"Scuola Romana di Filosofia politica"

è diretta da

Giovanni Sessa

La S.R.F.P. fondata, a suo tempo, da Gian Franco Lami ed Emiliano Di Terlizzi, docenti alla “Sapienza”, è oggi un forum critico di filosofia e metapolitica.

  • Carteggio heidegger

    Caro Martin, Caro Fritz…
  • L’epistolario dei fratelli Heidegger
  • tra politica e affetti familiari
  • di
  • Giovanni Sessa

  •  Martin Heidegger è, ancora oggi, un «caso politico». Uno dei più grandi filosofi del Novecento, che ha fortemente condizionato gli sviluppi del pensiero fino ai nostri giorni, subisce da decenni attacchi virulenti, periodiche campagne di stampa tese a screditarlo come uomo e come pensatore. Lo si è presentato, da più parti, quale teorico di riferimento del nazismo, in conseguenza dell’assunzione del Rettorato all’Università di Friburgo nel 1933 (incarico che mantenne per pochi mesi), nonché per il tratto destinale della sua filosofia. La polemica si è fatta incontenibile dopo la pubblicazione dei cosiddetti Quaderni neri, ed ha indotto il professor Friedrich-Wilhelm von Hermann, ultimo Segretario personale di Heidegger, e il professor Francesco Alfieri, dell’Università Lateranense, a dare alle stampe il volume Martin Heidegger. La verità sui Quaderni neri (Morcelliana, 2016) per chiarire le cose.   Nelle sue pagine si dimostrava che, per comprendere le affermazioni heideggeriane contenute nei taccuini, è necessario inquadrarle nell’iter speculativo del filosofo, centrato sulla storia dell’essere. Pertanto, le letture decontestualizzate dei frammenti, proposte dai curatori dei Quaderni neri, risultavano fuorvianti ed errate.  E’ da poco nelle librerie per i tipi dell’editrice Morcelliana un nuovo volume curato da von Hermann ed Alfieri, che può aiutare a fare ulteriore chiarezza sul «caso Heidegger». Si tratta di Martin Heidegger, Fritz Heidegger. Carteggio 1930-1949 (euro 25,00).

 

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  • Copertina Due lune

  • La guerra delle due lune
  • romanzo di
  • Maria Scerrato
  • recensione di
  • Angela Flori

  • 1860. Sul proscenio della frontiera tra Stato pontificio e Regno di Napoli, in un territorio che dal mare arriva al Garigliano e si inerpica verso gli Appennini, attraverso borghi e terre di briganti, si innesca la narrazione del romanzo di Maria Scerrato: La guerra delle due lune, da poco comparso nel catalogo della D’Amico editore (euro 13,00, pp. 254). Il volume è accompagnato da un saggio storico di Fernando Riccardi.
  •     
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  • Letà delloro


  • Il ritorno dell’età dell’oro. 
  • Mito, filosofia, immaginario,
  • di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • La cultura europea e, per estensione mondiale, in particolare la filosofia politica, ha al proprio centro, secondo modalità esegetiche disparate, il mito dell’età dell’oro. Ad esso si sono richiamati pensatori ed artisti, in nome della restaurazione o del rinnovamento politico. Reazionari e rivoluzionari si sono avvicinati alla ‘figura’ dell’età dell’oro, come a un ideale di perfezione umana da proiettarsi verso il futuro o da riattualizzare nel presente. L’interesse, su questo rilevantissimo topos culturale, è stato riacceso da un Convegno tenutosi a Verona nel corso del dicembre 2016, al quale parteciparono filosofi, storici dell’arte e psicoterapeuti, animatori di un dibattito interdisciplinare. Da poco, la raccolta degli Atti di quelle giornate è stata pubblicata dalla casa editrice Marsilio, per la cura di Carlo Chiurco, con il titolo, L’età dell’oro. Mito, filosofia, immaginario (euro 25,00).
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  • ARmonia

