibile dare, senza tema di essere smentiti, una risposta certa: pochi, per ragioni diverse. Innanzitutto, per il tratto aforistico-erudito della sua prosa, ma anche per l’esplicita estraneità che il suo pensare mostra rispetto alla filosofia che ha prevalso nell’agone teoretico del Novecento. La straordinarietà e la crucialità della filosofia benjaminiana emergono con evidenza dalle pagine di una delle sue opere capitali, apparsa da poco nelle librerie in una nuova edizione. Ci riferiamo a, Origine del dramma barocco tedesco, curato e tradotto da Alice Barale, pubblicato da Carocci editore (euro 43,00). Il testo è impreziosito dalla prefazione di Fabrizio Desideri e da un saggio introduttivo, contestualizzante il lavoro, della stessa Barale, oltre che da una serie di documenti che facilitano la comprensione dell’opera e la sua complessa gestazione.
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  • Spann

  • OLTRE  IL  FASCISMO
  • Gli scritti economici di Othmar Spann
  • di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • Compito della politica è porre «in forma» il mondo. Passo preliminare, al fine di conseguire tale obiettivo, stante la lezione di Carl Schmitt, è l’individuazione del nemico. Chi voglia porsi, nell’agone sociale contemporaneo, a tutela delle identità culturali, spirituali ed etniche dei popoli d’Europa, non può avere dubbio alcuno in merito a tale identificazione. Il nemico è rappresentato dal capitalismo finanziario, transnazionale, che ha espropriato i popoli della stessa sovranità politica, attualmente esercitata dalla governance, che sta surrogando, dall’interno, le democrazie rappresentative. La cosa era chiara, fin dagli anni Trenta a molti autori della Rivoluzione conservatrice. Questi colsero nello sradicamento identitario e nell’atomizzazione sociale l’esito del modo di produrre capitalistico e della rivoluzione industriale. Tra i rivoluzionario-conservatori, un ruolo significativo ha svolto l’austriaco Othmar Spann. Lo ricorda Francesco Ingravalle nell’informata e contestualizzante prefazione alla nuova edizione italiana di un importante lavoro del filosofo viennese, Breve storia delle teorie economiche, da poco pubblicato da OAKS editrice (per ordini: info@oakseditrice.it, euro 22,00, pp. 330).

 

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  • Filosofia dei Beatles

  • I Beatles e la filosofia
  • La verità della musica
  • di
  • Giovanni Sessa
  • Ci sono epoche della storia in cui il vento del cambiamento si impone agli uomini. Il Novecento è stato un secolo di grandi speranze, ma anche di immani tragedie. Per due volte l’idea della realizzazione di una vita piena e persuasa, fece irruzione tra gli uomini, creando sconcerto e diffondendo un afflato utopico inusuale. Ciò avvenne nei primi decenni del «secolo breve», con l’affermarsi delle avanguardie, il cui momento apicale si dette nella musica grazie alle innovazioni introdotte da Schonberg, Stravinsky, Bartok e Satie, e all’inizio degli anni Sessanta, quando comparvero, dapprima sulla scena inglese e poi internazionale, i Beatles, i quattro favolosi ragazzi di Liverpool. La loro musica, ancor oggi, è icona di istanze di cambiamento: personale e politico ad un tempo e centrato sulla costruzione di un nuovo sguardo sul mondo. A ricordarcelo è Massimo Donà nel suo ultimo lavoro, La filosofia dei Beatles, nelle librerie per Mimesis (per ordini: mimesis@mimesisedizioni.it, 02/24861657, euro 10,00). Il volume, peraltro, è impreziosito da tavole dipinte dall’autore.
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  • Cioran Itinerari

  • Itinerari non opere
  • I sentieri interrotti di Cioran
  • di
  • Giovanni Sessa
  • Emil Cioran. A questo nome, nei salotti dell’intelligencija europea, si associano definizioni che, per la loro ripetitività, stanno diventando scontate. Scrittore elegante, cantore del nulla, intellettuale isolato. Ma Cioran fu uomo, oltre che pensatore, che i cliché ideologici non possono descrivere nella sua reale essenza. Anzi, di fronte a lui o alla sua opera, i criteri definitori devono essere evitati. Un inclassificabile. D’accordo, ma un inclassificabile che fa pensare. Pochi, infatti, tra i creatori del Novecento, possono vantare la radicalità dell’intellettuale romeno e la sua profondità di visione. Un recente volume aiuta a decodificare i tratti peculiari della sua umanità e della sua visione del mondo. Mi riferisco al prezioso lavoro di Gabriel Liiceanu, Emil Cioran. Itinerari di una vita. L’Apocalisse secondo Cioran (per ordini: mimesisi@mimesisedizioni.it, euro 15,00), volume curato da Antonio Di Gennaro che, in Appendice, presenta l’ultima intervista filmata rilasciata dallo scrittore e quella alla sua compagna, Simone Boué.
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  • Studi Evoliani 2017

  • Studi Evoliani 2017
  • Numero speciale dell’annuario della Fondazione Evola
  • di
  • Giacomo Rossi
  •  
  • Anche quest’anno Studi Evoliani è giunto regolarmente in libreria. Questo numero dell’Annuario della Fondazione Evola, pubblicato, more solito, in collaborazione con le edizioni Arktos, è davvero molto ricco di materiali, di documenti inediti, di testimonianze di prima mano, riguardanti momenti significativi della vita del filosofo, così come aspetti poco studiati del suo pensiero (per ordini: info@edizioniarktos.it, euro 22,00).
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  • Bergier Elogio del fantastico

  • Il realismo fantastico
  • di Jacques Bergier
  •   di
  • Gabriele Sabetta
  •  (da: L'Intellettuale Dissidente)

  • Io non sono una leggenda: questo è il bizzarro titolo dell’autobiografia che Jacques Bergier scrisse nel 1977, poco prima di morire. Nonostante i numerosi aneddoti, questa lettura trasmette una curiosa sensazione di incompletezza: del resto, è noto che il personaggio aveva giocato l’intera sua esistenza sull’ambiguità di numerose “vite parallele”.  Bergier non è certo rinomato nell’Italia odierna, sebbene sia stato co-autore, assieme a Louis Pauwels, de “Il mattino dei maghi” (1960), che all’epoca suscitò non poco clamore. L’occasione per riaccendere i riflettori su questo curioso protagonista del XX secolo è la recente pubblicazione di una sua opera per i tipi de Il Palindromo, con il titolo “Elogio del fantastico” – curata e tradotta da Andrea Scarabelli.
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  • 41545 merritt il vascello di ishtar il palindromo 2018
  • Il vascello di Ishtar
  • Fantascienza e mito
  • di
  • Giovanni Sessa
  • (da: Ereticamente.net)
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  • Il nostro tempo è tragicamente appiattito sulla visione razional-utilitarista della vita, incapace di produrre significativi exempla su cui gli uomini della nostra generazione e di quelle successive, possano costruire sensatamente le loro vite. Da ciò, il diffuso malessere esistenziale dei nostri giorni che, in casi estremi, non così rari come si potrebbe credere, induce patologie neuro-psichiatriche.   Le  nostre esistenze sono state deprivate dalla ratio illuminista dello slancio creativo, della dimensione del sogno e, soprattutto, della memoria storica e della tradizione condivisa, sulle quali hanno potuto far conto, per orizzontarsi nel labirinto della vita, i nostri antenati.   Col fallimento del progetto illuminista, nella post-modernità liquida, questa mancanza la si avverte in modo ancora più acuto. E’ necessario, pertanto, reintrodurre il mito nel nostro vissuto. Una funzione di questo tipo, ha svolto, fin dalle sue prime produzioni, il genere letterario della fantascienza. Lo dimostra un volume  uscito in prima edizione nel 1924, quasi un secolo fa, recentemente riapparso nelle librerie italiane.   Si tratta de, Il vascello di Ishtar, di Abraham Merritt, edito da il Palindromo (per ordini: info@ilpalindromo.it, euro 26,00). Il libro è corredato dall’introduzione di Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco, due dei maggiori esperti di science fiction nel nostro paese, da un saggio di Andrea Scarabelli, da una nota biografica sull’autore di Maria Ceraso, nonché dalle bellissime illustrazioni di Virgil Finlay.

 

 

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  • Copertina Rougier
     
  • Louis Rougier
  • e la fine della democrazia
  •  di
  • Teodoro Klitsche de la Grange
  •  (Louis Rougier La fine della democrazia? Oaks Editrice 2018, pp. 207, €18,00).
  • Come scrive De Benoist nella prefazione di quest’opera di Rougier “In realtà, il punto di vista di Rougier può riassumersi nel modo seguente: lungi dall’essere fondata sulla ragione, come credevano i filosofi del XVIII secolo e, dopo di loro, i rivoluzionari del 1789, l’ideologia democratica si basa su una mistica che impregna i suoi principi essenziali. Il nucleo di questa mistica è il “dogma dell’uguaglianza naturale” … Questo dogma è stato diffuso e ridefinito dalla Scolastica cristiana, nel protestantesimo calvinista e dalla filosofia degli Illuministi. Ora, per Louis Rougier, l’egualitarismo è una “semplice utopia”.
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  • Susanetti La Via degli Dei 0 200x300

  • La via degli dei
  • di
  • Davide Susanetti
  • Sapienza greca ed iniziazione
  •  recensione di
  • Giovanni Sessa
  • (da : L'intellettuale dissidente, 03.10.2018)
  • Alcuni filosofi del Novecento sono tornati a confrontarsi con il tema dell’origine, così come esso fu esperito dai Sapienti greci. Lo hanno fatto Heidegger, Michelstaedter, Colli, pur muovendo da prospettive diverse. Il loro tentativo ha segnato le ricerche inaugurate nel nuovo millennio. L’intero iter speculativo ellenico, doveva essere depurato dalle scorie concettuali-filologiche imposte dalle letture ‘fideistiche’ dei successivi autori cristiani. La terminologia teoretica greca ha subito, nel Medioevo ma non solo, una torsione cristianeggiante al punto tale che si continua a parlare di ‘metafisica’, quando il termine non compare neppure una volta nel corpus aristotelico.  Giorgio Colli ha poi mostrato quanto fuorviante sia l’esegesi ‘naturalista’ del pensiero arcaico.  Uno studioso italiano contemporaneo, Davide Susanetti, docente di Letteratura greca all’Università di Padova, ci pare stia degnamente proseguendo la via analitica inaugurata dal filosofo piemontese: la Sapienza arcaica non segnò una rottura nei confronti del mito, non manifestò, sic et simpliciter, l’affermarsi della ratio: il lógos greco sorse in colloquio stringente con la cultura che lo precedette. Abbiamo maturato tale convinzione leggendo il volume di Susanetti, La via degli dei. Sapienza greca, misteri antichi e percorsi di iniziazione, da poco comparso nel catalogo di Carocci (euro 24,00).
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  • Carteggio heidegger

    Caro Martin, Caro Fritz…
  • L’epistolario dei fratelli Heidegger
  • tra politica e affetti familiari
  • di
  • Giovanni Sessa

  •  Martin Heidegger è, ancora oggi, un «caso politico». Uno dei più grandi filosofi del Novecento, che ha fortemente condizionato gli sviluppi del pensiero fino ai nostri giorni, subisce da decenni attacchi virulenti, periodiche campagne di stampa tese a screditarlo come uomo e come pensatore. Lo si è presentato, da più parti, quale teorico di riferimento del nazismo, in conseguenza dell’assunzione del Rettorato all’Università di Friburgo nel 1933 (incarico che mantenne per pochi mesi), nonché per il tratto destinale della sua filosofia. La polemica si è fatta incontenibile dopo la pubblicazione dei cosiddetti Quaderni neri, ed ha indotto il professor Friedrich-Wilhelm von Hermann, ultimo Segretario personale di Heidegger, e il professor Francesco Alfieri, dell’Università Lateranense, a dare alle stampe il volume Martin Heidegger. La verità sui Quaderni neri (Morcelliana, 2016) per chiarire le cose.   Nelle sue pagine si dimostrava che, per comprendere le affermazioni heideggeriane contenute nei taccuini, è necessario inquadrarle nell’iter speculativo del filosofo, centrato sulla storia dell’essere. Pertanto, le letture decontestualizzate dei frammenti, proposte dai curatori dei Quaderni neri, risultavano fuorvianti ed errate.  E’ da poco nelle librerie per i tipi dell’editrice Morcelliana un nuovo volume curato da von Hermann ed Alfieri, che può aiutare a fare ulteriore chiarezza sul «caso Heidegger». Si tratta di Martin Heidegger, Fritz Heidegger. Carteggio 1930-1949 (euro 25,00).

 

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  • Copertina Due lune

  • La guerra delle due lune
  • romanzo di
  • Maria Scerrato
  • recensione di
  • Angela Flori

  • 1860. Sul proscenio della frontiera tra Stato pontificio e Regno di Napoli, in un territorio che dal mare arriva al Garigliano e si inerpica verso gli Appennini, attraverso borghi e terre di briganti, si innesca la narrazione del romanzo di Maria Scerrato: La guerra delle due lune, da poco comparso nel catalogo della D’Amico editore (euro 13,00, pp. 254). Il volume è accompagnato da un saggio storico di Fernando Riccardi.
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  • Letà delloro


  • Il ritorno dell’età dell’oro. 
  • Mito, filosofia, immaginario,
  • di
  • Giovanni Sessa
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  • La cultura europea e, per estensione mondiale, in particolare la filosofia politica, ha al proprio centro, secondo modalità esegetiche disparate, il mito dell’età dell’oro. Ad esso si sono richiamati pensatori ed artisti, in nome della restaurazione o del rinnovamento politico. Reazionari e rivoluzionari si sono avvicinati alla ‘figura’ dell’età dell’oro, come a un ideale di perfezione umana da proiettarsi verso il futuro o da riattualizzare nel presente. L’interesse, su questo rilevantissimo topos culturale, è stato riacceso da un Convegno tenutosi a Verona nel corso del dicembre 2016, al quale parteciparono filosofi, storici dell’arte e psicoterapeuti, animatori di un dibattito interdisciplinare. Da poco, la raccolta degli Atti di quelle giornate è stata pubblicata dalla casa editrice Marsilio, per la cura di Carlo Chiurco, con il titolo, L’età dell’oro. Mito, filosofia, immaginario (euro 25,00).
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  • ARmonia

  • L’individuo, la persona
  • e la
  • rule of law
  • di
  • Gabriele Sabetta
  • Vi sono due modi dell’essere-al-mondo per l’uomo: come individuo e come persona. Nel primo caso, egli tende al basso, agli istinti primari, alle soddisfazioni del momento, alla vita animalesca, al conformismo di gruppo; nel secondo, predilige piuttosto la via della massima resistenza, la rotta verso il continuo perfezionamento di sé, il cammino alla scoperta della propria identità celata nell’oscurità degli abissi interiori.
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  • copertina Lo spirito prussiano

  • Spirito prussiano  e  Rivoluzione conservatrice
  • Un nuovo inizio per l’Europa
  • di
  • Giacomo Rossi
  •  

  • In un’Europa sempre più in forte crisi di identità, l’esempio degli uomini e degli Stati, artefici della storia continentale, potrebbe fungere da monito e stella polare, illuminando un percorso per quei volenterosi che non si arrendono alla tecnocrazia imperante di Bruxelles. Al riguardo, è senz’altro meritorio il lavoro di Oaks Editrice per la sua recente pubblicazione,  "Lo spirito prussiano di Hans-Joachim Schoeps" (Per ordini: info@oakseditrice.it, euro 18,00, pp. 274). L’opera fu pubblicata per la prima volta in Germania nel 1964 con il titolo Das war Preussen e l’anno successivo in Italia, tradotta dal filosofo romano Julius Evola, per la casa editrice Volpe. L’edizione che ci apprestiamo a recensire è completata da una organica e chiara introduzione, 'Spirito Prussiano e Germania segreta. La rivoluzione conservatrice di un ebreo', firmata dal professor Giovanni Sessa, che, oltre a collocare storicamente l’autore e il testo, offre notevoli spunti di riflessione.
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  • Dietro le linee SANNOKAI


  • Essere un uomo.
  • Hiroo Onoda e Mr Stevens: 
  • impersonalità attiva, 
  • lotta e vittoria
  • di 
  • Marco Toti
  •  
  • Una sottomissione inflessibile al proprio signore/superiore, tipicamente giapponese, risulta abbastanza “eccentrica” nell’ethos di Occidente; in altri termini, nelle lande del sol calante l’obbedienza al comando ha usualmente ritenuto, in chi la deve esercitare, un contenuto etico. L’ordine non è, di per sé, assoluto: se da un lato un tale “limite” caratterizza in senso morale, per l’appunto, l’agire umano, dall’altro ciò rischia di aprire una qualche fessura alla possibilità di un arbitrio “liberale”. D’altra parte, “samurai di Occidente” è stato soprannominato D. Venner, suicidatosi stoicamente nel 2013, nella cattedrale di Notre Dame, a testimoniare la propria avversione al cosiddetto multiculturalismo: subdolo, demoniaco artifizio che sfigura definitivamente le civiltà al tramonto.  Il più fulgido esempio di rispetto delle consegne che la storia recente ha restituito è, a nostra conoscenza, quello di Hiroo Onoda (1922-2014), di cui è stato pubblicato, nel 2014, uno splendido libro, intitolato Dietro le linee. Io, solo, per trent’anni in guerra,  (Edizioni di Ar, Collana: Sannô-kai).
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  • Rosati CasaPound
  • "CasaPound e il fascismo del III millennio"
  • Ricerca storica e vecchi schemi interpretativi
  • recensione di
  • Giovanni Sessa
  • I movimenti politici neofascisti sono tornati al centro del dibattito storiografico. Lo dimostra un recente volume comparso nel catalogo della Mimesis editrice. Si tratta di uno studio di Elia Rosati, "CasaPound Italia. Fascisti del terzo millennio" (per ordini: mimesis@mimesisedizioni.it, euro 18,00), introdotto dal contemporaneista dell’Università di Milano, Marco Cuzzi. Chiudono il volume le Appendici del giornalista Valerio Renzi.

 

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  •  
  • PieroVisani
  • Storia della guerra dall’antichità al Novecento,
  • di
  • Piero Visani,
  • recensione di 
  • Teodoro Klitsche de la Grange
  • (OAKS editrice, 2018, pp. 190, € 18,00)
  • Questo libro, che verrà presto seguito dalla storia della guerra del novecento ad oggi, è riuscito in un’impresa non facile: quella di cogliere le costanti e le differenze, (in rapporto alle epoche) del fenomeno bellico, in primo luogo la sua ineliminabilità. Come scrive l’autore “Scrivere un abbozzo di storia della guerra dall’antichità ad oggi, sia pure senza pretese di esaustività e completezza scientifica, può sembrare un’operazione oziosa: la cultura dominante in quello che per convenzione definiamo il mondo occidentale, infatti, ha da tempo espunto dai suoi valori di riferimento il fenomeno bellico”.
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  • Il declino dellOccidente

    Spengler 2018
  • Il Tramonto dell’Occidente
  • rivisitato
  • di
  • Giovanni Sessa

  •  
  • Nel 1918 venne pubblicato un «libro maledetto», il Tramonto dell’Occidente di Oswald Spengler. Dalle sue pagine emerse con chiarezza la prospettiva pessimistica di un mondo in rovina, in attesa dopo la tragedia della Prima guerra mondiale, di una rinascita vitalistica. In esso, l’autore profetizzava una lotta irrinunciabile che, presto, avrebbe visto contrapposto il mondo borghese del denaro e delle metropoli alla civiltà del sangue. Per Spengler, solo l’avvento del cesarismo avrebbe posto fine alla dittatura del denaro e della sua arma politica, la democrazia.  Molti hanno visto nel libro una profezia relativa all’avvento dei fascismi e alla Seconda guerra mondiale. Il progressista Adorno, pur ritenendo che Spengler si riferisse all’onnipotenza del denaro, negli stessi termini con cui gli agitatori politici dell’epoca attaccavano la finanza internazionale, aveva compreso come il morfologo della storia appartenesse: «a quei teorici dell’estrema reazione la cui critica del liberalismo in molti punti si è rivelata superiore a quella progressista». (p. 16).  
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  •  Schiavo

  • Donna Prassede
  • abita a Capalbio
  • di
  • Teodoro Klitsche de la Grange
  • A distanza di cinque mesi dal 4 marzo e di parecchi anni dal momento in cui si capiva che il vento della storia stava cambiando, la sinistra non si è ancora rassegnata al deperire della dicotomia destra/sinistra, o meglio, borghese/proletario, come scriminante (prevalente) dell’amico/nemico.  

 

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  • TEMI DIKE

  • NEL TRAMONTO DELLA REPUBBLICA

SOMMARIO:

1.Temi e Dike nel pensiero di Hauriou; 2. Privilegi e disparità a favore dei pubblici poteri; 3. Miglio, l’obbligazione politica e l’obbligazione-contratto; 4. Freund e i presupposti del politico; 5. Pubblico, privato e giustizia amministrativa; 6. Le privatizzazioni di fine secolo (XX) e loro ininfluenza su Temi; 7. Temi e Dike sono costanti dell’ordinamento; 8. Tocqueville e la giustizia amministrativa; 9. Meno Dike negli anni ’90; 10. Conclusioni.

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  • Chimere

  • La sfrontatezza dionisiaca alla ricerca di sé...
  • di
  • Gabriele Sabetta

  • Giornalista, poeta e romanziere, il fiorentino Giovanni Papini (1881-1956) è una figura letteraria tra le più controverse della prima metà del XX secolo. Dapprima come editorialista e scrittore ferocemente iconoclasta, poi come leader del movimento futurista, infine come esponente del tradizionalismo cattolico-romano, ha attraversato – con il suo stile variopinto – generi letterari che spaziano dalla polemica d’avanguardia al lirismo biografico.

 

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  • 9788894807165 0 0 841 75

  • Contro la gioventù 
  •    Come si cessa di essere ciò che si è      
  • di
  • Michele Ricciotti
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  • Vi è una fondamentale aporia che caratterizza la condizione della gioventù oggi. Da un lato i giovani sono al centro di ogni dibattito che si affacci sulla scena pubblica e sociale, a testimonianza di una tendenza che, soprattutto in campo politico, pare velocemente portare il mero dato anagrafico a sostituirsi a criteri di merito, competenza, preparazione; dall’altro lato, la stessa gioventù si vede puntualmente estromessa dagli ambiti di cui pur viene detta parte essenziale, basti pensare a quello lavorativo. Contro la retorica giovanilistica si scagliava Robert Poulet, già intimo amico nonché biografo di Louis-Ferdinand Céline, nel caustico pamphlet Contre la jeunesse, pubblicato nel 1963 e da pochi mesi riproposto in traduzione italiana per Oaks Editrice.
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  • Generazione Erasmus

  • “Generazione Erasmus”
  • ovvero gli adulatori del mondialismo
  • di
  • Gabriele Sabetta
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  • Il volume a firma di Paolo Borgognone, pubblicato lo scorso anno per i tipi di OAKS, dal titolo Generazione Erasmus, è un vero compendio filosofico attinente la società di “libero mercato” e i suoi avidi fiancheggiatori. Ponendo al centro della trattazione l’esperienza dei giovani universitari che si recano all’estero per un periodo di studio, delinea con ricchezza di particolari quei processi che hanno condotto inesorabilmente alla costruzione della moderna società “liquida”: il totalitarismo nichilista del consumo; il giovanilismo come apologia della mobilità illimitata e accettazione passiva del precariato; il nuovo conflitto di classe post-moderno fra vincitori e vinti della globalizzazione; il genderismo come rinuncia alla propria identità anche nella sfera sessuale; il Sessantotto come controrivoluzione ultra-capitalista. Nella seconda parte, non mancano acute analisi geopolitiche.

 

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  • Meyrink Alle frontiere dellocculto

  • Gustav Meyrink e l’esoterismo
  • Un’importante raccolta di scritti in tema
  • di
  • Giovanni Sessa
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  • Molti sono i lettori appassionati di Gustav Meyrink. Pochi tra essi, però, hanno avuto la possibilità di scandagliare in profondità le fonti sulle quali lo scrittore ha costruito i suoi capolavori narrativi. Ci riferiamo a Il domenicano bianco, Il volto verde, La notte di Valpurga, per non citarne che alcuni. Il vuoto è ormai colmato. E’, infatti, nelle librerie il volume, pubblicato dalle Edizioni Arktos, "Alle frontiere dell’occulto. Scritti esoterici (1907-1952)", curato da Gianfranco de Turris ed Andrea Scarabelli (per ordini: edizioniarktos@yahoo.it, euro 26,00). Il testo racchiude due antologie di scritti di Meyrink ormai introvabili, Alle frontiere dell’Aldilà e Il Diagramma magico, un saggio contestualizzante di Piero Cammerinesi, ed è impreziosito da tavole di Danilo Capua che rende un omaggio pittorico allo straordinario scrittore. I saggi che compongono la silloge, così come le Appendici epistolari, mostrano come l’interesse per l’esoterismo e l’occulto abbia accompagnato Meyrink, nel corso dell’intera esistenza.