  • L’individuo, la persona
  • e la
  • rule of law
  • di
  • Gabriele Sabetta
  • Vi sono due modi dell’essere-al-mondo per l’uomo: come individuo e come persona. Nel primo caso, egli tende al basso, agli istinti primari, alle soddisfazioni del momento, alla vita animalesca, al conformismo di gruppo; nel secondo, predilige piuttosto la via della massima resistenza, la rotta verso il continuo perfezionamento di sé, il cammino alla scoperta della propria identità celata nell’oscurità degli abissi interiori.
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  • copertina Lo spirito prussiano

  • Spirito prussiano  e  Rivoluzione conservatrice
  • Un nuovo inizio per l’Europa
  • di
  • Giacomo Rossi
  •  

  • In un’Europa sempre più in forte crisi di identità, l’esempio degli uomini e degli Stati, artefici della storia continentale, potrebbe fungere da monito e stella polare, illuminando un percorso per quei volenterosi che non si arrendono alla tecnocrazia imperante di Bruxelles. Al riguardo, è senz’altro meritorio il lavoro di Oaks Editrice per la sua recente pubblicazione,  "Lo spirito prussiano di Hans-Joachim Schoeps" (Per ordini: info@oakseditrice.it, euro 18,00, pp. 274). L’opera fu pubblicata per la prima volta in Germania nel 1964 con il titolo Das war Preussen e l’anno successivo in Italia, tradotta dal filosofo romano Julius Evola, per la casa editrice Volpe. L’edizione che ci apprestiamo a recensire è completata da una organica e chiara introduzione, 'Spirito Prussiano e Germania segreta. La rivoluzione conservatrice di un ebreo', firmata dal professor Giovanni Sessa, che, oltre a collocare storicamente l’autore e il testo, offre notevoli spunti di riflessione.
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  • Dietro le linee SANNOKAI


  • Essere un uomo.
  • Hiroo Onoda e Mr Stevens: 
  • impersonalità attiva, 
  • lotta e vittoria
  • di 
  • Marco Toti
  •  
  • Una sottomissione inflessibile al proprio signore/superiore, tipicamente giapponese, risulta abbastanza “eccentrica” nell’ethos di Occidente; in altri termini, nelle lande del sol calante l’obbedienza al comando ha usualmente ritenuto, in chi la deve esercitare, un contenuto etico. L’ordine non è, di per sé, assoluto: se da un lato un tale “limite” caratterizza in senso morale, per l’appunto, l’agire umano, dall’altro ciò rischia di aprire una qualche fessura alla possibilità di un arbitrio “liberale”. D’altra parte, “samurai di Occidente” è stato soprannominato D. Venner, suicidatosi stoicamente nel 2013, nella cattedrale di Notre Dame, a testimoniare la propria avversione al cosiddetto multiculturalismo: subdolo, demoniaco artifizio che sfigura definitivamente le civiltà al tramonto.  Il più fulgido esempio di rispetto delle consegne che la storia recente ha restituito è, a nostra conoscenza, quello di Hiroo Onoda (1922-2014), di cui è stato pubblicato, nel 2014, uno splendido libro, intitolato Dietro le linee. Io, solo, per trent’anni in guerra,  (Edizioni di Ar, Collana: Sannô-kai).
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  • Rosati CasaPound
  • "CasaPound e il fascismo del III millennio"
  • Ricerca storica e vecchi schemi interpretativi
  • recensione di
  • Giovanni Sessa
  • I movimenti politici neofascisti sono tornati al centro del dibattito storiografico. Lo dimostra un recente volume comparso nel catalogo della Mimesis editrice. Si tratta di uno studio di Elia Rosati, "CasaPound Italia. Fascisti del terzo millennio" (per ordini: mimesis@mimesisedizioni.it, euro 18,00), introdotto dal contemporaneista dell’Università di Milano, Marco Cuzzi. Chiudono il volume le Appendici del giornalista Valerio Renzi.