  

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  • Dada una pazzia criminale
  • Il dadaismo in Italia
  • Un nuovo saggio sulla più radicale delle avanguardie
  • di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • Il Dadaismo è la meno indagata tra le avanguardie primo novecentesche. Nel 2016, in occasione del centenario della nascita del movimento Dada, nel nostro paese in pochi sono tornati a parlare del contributo creativo fornito del drappello di artisti formatosi a Zurigo attorno a Tristan Tzara. Non è un caso: il senso ultimo del dadaismo non è meramente estetico, ma indirizzato a squarciare l’abisso della vita, mirato a cogliere, oltre la logica eleatico-diairetica, la dimensione tragica che ci costituisce. Inoltre, tra i Dadaisti, i meno noti sono gli italiani che, al contrario, svolsero un ruolo significativo, nel tracciare l’iter del movimento. Fa luce sul Dadaismo nostrano e sul senso generale di tale gruppo trans-estetico, una recente pubblicazione di Emanuele La Rosa, Dada? Una pazzia criminale! Ricezioni e sviluppi dell’antiavanguardia in Italia (1916-1945), edito da Robin edizioni (per ordini: robinedizioni@robinedizioni.it, euro 15,00).

 

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  • Su
  • "Il Cammino del Cinabro"
  • di 
  • Giovanni   Damiano
  •  
  •  
  • Le edizioni Mediterranee hanno di recente pubblicato una nuova edizione del  Cammino del Cinabro arricchita da nuovi documenti (tra i quali le lettere a Himmler su Evola dei servizi segreti nazisti e altre note della polizia politica fascista, un articolo polemico dell’Osservatore romano, le carte della Regia Pretura di Roma sul processo contro il giornalista Danzi, il testamento di Evola, nuove informazioni, tratte da documenti inediti, sul soggiorno di Evola a Vienna nel 1944/45, sul bombardamento e sul successivo ricovero in ospedale, sulla sua morte e sulla vicenda dell’urna cineraria), ulteriori note esplicative e aggiornamenti bibliografici.
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  • Stagnazione dItalia
  • La stagnazione d'Italia
  • I nodi irrisolti della nostra storia contemporanea
  • di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • Una delle ragioni per le quali il nostro Paese non riesce ad uscire dal pantano politico-istituzionale, va individuata nella scarsa propensione delle nostre classi dirigenti all’autocritica. Tale capacità, che connota sempre le élite, può essere indotta solo da un serio confronto con la storia nazionale. Alcuni, tra i politologi più noti, stanno elaborando un approccio critico alla nostra contemporaneità. Tra essi, uno ruolo di rilievo è svolto, da anni, da Giorgio Galli, studioso di vaglia, già ordinario all’Università di Milano. Lo si evince dalla sua ultima pubblicazione, La stagnazione d’Italia. Dalla ricostruzione alla corruzione in dieci nodi della storia italiana dal 1945 al 2017, fresco di stampa per i tipi dalla OAKS editrice (euro 12,00). 
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  • Truia SPQR
  • Superare la Modernità
  • (Evola da 'Cavalcare la tigre' al XXI secolo)
  •  di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • I veri pensatori, quelli che segnano profondamente la loro epoca, si distinguano dagli uomini di pensiero ‘comuni’ per il tratto profetico che connota la loro proposta speculativa. La profezia è costruita, oltre che sul dato intellettuale, sulla dimensione emozionale. Il pensiero profetico, per definizione, non può ambire al tratto della ufficialità, al contrario destabilizza, è pericoloso in quanto mette in discussione i valori fondanti di un’ intera età.  Manlio Sgalambro, filosofo di Sicilia, riconobbe in Julius Evola, tale dimensione poetica ed emozionale. A centoventi anni dalla nascita del pensatore tradizionalista, nessun uomo libero che si sia confrontato con le sue pagine, può negarne la straordinarietà. Per la stessa scolastica tradizionalista, Evola rappresenta l’eccentricità, con il suo costante porsi oltre la semplicistica deprecatio temporois, oltre la mera descrittiva della crisi, in una posizione di aperta ed attiva rivolta contro il moderno.

 

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  • Iocari serio


  • Il gioco magico
  • Ioan Petru Culianu e il Rinascimento,
  • di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • Ioan Petru Culianu, discepolo di Eliade, è stato uno degli storici delle religioni più originali del Novecento. In lui si conclude la grande tradizione intellettuale transilvanica del secolo XX. Per comprendere il cuore vitale dei suoi molteplici interessi, è indispensabile leggere un suo volume, da poco tradotto in italiano. Si tratta di Iocari serio. Scienza e arte nel pensiero del Rinascimento, edito da Lindau, per la cura di Horia Corneliu Cicortaş.
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  • Storia di ON

  • Da Ordine Nuovo a Piazza Fontana
  • Due volumi su trame di regime e destra extraparlamentare
  • di
  • Giovanni Sessa
  •  Piazza Fontana

  • Al fine
  • di comprendere il momento politico che stiamo vivendo, è necessario fare i conti con quanto accadde negli anni Sessanta e Settanta. In quel ventennio, in Italia si insediò il virus ideologico, che portò l’esplosione della seconda fase della guerra civile. Attentati e stragi, continui scontri di piazza tra “rossi” e “neri”, ebbero per esito il rafforzamento del Sistema. Gli uomini di Potere, perseguirono il consolidamento dell’ordine geopolitico e degli assetti economici scaturiti dalla fine del secondo conflitto. Due recenti pubblicazioni, comparse nel catalogo dell’editore Mimesis, riportano l’attenzione su quegli anni. Ci riferiamo al volume di Aldo Giannulli ed Elia Rosati, Storia di Ordine Nuovo. La più pericolosa organizzazione neo-fascista degli anni Settanta (euro 18,00) e al libro-intervista di Andrea Sceresini, Nicola Palma e Maria Elena Scandaliato, Piazza Fontana, Noi sapevamo. Golpe e stragi di Stato. Le verità del generale Maletti (per ordini: mimesis@mimesisedizioni.it, 02/24861657, euro 18,00).
  •     
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  •                                                                                          
  • Ingannevole bellezza

  • "Di un’ingannevole bellezza. Le ‘cose’ dell’arte"
  • La meraviglia del nulla 
  • La bellezza secondo Massimo Donà
  • di Giovanni Sessa
  •  
    • Tra i filosofi italiani contemporanei Massimo Donà occupa un posto di rilievo. Sta perseguendo, con coerenza, un percorso teoretico originale e fuori dal coro. Nella sua ultima pubblicazione, Di un’ingannevole bellezza. Le ‘cose’ dell’arte, edita da Bompiani (euro 11,00), riapre la discussione sul tema che ha presentato in, Teomorfica. Sistema di estetica, uscito nel 2015 per i tipi dello stesso editore milanese.
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SullImpero

  • Aristotele,
  • “Sull’Impero.  
  • Lettera ad Alessandro”,
  • a cura di Filippo Cicoli e Filippo Moretti,
  • presentazione di Giuseppe Girgenti,
  • (Mimesis, Collana: A lume spento,
  • diretta da Luca Gallesi, 2017, pp. 122, € 9,00).
  • Recensione di
  • Michele Ricciotti

 

  • Gli studi aristotelici hanno nell’ultimo anno ricevuto ulteriore linfa vitale grazie al lavoro di studiosi impegnati a difendere la “classicità” di un’opera, quella dello stagirita, che con l’affermarsi di talune tendenze filosofiche contemporanee rischia sempre più di venir soffocata nella stretta morsa di un’immagine da manuale volta a rintracciare nel grande allievo di Platone poco più che un anticipatore della logica contemporanea. Tra i lavori che recentemente hanno contribuito a restituire l’autentica potenza del pensiero aristotelico va senz’altro menzionata la nuova traduzione della Metafisica a firma di Enrico Berti ed edita per Laterza. Più modesta, ma assolutamente rilevante, è l’operazione di due giovani studiosi, curatori di una dibattuta Lettera ad Alessandro, in libreria per i tipi di Mimesis.
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  • Clemente Linsolito ingestibile
  • Francesco Clemente
  • L’insolito ingestibile.
  • Riflessioni su metapsichica, presenza e ipotesi apocalittiche in Ernesto De Martino
  • De Martino e il mondo magico
  • Antropologia e parapsicologia nel pensiero di un inclassificabile
  • di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • Ernesto De Martino è stato uno dei pensatori più stimolanti del Novecento, la cui opera risulta difficilmente classificabile nelle rigidità ideologiche degli “ismi” che hanno dominato la vita culturale nel nostro paese. Di formazione crociana, aderì al fascismo, individuando nel regime la possibilità di coniugare misticamente l’individuo alla comunità. In seguito, si avvicinò al marxismo, mantenendo una libertà di giudizio non comune e sottraendosi al ruolo di intellettuale organico. L’intera produzione demartiniana rivela una curiosità intellettuale onnivora: fu attento al dibattito internazionale e si occupò perfino di tematiche metapsichiche (oggi si direbbe parapsicologiche). A ricordarlo, in una monografia interessante, è uno studioso pugliese, Francesco Clemente, che, in passato, ha dato buona prova di sé occupandosi di Jaspers, Kant e Bruno. Si tratta de, L’insolito ingestibile. Riflessioni su metapsichica, presenza e ipotesi apocalittiche in Ernesto De Martino, da poco edito da Limina Mentis (euro 21,00).

 

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  • gli antimoderni 02
  • Gli  Antimoderni
  • di
  • Antoine Compagnon.
  • Antoine Compagnon e la seduzione dell’antimodernità
  • Le tesi controcorrente dello studioso francese.
  • di
  • Giovanni Sessa
  • Chi abbia frequentato le pagine di Augusto Del Noce, eminente filosofo di ispirazione cattolica, dovrebbe aver contezza del rapporto ‘gemellare’ intercorrente tra il moderno e l’antimoderno “così che talvolta riesce difficile distinguere la punta estrema della modernità dell’antimoderno: è il caso di Heidegger” (A. Del Noce, Modernità. Interpretazione transpolitica della storia contemporanea, Brescia 2007, p. 41). Tale intuizione del pensatore piemontese trova conferma, ed ulteriore esplicitazione, nel volume di Antoine Compagnon, docente di letteratura francese a New York, Gli antimoderni. Da Joseph De Maistre a Roland Barthes, da poco in libreria per i tipi di Neri Pozza (euro 28,00). Libro davvero stimolante, uscito per la prima volta in Francia nel 2005, finalmente tradotto in italiano con l’aggiunta di una postfazione dell’autore.
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  • rosone
  • Stato rappresentativo
  • e vincolo di mandato 
  • di 
  • Teodoro Klitsche de la Grange
  • C’è da chiedersi perché i “vecchi” giuspubblicisti e scienziati della politica chiamavano lo Stato loro contemporaneo, ossia lo Stato post-rivoluzione francese preferibilmente Stato rappresentativo e, come concetti prossimi e/o derivati, le istituzioni di quello rappresentative, il regime politico rappresentativo, la stessa democrazia rappresentativa e rappresentativo il governo (e la forma di governo). Oggigiorno, a partire (grosso modo) dalla metà del secolo scorso, al posto di rappresentativo lo si caratterizza come liberale o democratico-liberale (raramente borghese)[1]

 

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  • Beauty
  • Brevissime
  • note sulla memoria dell’origine
  • di
  • Giovanni Damiano
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  • La questione su come si possa dare memoria dell’origine sarà qui appena delineata. Non farò pertanto riferimento, sulla scorta di Heidegger, alla crisi irreparabile dell’origine, alla radicalità del suo oblio, ossia al suo velamento, che però proprio in quanto tale permette uno s-velamento, cioè una sempre possibile nuova rammemorazione dell’origine stessa. Né tanto meno prenderò in considerazione l’eventualità che dell’origine non si dia più memoria alcuna, possibilità comunque inscritta nella ‘natura’ dell’origine, non essendo quest’ultima mai saldissimamente fondata. Possibilità, a sua volta, da intendere, in maniera assai schematica, almeno in un duplice senso: che si realizza passando in atto, e quindi divenendo impossibile perché appunto attuatasi[1], o che resta tale, confermando come il possibile sia un di più rispetto alla realtà, contro Kant che pretendeva essere il possibile nient’altro che la realtà meno il fatto di esistere concretamente[2].
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  • Now in the mind
  • Sull’utilità
  • dell’invenzione storica
  • di
  • Gabriele Sabetta
  • (da: L’Intellettuale dissidente, 17 febbraio 2018)

 

  • Cosa sarebbe successo se i Patti Lateranensi non fossero stati sottoscritti? E se la morte prematura di Benito Mussolini avesse portato alla guida del governo un Dino Grandi? E se invece fosse toccato a Galeazzo Ciano, ambizioso genero del Duce? E se quest’ultimo avesse dato avvio a una politica filo-americana, magari sposando una Rockefeller, pilotando il Paese verso un’economica liberal-capitalista? E se Filippo Tommaso Marinetti avesse scritto un “fantasioso” romanzo storico, consegnato direttamente al Duce, influenzando la sua politica? 
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  • Generazione erasmus
  • Generazione Erasmus
  • L’uomo vacuus e disponibile dei nostri giorni
  •  di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • Il mondo nel quale viviamo è ben descritto dal testo di Imagine, noto brano di John Lennon. Yoko Ono, compagna del musicista inglese, sostenne che l’insegnamento della canzone poteva essere così sintetizzato: “Siamo tutti un solo mondo, un solo paese, un solo popolo”. Lo ricorda Paolo Borgognone nel suo ultimo libro, Generazione Erasmus. I cortigiani della società del capitale e la ‘guerra di classe’ del XXI secolo, pubblicato per i tipi della OAKS editrice (per ordini: info@oakseditrice.it, euro 25,00). Il volume, arricchito dalla prefazione di Francesco Borgonovo, si pone in continuità con le tematiche che l’autore ha affrontato nei precedenti lavori.
  •   

 

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  • AF copertina
  • L’origine futura
  • A proposito di
  • “Antico Futuro”
  • Recensione
  • di
  • Sandro Giovannini

  • L’origine orrifica e potente dell’arte procombe ormai nel polimorfo, nell’informe, nel corrotto... Come ombra del sacer c’è, inscindibilmente, un processo prevedibile, anche se ben poco previsto, che viene innescato dalle varianti civili, a seguito delle spinte entropiche. Il clic epocale è sostanzialmente scattato, forse per la stupidità compiaciuta degli uomini o per l’irriducibile invidia degli intermedi dei che corrispondono al vortice… la luce s’è affievolita fin quasi a spegnersi. E persino la fosca sorpresa del buio perturbante (le grandi anime, dall’Ottocento) è già alle nostre spalle... molto più o poco meno dall’intuizione tragica dei giganti e dal futuro restante - forse niente - per l’immaginazione derubricata dei nani...
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  •                             tramonto dellOccidente
  •  
  •                          Moeller Van Den Bruck vs Spengler   
  •                           Nuovo Inizio o Tramonto dell’Occidente?     
  •                        di    
  •                  Giovanni Sessa
  • Da tempo andiamo sostenendo che il problema dell’età presente è rappresentato dalla storia, meglio dall’interrogazione teorica attorno al suo presunto senso. Se questo è un problema di tutti, esso lo è, in particolar modo, per le culture oppositive allo stato presente delle cose, aperte alle rassicurazioni nostalgico-reazionarie o, all’opposto, alle suggestioni rivoluzionarie. In ogni caso spesso preda di atteggiamenti deterministici e necessitanti. Tenta di dare una risposta assai sensata al problema, il volume di A. Moller Van Den Bruck, insigne rappresentante delle Rivoluzione Conservatrice, Tramonto dell’Occidente? Spengler contro Spengler, da poco nelle librerie per OAKS editrice (per ordini: info@oakseditrice.it, euro 10,00). Il libro, in prima traduzione italiana, è curato da Stefano G. Azzarà, al quale si deve il prezioso saggio introduttivo.
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  • Sul metodo tradizionale 1
  • Sul metodo tradizionale
  • Henrich, la storia
  • e il tradizionalismo integrale
  • di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • Molti, tra i nostri attenti lettori, conoscono gli autori del tradizionalismo integrale, le loro opere, le prospettive teoriche e spirituali che hanno proposto a beneficio dell’uomo contemporaneo. Non tutti  hanno, però, contezza dell’ubi consistam del metodo tradizionale e in cosa si differenzi dall’approccio critico-filologico alla storia e alla natura, fondato sull’accumulo di dati, documenti, informazioni, proprio della scienza e della ricerca moderna. E’ora a disposizione degli studiosi, grazie alla costante attività divulgativa messa in atto dalla Fondazione Evola, un libro in questo senso prezioso e chiarificatore. Ne è autore Walter Heinrich (1902-1984), esponente della Scuola organicista di Vienna ed allievo di Othmar Spann. Si tratta di, Sul metodo tradizionale, edito da Fondazione Evola-Pagine editore (per ordini: 06/45468600).
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  • ENTRACTE
    • Appunti sul cinema dada
    • Al di là della breve scala cromatica
    • di
    • Carmen De Stasio
  • Nella dialettica della molteplicità e nell’intolleranza al (pre)confezionamento di rituali liturgici dell’arte, il movimento dada irrompe ‒ significativamente in quello scorcio di inizio secolo XX calato nel pieno della Grande Guerra ‒ sulla scena europea come antisistema provocatorio e in permanente scissione rispetto a parametri che acuiscono nella borghesia del tempo la banalizzazione dell’esistere (ovvero la messa al bando, nei termini arendtiani, del valore universale dell’esistere). Dada non ambisce alla nettezza del disegno, ma a una tipologia di arte-azione distaccata da tutto quanto sia artatamente dettato da regole. È espressione di conoscenze impregnate di ricercativa spontaneità del gesto che solo deriva dal (saper) conoscere.
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  •  Eventi studi
  • Hervé A. Cavallera,
  • la pedagogia e la filosofia.
  •  Due recenti pubblicazioni
  •  di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • Ad Hervé A. Cavallera siamo tutti riconoscenti. Ha trasmesso a più generazioni l’amore per le ore studiose, per la filosofia e la pedagogia. Lo ha fatto, peraltro, dalla “parte sbagliata”, in qualità di allievo diretto della scuola attualista e di curatore dell’Opera omnia di Giovanni Gentile. Il suo impegno non è mai venuto meno, anche negli anni difficili in cui nominare il filosofo di Castelvetrano rilevandone la grandezza, comportava discriminazione ed isolamento accademico. Non stupisce, pertanto, che quest’anno, in occasione del suo collocamento in quiescenza, molti colleghi abbiano voluto rendergli omaggio in un Liber Amicorum.

 

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  • Giuseppe Rensi 2
  • Giuseppe Rensi
  • ed
  • Andrea Emo
  • Protestantesimo e Modernità
  • di
  • Giovanni Sessa

Andrea Emo

  • Da tempo andiamo affermando la centralità, nel dibattito teoretico europeo del Novecento, della filosofia italiana. E in essa, di alcuni autori che, per ragioni diverse, hanno finora avuto un’attenzione critica non adeguata alla loro rilevanza speculativa. Di tali intelligenze scomode e coraggiose, estranee alle appartenenze accademiche “forti”, fecero parte Giuseppe Rensi ed Andrea Emo. Uomini e pensatori diversi per indole ed atteggiamento nei confronti della vita, che condivisero un profondo interesse per il Protestantesimo, da entrambi letto quale essenziale matrice del Moderno.
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  • Sul senso della storia
  • Natura e storia
  • L’antimodernismo filosofico di Karl Löwith
  • di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • Pochi pensatori si sono confrontati con la realtà contemporanea, l’innominabile attuale del quale recentemente ha detto, con persuasività d’accenti, Roberto Calasso, quanto Karl Löwith. Eppure, il suo pensiero è poco noto. A chiarire le ragioni della crucialità del suo filosofare, ma anche della scarsa risonanza che ha avuto, provvede la pubblicazione di un testo capitale del filosofo tedesco, già allievo di Heidegger. Si tratta di  "Sul senso della storia", nelle librerie per i tipi di Mimesis editore (per ordini: mimesis@mimesisedizioni.it  , 02/24861657, euro 15,00). Il volume, impreziosito da un saggio di Andrea Tagliapietra e con testo tedesco a fronte, è curato da Marco Bruni. Ai due studiosi va riconosciuto il merito di essere riusciti, in prefazione e in postfazione, a contestualizzare il pensiero löwithiano e a coglierne gli aspetti qualificanti.
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  • reghini
  • REGHINI / SPADINI
    Racconto minore su una Firenze di metà Ottocento
  • di
  • Lidia Reghini di Pontremoli

 

  • Parole che nascono dal desiderio di raccontare una storia ambientata nella Firenze di metà Ottocento. Tutto parte da una casa in via dei Federighi 10 dove allora vivevano i fratelli Reghini: Arturo, Maria, Ugo, Gino (mio nonno).    ...
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  • Volto Giacomo Leopardi
  • Verità e disincanto nel vivere in società.
  • Su
  • Leopardi e Machiavelli
  • di
  • GIOVANNI DAMIANO
  • Postfazione a “Pensieri” di Giacomo Leopardi
  • Edizioni AR
  •     
  • Machiavelli SGROI
  • Scritte tenendo bene a mente un aforisma di Canetti (“Mi domando se tra coloro che costruiscono la loro comoda, sicura, rettilinea carriera accademica su quella di uno scrittore che è vissuto nella miseria e nella disperazione ce n’è anche solo uno che si vergogna”), queste poche righe si limitano a suggerire una traccia di lettura dei Pensieri leopardiani, senza pose da critico letterario, notoria genìa solitamente votata a vampirizzare il talento altrui.
  •     
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  • Heidelberg romantica
  • Heidelberg romantica
  • Romanticismo tedesco e nichilismo europeo
  • di
  • Giampiero Moretti
  • (Editrice Morcelliana, Brescia 2013, pp. 272, euro 20,00)
  • a cura di
  • Giovanni Sessa

  •  Il destino dei libri è imponderabile. Un autore non sa mai effettivamente per chi scrive, a chi effettivamente, con le sue pagine e i suoi pensieri, si rivolga. Di fronte a sé, oltre la pagina bianca, ha un pubblico anonimo e senza volto. La fortuna di un libro è data dall’incontro con il lettore “giusto”, animato da empatia e rispetto per il testo. Saper suscitare interesse partecipato è ciò che distingue lo scrittore di vaglia da chi non lo è. Alla prima categoria appartiene Giampiero Moretti, docente di Estetica all’Università di Napoli “L’Orientale” e germanista di rango. Lo testimonia, tra le altre opere della sua produzione saggistica vasta, diversificata e di primissimo livello, il volume Heidelberg romantica. Romanticismo tedesco e nichilismo europeo, da qualche tempo ripubblicata in nuova edizione dall’Editrice Morcelliana. Quali le ragioni di questa nuova edizione ampliata, riveduta e corretta?...
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  • Estetica italiana contemporanea 
    • La bellezza possibile
    • Mario Perniola e l’estetica italiana contemporanea
    • di
    • Giovanni Sessa
  • A Mario Perniola,  tra i più originali studiosi di estetica del nostro paese, si deve un libro davvero stimolante. Ci riferiamo alla sua ultima fatica, Estetica italiana contemporanea. Trentadue autori che hanno fatto la storia degli ultimi cinquant’anni, recentemente edito da Bompiani (euro 12,00). Da queste pagine emerge innanzitutto una certezza. Il contributo che la filosofia italiana del Novecento ha fornito al dibattito europeo è stato determinante. Si tenga presente, come ricorda l’autore nell’incipit del volume, che la disciplina filosofica oggetto d’indagine,  l’estetica, fin dagli esordi settecenteschi “ha giocato un ruolo essenziale nell’autorappresentazione della società borghese, al punto da costituirne l’inconscio politico” (p. 7). Perniola fornisce, quindi, strumenti assai rilevanti per la decodificazione di tratti significativi del tempo presente. Riesce a farlo, per di più, in modo avvincente, grazie al tratto coinvolgente del narrato, che stempera il carico erudito del suo dire.
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Octagon

    • Octagon:
    • la biblioteca della Tradizione
    • Un’antologia di studi esoterico-tradizionali in lingua italiana
    • di
    • Giovanni Sessa
  • Hans Thomas Hakl è uno dei maggiori esperti di esoterismo in Europa, nonché attento studioso del pensiero di Tradizione. Egli ha condotto, nel corso di un’intera vita, non solo un eccellente lavoro esegetico sui testi ermetici, ma ha pazientemente raccolto una biblioteca straordinaria e sterminata, specializzata in storia delle religioni, filosofia e, appunto, esoterismo. La sua stessa esistenza è in qualche modo raccolta tra i ponderosi scaffali di “Octagon”, questo il nome della biblioteca e dell’edificio che la ospita, eretto nel giardino della sua casa a Graz, in Austria. Attualmente contiene oltre 40.000 volumi, lo sviluppo degli scaffali dell’emeroteca supera i 200 metri in linea retta. Egli suole dire, per spiegare ai numerosi visitatori cosa per lui rappresenti l’importante raccolta: “Non sono io che posseggo la biblioteca, è la biblioteca che possiede me!”. A rendere nota tra gli studiosi di tutto il mondo “Octagon”, stanno contribuendo apposite antologie tematiche, uscite in inglese, francese, tedesco ed italiano. E’ dell’antologia italiana che intendiamo occuparci, da poco nelle librerie per la casa editrice tedesca Scientia nova (per ordini: www.scientia-nova.de). Il volume è curato dallo stesso Hakl, autore del saggio che apre la raccolta.
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Konstantin Yuon New Planet 1921