 

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  •  
  • PieroVisani
  • Storia della guerra dall’antichità al Novecento,
  • di
  • Piero Visani,
  • recensione di 
  • Teodoro Klitsche de la Grange
  • (OAKS editrice, 2018, pp. 190, € 18,00)
  • Questo libro, che verrà presto seguito dalla storia della guerra del novecento ad oggi, è riuscito in un’impresa non facile: quella di cogliere le costanti e le differenze, (in rapporto alle epoche) del fenomeno bellico, in primo luogo la sua ineliminabilità. Come scrive l’autore “Scrivere un abbozzo di storia della guerra dall’antichità ad oggi, sia pure senza pretese di esaustività e completezza scientifica, può sembrare un’operazione oziosa: la cultura dominante in quello che per convenzione definiamo il mondo occidentale, infatti, ha da tempo espunto dai suoi valori di riferimento il fenomeno bellico”.
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  • Il declino dellOccidente

    Spengler 2018
  • Il Tramonto dell’Occidente
  • rivisitato
  • di
  • Giovanni Sessa

  •  
  • Nel 1918 venne pubblicato un «libro maledetto», il Tramonto dell’Occidente di Oswald Spengler. Dalle sue pagine emerse con chiarezza la prospettiva pessimistica di un mondo in rovina, in attesa dopo la tragedia della Prima guerra mondiale, di una rinascita vitalistica. In esso, l’autore profetizzava una lotta irrinunciabile che, presto, avrebbe visto contrapposto il mondo borghese del denaro e delle metropoli alla civiltà del sangue. Per Spengler, solo l’avvento del cesarismo avrebbe posto fine alla dittatura del denaro e della sua arma politica, la democrazia.  Molti hanno visto nel libro una profezia relativa all’avvento dei fascismi e alla Seconda guerra mondiale. Il progressista Adorno, pur ritenendo che Spengler si riferisse all’onnipotenza del denaro, negli stessi termini con cui gli agitatori politici dell’epoca attaccavano la finanza internazionale, aveva compreso come il morfologo della storia appartenesse: «a quei teorici dell’estrema reazione la cui critica del liberalismo in molti punti si è rivelata superiore a quella progressista». (p. 16).  
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  •  Schiavo

  • Donna Prassede
  • abita a Capalbio
  • di
  • Teodoro Klitsche de la Grange
  • A distanza di cinque mesi dal 4 marzo e di parecchi anni dal momento in cui si capiva che il vento della storia stava cambiando, la sinistra non si è ancora rassegnata al deperire della dicotomia destra/sinistra, o meglio, borghese/proletario, come scriminante (prevalente) dell’amico/nemico.  

 

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  • TEMI DIKE

  • NEL TRAMONTO DELLA REPUBBLICA

SOMMARIO:

1.Temi e Dike nel pensiero di Hauriou; 2. Privilegi e disparità a favore dei pubblici poteri; 3. Miglio, l’obbligazione politica e l’obbligazione-contratto; 4. Freund e i presupposti del politico; 5. Pubblico, privato e giustizia amministrativa; 6. Le privatizzazioni di fine secolo (XX) e loro ininfluenza su Temi; 7. Temi e Dike sono costanti dell’ordinamento; 8. Tocqueville e la giustizia amministrativa; 9. Meno Dike negli anni ’90; 10. Conclusioni.

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  • Chimere

  • La sfrontatezza dionisiaca alla ricerca di sé...
  • di
  • Gabriele Sabetta

  • Giornalista, poeta e romanziere, il fiorentino Giovanni Papini (1881-1956) è una figura letteraria tra le più controverse della prima metà del XX secolo. Dapprima come editorialista e scrittore ferocemente iconoclasta, poi come leader del movimento futurista, infine come esponente del tradizionalismo cattolico-romano, ha attraversato – con il suo stile variopinto – generi letterari che spaziano dalla polemica d’avanguardia al lirismo biografico.