  • Futurismo
  • esoterismo
  • cosmismo,
  • di
  • Andrea Scarabelli
  • Più che un territorio, la Russia è una visione del mondo, la corrispondenza formulata da Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev tra geografia fisica e geografia spirituale, la vittoria dell’immensità, della vaghezza e dell’imponenza, Giano bifronte tra un paganesimo dionisiaco e l’ortodossia. La Russia è un mistero custodito nei monasteri e nei deserti notturni, è l’enigma stesso di questa congiunzione, che si riverbera a livello antropologico così come politico-sociale. Da un lato, scriveva Berdjaev, «dispotismo e ipertrofia dello Stato, dall’altro anarchismo e sregolatezza; da una parte crudeltà e inclinazione alla violenza, dall’altra benevolenza e umanità; da una parte individualismo e consapevolezza elevata della personalità, dall’altra collettivismo impersonale; da un lato nazionalismo ed elogio dell’individuo, dall’altra universalismo e ideale dell’uomo universale; da una parte spirito religioso escatologico e messianico, dall’altra una devozione che si esprime nell’esteriorità; da un lato la ricerca di Dio, dall’altro un ateismo militante; da un lato schiavitù, dall’altro rivolta». Ad ogni modo, conclude il filosofo, «la Russia non è mai stata borghese».
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  • malie plastiche
    • Malie plastiche   (1)
    • di
    • Vitaldo Conte
    •  (Scultura come poesia)
  • Ci sono momenti in cui la bellezza, soprattutto quella femminile, nelle sue forme visibili e nei suoi magnetismi di attrazione invisibile, necessita di un volto o di un corpo per incarnarsi, divenendo “icona/feticcio” da adorare, desiderare, significare, rappresentare, ecc. Infine questa, decantatasi nel tempo dall’essere “doppio” di qualcosa o di qualcuno, può finalmente esprimere la propria essenza “altra”, aldilà del procedimento espressivo usato. Può presentarsi anche come soggetto/oggetto di scultura in un “aspetto”: quello “ritrovato”, che diviene, in un altro tempo, l’enigma e la poesia di una totalità da comprendere.
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  • Evola Wagner Jazz
  • Julius Evola, da Wagner al Jazz.
  • Scritti sulla musica 1936-1971.
  • A cura di Piero Chiappano,
  • prefazione di Massimo Donà.
  • (Jouvence, Milano 2017, pp. 181, € 16,00)
  • Recensione
  • di
  • Michele Ricciotti
  •  
  • La già da tempo incessante pubblicazione dei contributi “giornalistici” di Julius Evola ha svolto un ruolo decisivo nell’allontanare dal pensatore romano la coltre della fama di pensatore solitario, solipsistico, ritirato nell’eremo di una aristocratica superiorità spirituale timorosa di qualsivoglia pur rapsodica discesa dalle limpide vette della Tradizione.
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  • Quaderni evoliani
  • OLTRE IL SUPERUOMO,
  • IL SILENZIO...
  • Il Nietzsche di Evola
  • di 
  • Riccardo Scarpa
  • Il 50° dei Quaderni evoliani, pubblicati dalla Fondazione Evola per i tipi di Pagine in Roma (Euro 17,00), sotto il titolo di Oltre il Superuomo, raccoglie scritti dell’Evola, dal 1926 al 1973, dedicati al pensiero ed alla vita di Friedrich Nietzsche. La raccolta è stata curata da Giovanni Perez, di cui è anche l’introduzione.   Questi ha aggiunto dell’altro rispetto compilazioni precedenti.
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  •  Presentazione
  • di
  • Giovanni Sessa
  • alla
  • "Scuola Romana di Filosofia politica"
Dioniso cavalca la tigrecolore
 
La rivista on-line Scuola Romana di Filosofia politica nasce grazie alla generosa disponibilità di Sandro Giovannini, che ci ha concesso ospitalità nel sito delle edizioni Heliopolis. Preliminarmente, quindi, un grazie sentito alla sua sensibilità intellettuale.
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  • "Dire l'anima"
  • di
  • Massimo Donà
  • recensione di
  • Giovanni Sessa

 Dire L Anima Donà

  • Ancora una volta, dopo aver terminato la lettura di un ennesimo volume di Massimo Donà, non ho potuto che riflettere su quanto, a proposito del filosofare, ebbe a scrivere Karl Kraus “Spesso la filosofia non è altro che il coraggio di entrare in un labirinto”. Il labirinto è simbolo centrale ed essenziale della civiltà europea, rinvia a Dioniso, potenza divina in qualche modo presente ed evocata dalle pagine di Donà. Simbolo legato agli antichi Misteri, alla Sapienza, come riconobbe Colli, può davvero valere quale segnavia per essere introdotti alle tesi “forti” che il filosofo veneziano presenta nel libro che stiamo per discutere.

 

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Alain de Benoist 2
 
INTERVISTA a
ALAIN DE BENOIST 
a cura
di Giovanni Sessa
(pubblicata su Antarès n° 2 del 2012)
 
D. La crisi che sta investendo, ormai da tempo, l’Occidente è assai profonda e incisiva. Essa non riguarda solo l’ambito economico, ma anche gli assetti politici e geo-politici indotti dall’esito devastante del secondo conflitto mondiale. Può indicare ai nostri lettori, in sintesi, le cause che l’hanno prodotta e gli scenari che essa potrebbe aprire?
 
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  • Verso ignote costellazioni Emo
  • Gli scritti sulla Politica e la storia di
  • Andrea Emo
    (Verso la notte e le sue ignote costellazioni, Gallucci)
    di
  • Giovanni Sessa

  • Ho avuto la fortuna di leggere l’ultimo libro di inediti di Andrea Emo, filosofo veneto. I suoi aforismi non possono determinare che il coinvolgimento, intellettuale ed emozionale, del lettore. L’impressione che ho tratto da Verso la notte e le sue ignote costellazioni. Scritti sulla Politica e la Storia, edito da Gallucci per la cura di Massimo Donà e Raffaella Toffolo, è stata liberatoria. Il volume emenda dai luoghi comuni che gravano sul dibattito teorico relativo alla categoria del Politico. La cosa è ribadita in due chiarificatrici postfazioni dai curatori dell’opera omnia emiana, Massimo Donà e Romano Gasparotti. Il testo è impreziosito, inoltre, dalla prefazione di Emanuele Severino. Lo scritto del pensatore bresciano è un riconoscimento alla potenza filosofica di Emo.
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  • Misterio Grande Don 2
  • *
  • Leopardi Filosofo
    Negazione e “misterio  grande” nel Leopardi
  • di
  • Massimo Donà
     (Misterio Grande, Bompiani)
    di
  • Giovanni Sessa

 

Nella storia di ogni pensatore ci sono opere che segnano in modo indelebile il procedere e lo svilupparsi del pensiero. Libri che, in qualche modo, rappresentano il conseguimento di un punto d’arrivo o, comunque, un momento di sintesi della precedente elaborazione teoretica. Nel caso di Massimo Donà ci pare che questo ruolo sia svolto dal suo ultimo lavoro Misterio Grande. Filosofia di Giacomo Leopardi, nelle librerie per i tipi di Bompiani (per ordini: euro 12,00). Ci pare infatti che, in questo testo, il pensatore dell’Università Vita-Salute di Milano, da un lato porti a conclusione una via esegetica significativa rispetto all’opera del grande recanatese, inaugurata all’inizio degli anni Novanta da Severino e Givone, tesa a sottolineare l’assoluta rilevanza filosofica della produzione leopardiana ma, al medesimo tempo, prenda le distanze da essa in modo radicale. Allo scopo, l’autore si avvale dalle conclusioni cui è pervenuta la sua riflessione e la sua esegesi della filosofia di Andrea Emo. Questi ha pensato, in quadro teoretico estremo e coerente la negazione, intesa quale soggetto assoluto in senso schellinghiano. Ha insomma, nel cuore vitale della propria speculazione, evidenziato una “fratellanza” con al visione del mondo leopardiana.
 
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  • 3 bis ILQUADROcop
  • *
  • "IL QUADRO INVISIBILE"
    di Romano Gasparotti
    CRONOPIO
  • ‘La filosofia dell’arte di Romano Gasparotti’.
     di
  • Giovanni Sessa
2016: centenario della nascita del dadaismo. In Italia questo anniversario non sta suscitando grandi entusiasmi tra i critici e gli organizzatori di eventi culturali. Per quanto ci riguarda segnaliamo il numero speciale dedicato al Dada dalla “Biblioteca di Via Senato” di Milano, diretta da Gianluca Montinaro, numero coordinato dallo storico dell’arte e performer Vitaldo Conte, e un significativo saggio di Romano Gasparotti, docente a Brera e autore del manifesto artistico per il XXI secolo Diastema. Ci riferiamo al volume, Il quadro invisibile, da poco nelle librerie per i tipi di Cronopio editore (per ordini: 081/5518778, cronopio@blu.it, euro 9,00).
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 La meraviglia del nulla SESSA

 

  • Su Andrea Emo in dialogo con Giovanni Sessa.
  • (Giovanni Sessa, La meraviglia del Nulla, Bietti 2014)
  • di
  • Giovanni Damiano


Il libro, davvero ricco e importante, di Giovanni Sessa su Emo (La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo, Bietti, 2014), a parere di chi scrive merita ben più di una semplice recensione.
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Teomorfica Massimo Don Bompiani
 
ARTE  E  FILOSOFIA
Le tre vie dell'arte occidentale, secondo
Massimo Donà
(Teomorfica. Sistema di estetica. Bompiani)
 di 
Giovanni Sessa
 
 
La filosofia di Massimo Donà ha certamente una qualità: è una ricerca coraggiosa, sollecitata, come è accaduto a tutti i pensatori di vaglia, dalla vita stessa. Coraggioso è il serrato interrogarsi di Donà, animato com’è dal tentativo di destrutturare le facili certezze e le apparenti conclusioni apodittiche, cui sembravano essere giunte le correnti della filosofia novecentesca con maggior ascolto; non scontata è, del resto, la sua ricerca di precedenti autorevoli, di “fratelli maggiori”(in senso cronologico) manifestanti il medesimo intento speculativo, incontrati oltre le divisioni ideologiche dell’intellettualmente corretto. Il suo ultimo libro, di cui daremo conto, lo testimonia in modo paradigmatico. Ci riferiamo a Teomorfica. Sistema di estetica, da poco nelle librerie per Bompiani (euro 30,00).
 
 
 
 
 
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Heidegger lettore di Evola
di
Giovanni Sessa
 
  • Da qualche tempo, anche in Italia, il pensiero di Heidegger sta monopolizzando l’attenzione degli intellettuali politicamente corretti.  Il dibattito è stato inaugurato dalla pubblicazione dei Quaderni Neri del filosofo tedesco per la  Bompiani, nonché dal saggio di Donatella Di Cesare, Heidegger e gli Ebrei, (Bollati Boringhieri). Inutile dire che l’esito mediatico di tale contesa teorica si è limitato a stigmatizzare la scorrettezza politica del filosofo  considerato massimo pensatore del Novecento. Si contestano ad Heidegger due cose: l’assunzione del rettorato dell’Università di Friburgo nel 1933, con la conseguente, sia pur limitata nel tempo, adesione al partito nazista e le affermazioni antisemite dei Quaderni Neri.  Heidegger non è presentato come pensatore sic et simpliciter nazista, ma viene giudicato “compagno di strada” dell’hitlerismo e dei suoi crimini.  Nessuno si azzarda ad individuare responsabilità dirette del filosofo di Friburgo, ma gli si imputa connivenza con il clima culturale dell’epoca, propedeutico all’avvento della dittatura e alle persecuzioni antiebraiche.

 

 

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  • La meraviglia del nulla SESSA
  • Di nuovo
  • sul libro
    di
  • Giovanni Sessa
  • (II)
    (La meraviglia del nulla)
    di
  • Giovanni Damiano

 
 
  •                                                                                                   
                                               “Se il popolo fa cattive scelte,
  • la Repubblica sarà perduta
    (François Boissy d’Anglas)

     
 
 

Torno nuovamente, a distanza di tempo, sul testo di Giovanni Sessa su Andrea Emo, La meraviglia del nulla, edito da Bietti nel 2014, questa volta per occuparmi delle considerazioni che l’autore ha dedicato al lato politico del pensiero emiano. Il punto decisivo per Emo, messo perfettamente in luce da Sessa, sta nella perdita progressiva di libertà da parte del popolo, a tutto vantaggio di un regime, quello democratico, che della libertà stessa è “mero sogno” (p. 231). Questo perché, essendo per Emo la libertà indisgiungibile dalla potenza, laddove quest’ultima manca, viene meno anche la prima. Ed essendo il popolo privato della potenza, risulterà di conseguenza sempre meno libero. Questa crisi, sempre più accentuata, viene interpretata da Emo in modo originale, facendo cioè perno sulla natura propriamente ‘epidemica’ delle democrazie moderne. Con le parole di Sessa, per Emo “la democrazia ha carattere epi-demico. Il termine va letto nel suo significato etimologico: la democrazia – assieme ai suoi apparati, ai suoi rappresentanti e alle sue mastodontiche istituzioni – si dispone sopra il popolo” (p. 231), divenendo così “la forma più totalizzante di super-stitio contemporanea” (p. 231).

 

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  • BIETTISCHEDAEMOSESSAGiovanni Sessa,
  • “La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo”,
  • (Bietti, 2014)
  • di
  • Sandro Giovannini

 

  • Fin dalla prima lettura ancora in bozze del testo di Sessa su Emo, ho valutato importante sia la scelta di una monografia esaustiva sul filosofo veneto, sia il possibile impatto che un libro di tale rigore e coraggio, avrebbe potuto comportare. Infatti l’attuale nostro scenario mentale, ancor maggiormente che in passato per una ulteriore eterodiretta perdita di contatto con la normalità eminente, è determinato sia da una difficoltà a possedere un proprio realmente autonomo pensiero pensante, sia a poterlo collocare potentemente in un contesto allargato d’incidenza effettiva  e quindi – tanto per intenderci bene – in una azione che coinvolga libertà dagli stereotipi da una parte e presenza nel mondo delle relazioni ampie e primarie di tipo civile e geostrategico.


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Marco Barsacchi Il mito di Demogorgone
  • Demogorgone,
  • il volto dell'Origine
    Un importante studio di Marco Barsacchi
    di
    Giovanni Sessa
 
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Come sopravvivere G e Turris 1
 
Tecniche e strategie per sopravvivere alla modernità.
Le indicazioni in un nuovo libro di
de Turris
di
Giovanni Sessa

Nelle epoche di decadenza, di incertezza esistenziale, pensare implica assumersi responsabilità: lenire dolori, dare risposte all’insecuritasgeneralizzata, indicare percorsi inusitati ai propri contemporanei. Ogni lettore abituale ha coscienza che si ricorre alla definizione di “buon libro”, per definire un testo nel quale abbiamo incontrato, per mediazione dell’autore, la parte più nobile che ci connota o stimoli per imboccare vie fino ad allora intraviste. A questa categoria di volumi appartiene l’ultima fatica di Gianfranco de Turris, Come sopravvivere alla modernità. Manualetto di autodifesa per il XXI secolo, da poco pubblicato perIdrovolante editore (per ordini:http://www.historicaedizioni.com/prodotto/come-sopravvivere-alla-modernita/, Libreria Cultora, Via Ferdinanado Ughelli 39, Roma, 347/670813, euro 14,00).
 
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  • Federico Ferrari L anarca
  • Federico Ferrari 
  • L'ANARCA
  • L'Anarca e l'eco della libertà,
  • note esplicite su un testo implicito,
  • di
  • Giovanni Sessa.

Durante la nostra adolescenza qualcuno ci disse che dei molti libri che ci sarebbero passati tra le mani, pochi sarebbero risultati, alla fine dei conti, essenziali per la nostra vita. Oggi sappiamo che i libri davvero importanti son quelli in cui abbiamo incontrato noi stessi, le ragioni più profonde che costituiscono il nostro mondo interiore.

Lo stupore conoscitivo che allora ci induceva a letture notturne lo proviamo ancora: la cosa è accaduta qualche giorno fa, nel leggere un libro del filosofo dell’arte Federico Ferrari, L’anarca. La libertà del singolo tra anarchia e nichilismo, da poco nelle librerie per i tipi di Mimesis editore (per ordini: 02/24861657, euro 6,00).

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Heidegger Junger Bompiani

  •  Il
  • "colloquio"
  • Heidegger, Jünger, Evola
  • di
  • Giovanni Sessa
Di fronte alla spaventosa crisi sistemica che attanaglia quelle che furono le liberal-democrazie, sia in termini di rappresentatività politica che in termini economici, molti hanno rilevato l’urgenza di costruire Altre Sintesi teoriche, che consentano di individuare un’effettiva via d’uscita dallo stato presente delle cose. Ebbene, perché ciò accada, uno degli snodi speculativi che va di certo affrontato, è quello relativo al senso e al significato che nella contemporaneità assume la Tecnica. Tema questo, la cui centralità è stata evidenziata da alcuni tra i più rappresentativi maîtres à penser del Novecento.
 
 
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Gustav Theoder Fechner Il libretto della vita dopo la morte
 
  • Panpsichismo, vita e morte, 
  • in Gustav Theodor Fechner.
    Una provocazione intellettuale forte.
  • ("Il libretto della vita dopo la morte", Adelphi)
  • di
    Giovanni Sessa

 

  • Negli ultimi anni in rare occasioni ci è capitato di leggere un libro capace di contrastare radicalmente il senso comune contemporaneo, ancora imbevuto, nonostante tutto, delle evidenze solari dello scientismo in fase calante e della laica arroganza della ragione. Abbiamo invece dovuto rilevare al termine della lettura di un recente volume della casa editrice Adelphi, in modo subitaneo, il suo inattuale spessore culturale e la sua freschezza spirituale. Ci riferiamo all’opera di Gustav Theodor Fechner, Il libretto della vita dopo la morte. L’autore, fisico e filosofo, pioniere della psicologia sperimentale, rappresentante insigne della filosofia della natura di orientamento romantico della prima metà dell’Ottocento, in quest’opera sviluppa posizioni radicalmente divergenti rispetto a quelle oggi dominanti, in particolare in merito alle relazioni di vita e di morte. Per dirla con il curatore del volume, il germanista Giampiero Moretti: “Il suo pensiero…sembra provenire da un tempo ben più lontano e procedere oltre, sia pure per lenti e segreti itinerari, fino a raggiungere personalità diversissime” (p. 100). La speculazione fechneriana, ha per antecedenti spirituali le posizioni di Schelling e di Goethe, ma lambisce aspetti essenziali del pensiero di tradizione novecentesco.
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ScarpaSessaSinagraVajRomaaprile2011
 
 
L’ ’Αθάνατος, 
il Rinascimento come immortalità politica
contro la scomparsa dell’Imperium.
di 
RICCARDO SCARPA
 
 
 


  • - La Città per antonomasia, Costantinopoli, assediata dai Turchi. Il pomeriggio del 28 di Maggio dell’anno 1453, un giorno sereno e luminoso sul Bosforo, quando il sole iniziò a calare, il campo ottomano fervé di lavoro. Migliaia di uomini avanzarono a coprire il fossato che cinse le mura cittadine. Dopo il tramonto il cielo si coprì di nubi e ci furono scrosci di pioggia. All’una e mezzo del mattino di Martedì 29 di Maggio, giorno di Santa Teodosia, il Sultano ordinò l’assalto. Alcuni sperarono in un diversivo notturno, ma non fu così. Con improvviso clamore, i turchi mossero all’assalto lungo tutta la cinta di mura, con tamburi, trombe e pifferi. Vennero mandati innanzi i mercenarî, i basci-bazuk, avventurieri d’ogni Nazione, molti i cristiani; dietro reparti oggi si direbbe di polizia militare, per sorvegliarli, infine i giannizzeri, le truppe scelte. Fuoco battente sulle mura d’un arma nuova, i cannoni costruiti da Urban, un armaiolo ungherese, cristiano, che s’era offerto di costruirli per l’Imperatore dei romani ma, poi, il Sultano offerse di più, e non ebbe la benché minima remora a fabbricarglieli.  Le campane delle chiese vicino alle mura suonarono all’arme. Le truppe romane accorsero sui bastioni. L’Imperatore, Costantino XI Paleologo, uomo non secondo a nessuno per coraggio fisico, forza d’animo, virtù morale, elevatezza di spirito, prese subito il comando diretto delle operazioni. I cannoni d’Urban aprirono una grossa breccia, reparti anatolici vi s’infilarono gridando che la Città ch’è là (nel greco d’allora: εἰς τὴν Πόλιν - Istambul) era loro, ma i difensori, animati dall’Imperatore giuntovi a cavallo, li respinsero. All’angolo delle mura delle Blacherne, appena prima del congiungimento con le duplici mura di Teodosio, vi fu, nascosta da una torre, una piccola porta incassata, detta keroporta, chiusa anni prima, che solo i vecchî rammentarono, che prima dell’assedio fu aperta per permettere sortite sul fianco nemico. Poco prima dell’alba venne colpito Giustiniani, il comandante dei soccorsi genovesi, e si ritirò, seguito disordinatamente dai suoi, nonostante l’Imperatore, ch’era accorso, lo invitasse a non farlo. Nel trambusto, per farla breve, un reparto di giannizzeri prese la torre della keroporta. Quando l’Imperatore Costantino XI lo seppe, vi corse a cavallo, assieme a suo cugino, Teofilo Paleologo, al fedele compagno d’armi Giovanni Dalmata, ed a Don Francisco de Toledo, animoso spagnolo che in vita pretese d’essergli cugino, e di fatto gli fu fratello assai di più di molti parenti veri. Visto il dilagare dei turchi, il soccombere della Città e dell’Impero dei romani, Teofilo gridò che preferiva la morte, e si gettò nella mischia scomparendovi, lo stesso Costantino non desiderò sopravvivere, e con Don Francisco de Toledo e Giovanni Dalmata seguì Teofilo. Nessuno lo vide più, i suoi resti vennero fatti cercare da Maometti II, il Sultano vincitore, che ammirò il militare e voleva onorarne le spoglie, ma non ne fu trovato brandello. Poco dopo il vessillo ottomano sventolò sulle torri del palazzo imperiale alla Blacherne, dove poco innanzi sventolò il l’Aquila, vessillo imperiale romano, ed il Leone di San Marco, perché la guarnigione imperiale di palazzo e la guarnigione veneta, guidata dal Bailo Minotto, ne furono gli ultimi difensori. Si sparse la voce che l’ultimo Imperatore dei romani, Costantino XI, fosse asceso al Cielo, come Romolo, Α ed Ω della storia gloriosa, e qualcuno lo chiamò l’’Αθάνατοσ, l’immortale, espressione che Omero usò per gli Dèi e la Divina Liturgia cristiana pel Dio uno e trino, il: «Santo l’Iddio, Santo l’Immortale, Santo di Forza». La pietà popolare disse che si sarebbe manifestato nella pienezza dei tempi, per liberare la Capitale dell’ecumene romano. Così ebbe a trapassare l’Impero dei romani[1].

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Le età del mondodi Shelling.  (Bompiani)
Un'opera tra romanticismo e filosofia futura,
di
Giovanni Sessa

E’ finalmente a disposizione del lettore italiano, una delle opere più significative prodotte dall’idealismo tedesco. Più in particolare, il testo cui ci riferiamo è il prodotto maturo, l’opera di un’intera vita, di F. W. J. Schelling, pensatore la cui teoresi è a cavallo tra la Scuola di Jena e il Circolo romantico di Heidelberg, tra suggestioni di filosofia della storia e di simbolica. Si tratta de Le Età del Mondo, edite da poco da Bompiani, nella collana “Il pensiero occidentale”, per la cura di Vito Limone. La pubblicazione è corredata dal testo tedesco e presenta le tre redazioni dell’opera, quella del 1811, del 1813 e del 1815-17, per la prima volta assieme nella nostra lingua. Il giovanissimo ma sagace curatore, avvicina, nell’Introduzione, anche il lettore meno avveduto, alle questioni filosofiche maggiormente rilevanti della speculazione schellinghiana, a cominciare dalle questioni filologiche inerenti la stesura del libro in questione.

  

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K Ker ny Rapporti con il divino1
 
 
 
Karoly Kerényi, tra mito e mitologia
(Rapporto con il divino e altri saggi, Bompiani)

di
Giovanni Sessa


L’ungherese Karoly Kerény è stato uno degli storici delle religioni più importanti del secolo XX. L’approccio interdisciplinare ai contenuti mitici che ha connotato il suo percorso di ricerca, ha reso la sua proposta culturale stimolante anche per il dibattito filosofico. Recentemente è stata     pubblicata nel nostro paese, una raccolta di saggi dello studioso ungherese. Si tratta di Rapporto con il divino e altri saggi, nelle librerie per Bompiani ed a cura di Fabio Cicero (euro 35,00). L’opera è davvero monumentale, non soltanto in termini di numero di pagine, corredate dal testo originale a fronte, ma per spessore ermeneutico.
 
 
 
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Riccardo Scarpa foto 1
 
Imago Mundi
 Indagini sulle intuizioni pre-filosofiche
 Preistoria della Sapienza  
di 
Riccardo Scarpa
 

 

1.1 La specie umana è una realtà unica, senza distinzioni genetiche, ma nella storia culturale si sono prodotte diverse intuizioni dello Spirito e sentimenti dell’anima, fra distinte famiglie della specie homo sapiens sapiens, in relazione all’ambiente fisico naturale e storico di cui fecero esperienza. Sulle razze umane, ossia gruppi all’interno della specie Homo sapiens sapiens contraddistinti da supposti tratti fisici ed aspetti culturali fondamentali ben definiti, si deve dire che la paleoantropologia e la genetica negano l’esistenza di differenze biologiche realmente fondamentali nella specie. Il caleidoscopio di famiglie umane, popoli, nazioni, etnie e culture materiali e spirituali presenti sul pianeta Terra, ha fatto sorgere l’idea di tali basilari differenze, fondate su caratteri di natura biologica, nel senso comune, in miti ed in contesti religiosi. Fra i secoli xix e xx dell’êra volgare, si tentò di distinguere le razze della specie umana per mezzo dell’antropometria, cioè della descrizione e misura delle parti del corpo umano, nell’ipotesi che le razze si potessero distinguere per foggia e dimensioni di queste parti. Agli inizî del xx secolo, Franz Boas dimostrò quante differenze ci fossero tra una generazione e l’altra della stessa famiglia umana, e quanto i valori medî dei parametri antropometrici si modificassero attraverso le generazioni, anche in relazione, ad esempio, alle diete alimentari seguite ed agli stili di vita praticati. Allora si passò allo studio dei tratti genetici, e si tentò di distinguere quelli puramente ereditarî per discriminare le razze tra loro, ma non s’arrivò a nulla di accettabile per la scienza positiva. Infine, la scoperta del DNA rilevò che ogni essere umano, pur così diverso dagli altri, è biochimicamente simile ad ogni altro essere umano sulla Terra al 99,5% ed ogni popolazione, per altro verso, mantiene al suo interno un 90% della variabilità genetica dell’intera specie umana, di tal che è impossibile porre confini all’interno della specie stessa. Invece, fra le razze d’alcune specie d’animali domestici vi sono differenze nei caratteri genetici, tra razza e razza della medesima specie, per l’intervento artificioso proprio degli esseri umani, che ne hanno alterato il patrimonio genetico per ottenere ad arte queste discriminazioni; peraltro la tendenza di esemplari «di razza» della stessa specie, lasciati liberi, ad «imbastardirsi» tra loro, mostra l’inclinazione naturale delle specie a non erigere barriere al proprio interno, e quanto sia contro natura l’opera in tal senso svolta sugli animali da parte degli esseri umani. In definitiva, nel nucleo delle circa centomila miliardi di cèllule, in latino piccole camere nelle quali entra nutrimento e si produce energia, che compongono i corpi umani, operano gli stessi meccanismi presenti in ogni essere vivente, soltanto ciò avviene in quel modo speciale che contraddistingue la specie di chi scrive e nella quale consiste la specificità di questa rispetto alle altre del regno animale. Tant’è che annotò Bernardino del Boca: «Già von Baer nel 1828, e più tardi Haekel, avevano riconosciuto che tutti gli animali si sviluppano secondo un piano di organizzazione che varia molto poco per le specie morfologicamente più differenti e che studiando comparativamente gli embrioni coetanei di una lucertola, di un pescecane, di un cane e di un uomo, non si notano differenze. Si scoprì allora che l’embrione di tutti gli animali, durante il suo sviluppo, passa più o meno velocemente attraverso una serie di cambiamenti che riassumono le forme ancestrali con cui si è evoluta la sua specie. Perciò il microscopico uovo da cui nasce l’uomo riassume nello sviluppo di poche settimane il risultato di miliardi d’anni di evoluzione, passando dallo stato amebico a quello di verme, di pesce, di anfibio, di rettile, fino a quello di quadrupede con la coda, prima che il feto raggiunga la forma umana e venga partorito. Solo dopo la nascita, e molto lentamente, il bambino svilupperà i suoi caratteri morfologici e mentali, tipici dell’Homo sapiens. Quando lo scienziato scoprì che nell’embrione c’era il ricordo di tutte le evoluzioni passate e il piano costruttivo del nuovo essere, iniziò a studiare la struttura microscopica di tutto ciò che forma l’organismo. Con lo studio degli organi omologhi, cioè gli organi che hanno la medesima origine embriologica, anche se è diversa la loro funzione nell’adulto, l’uomo ha compreso di essere legato da stretti legami di parentela organica e strutturale con tutti gli animali del creato. Ora sappiamo che tutte le parti che costituiscono l’organismo umano e quello degli animali sono esistite, nel lontano passato, separate. Solo con le mutazioni queste parti sono venute a raggrupparsi in uno stesso organismo, ma mantenendo certi rapporti costanti fra loro, poiché in questa monogenesi, oltre alle leggi della genetica, agiscono le più forti leggi dello spirito che, sia pure in modo diverso, funzionano anche nelle vite degli animali, dei vegetali e dei minerali»[1]. Così le specie animali, di per sé, si distinguono, a loro volta, dai regni vegetale e minerale per le particolarità del loro regno, ma tutti i regni sono interconnessi tra loro. E lo Spirito è la Vita: «Ci basta tener presente ciò che la scienza antropologica insegna ai suoi studenti: la Vita (il Soffio del Creatore) ha dato inizio al creato. È fluita inizialmente attraverso i minerali dando origine a tutte le loro infinite manifestazioni, cioè la materia ha assunto la forma minerale. Poi ha continuato a fluire in una dimensione diversa dando origine al mondo vegetale, usando i minerali come materia prima ed anche per colorare di azzurro il miosotis e di rosso il papavero; per poi continuare a fluire per dar origine alla dimensione del regno animale e poi a quella dell’Uomo. Come nei vegetali, anche negli animali e nell’uomo i minerali rappresentano la struttura di base. I vegetali ne rappresentano un’altra indispensabile per la nostra continua evoluzione, per il fluire continuo della Vita. Mentre l’antropologo riconosce gli infiniti processi chimici a mezzo dei quali il corpo umano si sviluppa e vive, l’occultista sa che anche nell’ammirare un fiore in un dato modo, qualcosa di esso passa in noi, come pure il nostro solo sguardo di interesse e il nostro amore per una pianta ne aumenta la vitalità. La fisica, con Heisenberg, dice: “C’è solo una specie di materia ma esiste in tante condizioni abbastanza stazionarie”, mentre lo spiritualista dice: “La materia non è che un velo, più o meno denso, con cui l’energia spirituale si manifesta”. La Vita fluisce in noi attraverso le particelle infinitesime che compongono il nostro essere e lentamente ci spinge, con infiniti processi dei quali abbiamo tuttora una limitata conoscenza, a raggiungere piani di conoscenza sempre più alti. L’uomo può essere immaginato come un organo composto da milioni di canne, delle quali non sappiamo usarne che una piccola parte. La musica che possiamo ottenere da questo organo è perciò limitata e soltanto il poeta, l’artista, il saggio e il mistico sanno usare un numero maggiore di canne e perciò la musica è più ricca, ma è anche spesso incompresa dagli altri individui perché troppo elevata. Quando ebbe origine la Vita? In che punto dello spazio si è compiuto prodigio? Per millenni gli uomini hanno cercato di rispondere a queste domande e nelle biblioteche del mondo sono conservate le numerose teorie che gli uomini hanno ideato. Ma ora lo scienziato non si pone nemmeno più questi problemi, perché ha compreso che è più urgente scoprire che cosa sono la Vita e la materia»[2]. Come esseri umani, apparteniamo ad una specie come le altre, anche se essa ha le proprie unicità, che ci fanno essere ciò che siamo. Secondo le cognizioni diffuse nella paleoantropologia, agli inizî del xxi secolo dell’êra volgare, la specie dell’Sahelanthrpus tchadensis, scoperta nel Ciad e vissuta sette milioni d’anni prima del secolo suddetto, costituisce la prima testimonianza d’un ominide in grado di camminare su due gambe. Essa sarebbe evoluta nell’Ardipithecus kadabba, trovato in Etiopia e d’età compresa fra i 5,2 ed i 5,8 milioni d’anni antecedenti rispetto quella in cui si scrive. Costui avrebbe perfezionato la stazione eretta e la camminata bipede, anche poiché la foresta si stava lì ritirando, lasciando grandi boscaglie ricche di cibo coll’intervallo d’ampie distese ricoperte da alti steli d’erba, e quindi occorse correre. L’Ardipithecus ramidus, risalente a 4,4 milioni d’anni addietro, ebbe ancora un cervello di 300 cm. cubici, meno d’un quinto di quello d’un ragazzo del xxi secolo; braccia e dita lunghe e polsi rigidi, per arrampicarsi meglio sugli alberi; piedi ancora coll’alluce divaricato come le scimmie, gambe corte e bacino largo, a denotare un bipede ancora facoltativo, cioè il quale camminò sulle due gambe sul terreno ed a quattro zampe sugli alberi, come si constatò coll’osservazione d’una ossatura di femmina completa, rinvenuta nella valle dell’Awash, in Etiopia, da Tom White, studioso dell’università degli studî di Berkeley. Da tale specie evolse l’Australopithecus anamensis ed il suo cugino Præanthropus afarensis, di circa tre milioni d’anni prima di chi scrive, molto più simili all’attuale essere umano, cioè meno scimmieschi, colla stazione eretta ed il bipedismo ormai stabilmente acquisiti, con un cervello di 500 cm. cubici, più grande di quello d’uno scimpanzé, in quanto ebbe una dentatura ed una mascella più leggere, che consentirono un maggior sviluppo della scatola cranica. Di qui, attraverso il Kenyanthropus patyops, il quale deve il suo attuale nome pel suo scheletro rinvenuto da Meave Leakey, paleoantropologa del Museo nazionale del Kenya,  risalente a tre milioni d’anni avanti al xxi secolo, e l’Homo rudolfensis, dotato di cranio piuttosto grande, si giunse all’Homo Abilis, il capostipite sicuro del genere Homo. Questi fu trovato in Tanzania, e risale ad 1,8 milione d’anni avanti a questo scritto. Fu forse il primo ominide ad aver usato utensili in pietra; si dice «forse» in quanto si sono rinvenuti anche utensili d’epoca anteriore. Ebbe una scatola cranica più ampia e mascelle meno potenti, per effetto della dieta onnivora che seguì; i suoi utensili in pietra servirono anche a rompere le ossa per cavarne il molto nutriente midollo. Da questi discese l’Homo erectus, che, circa 1,7 milioni d’anni avanti a noi, il quale migrò fuori dall’Africa sino al Caucaso, dove si rinvenne un Homo erectus georgicus, ed un milione d’anni dopo si manifestò in Europa come Homo antecessor, i cui resti si rinvennero in Italia a Ceprano nella provincia di Roma ed in Spagna ad Atapuerca. Questa specie raggiunse i 1.600 cm. cubici di cervello nella versione di Homo heidelbergensis, dal quale discese l’Homo sapiens neanderthalensis, chiamato così poiché i primi suoi resti vennero rinvenuti a Neander, diramazione della valle del Düssel, fra Düsseldorf ed Elberfeld, nel 1856. Invece dall’Homo ergaster, variante dell’ Homo erectus rimasta in Africa, derivò l’Homo sapiens sapiens, comparso 30.000 anni prima dell’êra volgare, e che venne detto di Crô-Magnon da Quatrefages ed Hamy, i quali ne trovarono per la prima volta i resti (tre cranî, due maschili ed uno femminile), nel 1868, sotto un tetto roccioso, presso un casale con quel nome, nella valle della Vézère, nel dipartimento della Dordogna, in Francia. Anche questa specie ebbe origine in Africa, per poi diffondersi ed affermarsi su tutta la Terra.
 
 
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  • nietzsche filosofo politico
  • Una
  • filosofia ‘agonale’.
    Su
  • Alfred Baeumler
  • interprete di Nietzsche.
  • di
  • Giovanni Damiano

 

                                                                                                             A mia madre


                            

Scrivere su Alfred Baeumler interprete di Nietzsche significa, innanzitutto, ribadire la persistente centralità dell’opera del filosofo di Röcken. Centralità e non attualità, però. Questo, lo snodo essenziale. Nel senso che centrale rimane il Nietzsche diagnosta (del nichilismo) e prognosta (della Umwertungassiologica). Ma tutto ciò permane, molto più di ieri, inattuale. Perché l’oggi è perfettamente refrattario alla grande lezione nietzscheana. Oggi, infatti, assistiamo alla più sfrenata riproposizione di quei ‘valori’ di cui già Nietzsche aveva intravisto, con sguardo ‘meridiano’, il tramonto. L’oggi è, insomma, sostanzialmente pre-nietzscheano. Certo, resta in piedi buona parte della retorica nietzscheana (dove bisogna leggere l’eco della ‘rettorica’ michelstaedteriana). Ossia, sopravvive la finzione dell’accoglimento del messaggio di Nietzsche in vista, però, della sua neutralizzazione, la riduzione del pensiero nietzscheano a formule stereotipate (la “morte di Dio”, ecc.), le vaghe professioni di ‘disincanto’, la derubricazione di Nietzsche ad araldo del ‘pensiero debole’, e via discorrendo. Ma nulla più.
    
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  • crisi mondo modernone
  • Guénon
  • e la crisi della modernità
        
    Una nuova edizione critica dell’opera capitale del tradizionalista francese
    (La crisi del mondo moderno, nuova edizione critica, Mediterranee)
    di
  • Giovanni Sessa 

René Guénon è un punto fermo del tradizionalismo integrale, vale a dire di quella corrente di pensiero che si è posta in modo radicalmente critico nei confronti della modernità, lungo tutto il secolo XX. In essa ebbero parte attiva autori quali Julius Evola, Ananda Coomaraswamy, Frithjof Schuon, Titus Burckhardt, solo per fare qualche nome tra i tanti. Nel 1927 uscì in Francia un libro di Guénon ancora oggi ritenuto la sintesi valoriale di tale indirizzo speculativo. Ci riferiamo a La crisi del mondo moderno. Tutti i libri, lo sanno bene i bibliofili, hanno un loro particolare destino. La Crisi, che uscì in Italia in prima edizione nel 1937 grazie all’interesse e alla traduzione di Evola, ha come proprio tratto peculiare l’aver accompagnato anche nelle edizioni successive, i momenti più drammatici, in termini spirituali, esistenziali e politici, della storia recente dell’uomo europeo.
 
 
 
 
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ghunter platone custode vita
 
Il paradigma biopolitico.
Note su 

"Platone custode della vita"
di
GIOVANNI DAMIANO
 
 
Biopolitica significa biopotere. Che, a sua volta, può essere tanto potere sulla vita quanto potere della vita. Ma solo un discorso edificante e del tutto astratto può scindere queste due forme di biopotere, mettendole una in netta alternativa all’altra. In realtà si dà solo un loro inestricabile, costitutivo, intreccio. L’una si accompagna all’altra. Questo è l’aspetto ‘inquietante’ (perché irresolubile) della biopolitica. Tuttavia, se è impossibile disgiungere le due forme di biopotere in una umana, troppo umana alternativa, è comunque possibile tentare di divaricarne gli esiti; ossia, giungere a ‘soffocare’ la vita in una compiuta tanatopolitica, oppure far trionfare la potenza della vita.
  
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Heleg e la tradizione ermetica Don 2
 
 
Ermetismo e negazione in Hegel
Si riapre il dibattito...
(Hegel e la tradizione ermetica, Mediterranee
  di 
Giovanni Sessa
 
 
 
  • Il panlogismo hegeliano ha indubbiamente rappresentato, comunque lo si giudichi, uno dei momenti speculativi più importanti della tradizione filosofica occidentale. Inoltre, nel sistema del pensatore di Stoccarda, di fatto si chiude un ciclo millenario del pensiero europeo, centrato sull’ottimismo onto-teologico. Per questo, crediamo, qualsiasi lettore accorto delle opere dell’idealista tedesco, fin dalle prime pagine, ha contezza del carattere terminale, epigonale, del sistema hegeliano. In ogni suo testo fluiscono, sotterraneamente o in modo esplicito, disparati riferimenti a precedenti esperienze teoretiche, rinvii ad autori noti e meno noti. Più in particolare, come è stato rilevato, si cristallizzano in Hegel le suggestioni che, attraverso i sistemi di Spinoza e Leibniz, avevano irrorato di sé la cultura della Romatik, animando i dibattiti dei Circoli di Jena ed Heidelberg e che sostanzialmente provenivano dalla lontana, ma ancora all’epoca risonante, filosofia neoplatonica rinascimentale.

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  • 16 Par del Nietzsche Aragno

  • Recensione al libro di
    Julius Evola,
    “Par delà Nietzsche”  (Aragno)

  • di
  • GIACOMO ROSSI

Il pensiero nietzschiano è sicuramente quello che più di ogni altro ha influenzato la filosofia agli inizi del ventesimo secolo, il pensiero che ogni intellettuale di vaglia doveva necessariamente incontrare per emergere nella temperie culturale del periodo. Friedrich Nietzsche, infatti, ha fornito le coordinate per una speculazione tesa ad oltrepassare i limiti e le strettoie gnoseologiche e formali proprie dell’idealismo di matrice hegeliana. Julius Evola, artista, esoterista, politologo e, primariamente, fine pensatore, non poteva esimersi dall’intrattenere con il filosofo tedesco un confronto che, iniziatosi in gioventù, proseguirà fino all’età matura. 

 

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  • RAFFAELE SIMONE Come la democrazia fallisce

  • Recensione
  • al libro di
  • Raffaele Simone,
  • “Come la democrazia fallisce”
  • (Garzanti)

     di
    FRANCESCO CLEMENTE

 

  • Con il passare degli anni Il Prof. Raffaele Simone, leccese di nascita ma cittadino del mondo, è riuscito a rendersi riconoscibile fra centinaia di saggisti, forte di una particolare predilezione per temi affrontati con modalità argomentative pionieristiche e per una cifra stilistica di un’eleganza cristallina.
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 Psicodramma alla 'Sapienza',
tra isterismi e faziosità,
COME UCCIDERE I PADRI “FASCISTI”   DELLA
STORIA DELLE RELIGIONI ITALIANA
Gianfranco de Turris

 

(da www.ereticamente.net  di venerdì 18 dicembre 2015)

Premessa. Alle spalle di quanto si racconterà ci sono due fatti.  In positivo, la pubblicazione del volume collettaneo The Study of Religion under the Impact of Fascism (Brill, 2007), sovente iper-fazioso ma molto documentato.  In negativo, il convegno che si svolse nel novembre 2014 “L’eredità di Evola”, che vide dieci docenti universitari che affrontarono altrettanti ambiti del pensiero evoliano e la loro ricaduta culturale diretta e indiretta, convegno che provocò una reazione pre-ventiva e pre-giudiziale all’iniziativa in sé, senza prendersi la bega di ascoltare le relazioni in programma, concretatasi in una sorta di scombiccherata lettera-manifesto in Rete firmata da uno storico contemporaneista e sette esponenti della storia delle religioni, di via via minore importanza sino allo zero, che metteva in guardia dal diffondersi del “virus Ebola” (goliardata indegna di seri studiosi) e si denunciava il tentativo di una “rivalutazione scientifica” del pensatore tradizionalista.  Posizione quanto mai democratica, come ben si vede.

 

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  • Una genealogia dell'Origine

    Brevissime note su
    Aldilà di B
    ene e Male  
  • di
  • GIOVANNI  DAMIANO
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  • Aldilà di Bene e Male (Edizioni di Ar, 2014) è un testo dalle mille facce sin dal titolo. Sembra rimandare a un aldilà, ad una trascendenza, a un oltre, mentre invece àncora nell’aldiquà, proprio attraverso il tramonto dell’endiadi bene/male come sanzione ultraterrena e ‘norma’ divina. Ma insieme libera da un aldiquà dominato dalla morale, dalla necessità della legge, dalla obbligatorietà del bene/male. Il suo ‘spazio’ è dunque inafferrabile, né qui, né là. Un ‘dove’ che resta ancora da cercare (presumendo di poterlo mai trovare…), e ‘per natura’ irraggiungibile da tutti gli abbagliati, convinti di essere i prescelti di Nietzsche, i soli (pur essendo in realtà legioni…) autentici destinatari della sua ‘parola’.
     

 

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Sovvertire il tempo.
Note su  "L'anticristiano"
di Friedrich Nietzsche
di
Giovanni Damiano


 

Berlino, gennaio 1919: la rivolta dello Spartakusbund viene infranta dall’intervento dei ‘Corpi franchi’. Interrogandosi su quest’evento, e sulla distanza che passa tra rivolta e rivoluzione, Furio Jesi nota: “la rivolta esclude la provvidenza […] così come essa non prepara il domani”[1]. Al contrario della rivoluzione, la rivolta fa saltare ogni ‘successione’ storico-temporale, affondando, al contempo, ogni pretesa ‘necessitante’. Mentre la rivoluzione ‘lavora’ nell’oggi per preparare un domani inevitabile, ed è quindi in fondo attuale, dunque moderna, la rivolta evoca un futuro differente, profondamente inattuale[2], sciolto dai lacci di Ananke. In breve, la rivolta è fuori dal moderno e da qualsivoglia visione necessitata della storia. L’adesso, il qui-e-ora della rivolta svelle la storia dai suoi cardini, sconvolgendone il continuum temporale[3], minandone la linearità unidirezionale. Felice paradosso: quel che sembra essere massimamente ‘attuale’ (la rivolta), mostra tutta la sua inattualità, mentre quel che pare proiettato verso il futuro (la rivoluzione), è già attuale.
 
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damiano altra modernita
 
emozione genealogica damiano
damiano destino manifesto
 
 
Su
GIORGIO LOCCHI
di
Giovanni Damiano





 
                                                                      A chi non c’è più
ma che resterà sempre con me
 
 
 
Prima di entrare in argomento, una precisazione, credo, necessaria: questo breve scritto non ha la benché minima pretesa di esaminare per intero la ricca e originale opera di Giorgio Locchi, uno dei pochissimi autori ‘non-conformisti’ di cui davvero non si può non essere debitori; tutt’al contrario, l’intenzione che giustifica queste assai sommarie riflessioni è unicamente quella d’individuare, in via di prima approssimazione sia chiaro, la ‘struttura fondamentale’ del pensiero di Locchi.
 
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StartMagazine Conte Seminario
 
VITALDO CONTE:
VISIONI ALTRE
per i Beni Culturali in Italia 

 
(Testo con cui Vitaldo Conte ha partecipato al seminario a porte chiuse
Beni culturali, petrolio d’Italia,
Hotel Nazionale, Roma 24 novembre 2015,
promosso da Start Magazine)
 
 
Il campo di appartenenza e azione dei beni culturali è molteplice, variegato. Ciò l’ho compreso fino in fondo nel mandare in giro (con modalità riservata) il documento iniziale di questo seminario “a porte chiuse” come un personale test. Intendevo “aprire” il mio pensiero a qualche parere di colleghi delle Accademie di Belle Arti, di critici d’arte e artisti. Quelli che mi hanno risposto lo hanno fatto in maniera generica, solo qualcuno ha espresso delle osservazioni specifiche.  Quali sono dunque le pertinenze dei Beni Culturali? Quali possono essere oggi i suoi limiti in Italia? Quali potrebbero essere i nuovi strumenti idonei per la loro conservazione e diffusione? Attraversando la sua storia si può comprenderne la complessità, frequentemente ignorata. I beni culturali, che si contrappongono per definizione ai "beni naturali" offerti dalla natura, sono il prodotto delle espressioni della cultura.  La cultura è, per propria natura, dinamica, anche quando si ricollega alla tradizione. Quella attuale tende a rapportarsi con i nuovi linguaggi, tra cui quello tecnologico. L’arte contemporanea, in tutte le sue espressioni, non può rifiutare oggi il rapporto con l’estetica, o meglio con la sinestesia, tecnologica, sia in chiave di congiunzione di linguaggio e sia in chiave di riflessione critica. La tecnologia tende sempre più a incamerare le spinte visionarie e immaginali dell’essere (la spinta verso gli estremi confini del conoscibile).   Che la cultura non debba essere stagnante lo troviamo anche scritto nel manifesto di nascita del Futurismo del 1909: “Noi vogliamo liberare l’Italia dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri”. L’espressione futurista, oggi presente nei musei, è stata la prima avanguardia nostrana a imporsi in ambito internazionale nell’arte contemporanea. Per sprovincializzare la cultura italiana teorizzava la distruzione simbolica dei musei, intendendo liberarla dall’essere luogo di stagnazione. A differenza di chi intende oggi praticarla materialmente nel nome di un monoteismo culturale: magari da “riconvertire”, attraverso i reperti, in finanziamento per l’economia del terrore dell’Isis (di cui nel 2014,  secondo stime approssimative, 28 miliardi di dollari provengono dai reperti archeologici di grande valore “trafugati”).  Gli studiosi che fanno riferimento alla Scuola Romana di Filosofia politica e al movimento di pensiero della Nuova Oggettività hanno apprezzato la sensibilità del ministro Franceschini quando, unico ministro dei Beni Culturali in Europa, ha disposto che fosse posta la bandiera nazionale a mezz’asta sui musei italiani in segno di lutto per l’efferato assassinio del prof. Khaled Asaad, sovraintendente al sito archeologico di Palmira. Questo episodio si aggiunge ad altri analoghi, occorsi in diverse parti del mondo. Nonché la recente sparizione, in Libia, della Venere di Cirene, restituita a suo tempo dall’Italia, assieme agli infiniti altri scempi compiuti su opere d’arte del passato, appartenenti ormai, anche per comune sentire, al patrimonio dell’umanità.
 
 
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