 

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  • 9788894807165 0 0 841 75

  • Contro la gioventù 
  •    Come si cessa di essere ciò che si è      
  • di
  • Michele Ricciotti
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  • Vi è una fondamentale aporia che caratterizza la condizione della gioventù oggi. Da un lato i giovani sono al centro di ogni dibattito che si affacci sulla scena pubblica e sociale, a testimonianza di una tendenza che, soprattutto in campo politico, pare velocemente portare il mero dato anagrafico a sostituirsi a criteri di merito, competenza, preparazione; dall’altro lato, la stessa gioventù si vede puntualmente estromessa dagli ambiti di cui pur viene detta parte essenziale, basti pensare a quello lavorativo. Contro la retorica giovanilistica si scagliava Robert Poulet, già intimo amico nonché biografo di Louis-Ferdinand Céline, nel caustico pamphlet Contre la jeunesse, pubblicato nel 1963 e da pochi mesi riproposto in traduzione italiana per Oaks Editrice.
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  • Generazione Erasmus

  • “Generazione Erasmus”
  • ovvero gli adulatori del mondialismo
  • di
  • Gabriele Sabetta
  •  
  • Il volume a firma di Paolo Borgognone, pubblicato lo scorso anno per i tipi di OAKS, dal titolo Generazione Erasmus, è un vero compendio filosofico attinente la società di “libero mercato” e i suoi avidi fiancheggiatori. Ponendo al centro della trattazione l’esperienza dei giovani universitari che si recano all’estero per un periodo di studio, delinea con ricchezza di particolari quei processi che hanno condotto inesorabilmente alla costruzione della moderna società “liquida”: il totalitarismo nichilista del consumo; il giovanilismo come apologia della mobilità illimitata e accettazione passiva del precariato; il nuovo conflitto di classe post-moderno fra vincitori e vinti della globalizzazione; il genderismo come rinuncia alla propria identità anche nella sfera sessuale; il Sessantotto come controrivoluzione ultra-capitalista. Nella seconda parte, non mancano acute analisi geopolitiche.

 

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  • Meyrink Alle frontiere dellocculto

  • Gustav Meyrink e l’esoterismo
  • Un’importante raccolta di scritti in tema
  • di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • Molti sono i lettori appassionati di Gustav Meyrink. Pochi tra essi, però, hanno avuto la possibilità di scandagliare in profondità le fonti sulle quali lo scrittore ha costruito i suoi capolavori narrativi. Ci riferiamo a Il domenicano bianco, Il volto verde, La notte di Valpurga, per non citarne che alcuni. Il vuoto è ormai colmato. E’, infatti, nelle librerie il volume, pubblicato dalle Edizioni Arktos, "Alle frontiere dell’occulto. Scritti esoterici (1907-1952)", curato da Gianfranco de Turris ed Andrea Scarabelli (per ordini: edizioniarktos@yahoo.it, euro 26,00). Il testo racchiude due antologie di scritti di Meyrink ormai introvabili, Alle frontiere dell’Aldilà e Il Diagramma magico, un saggio contestualizzante di Piero Cammerinesi, ed è impreziosito da tavole di Danilo Capua che rende un omaggio pittorico allo straordinario scrittore. I saggi che compongono la silloge, così come le Appendici epistolari, mostrano come l’interesse per l’esoterismo e l’occulto abbia accompagnato Meyrink, nel corso dell’intera esistenza.

  

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  • Dada una pazzia criminale
  • Il dadaismo in Italia
  • Un nuovo saggio sulla più radicale delle avanguardie
  • di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • Il Dadaismo è la meno indagata tra le avanguardie primo novecentesche. Nel 2016, in occasione del centenario della nascita del movimento Dada, nel nostro paese in pochi sono tornati a parlare del contributo creativo fornito del drappello di artisti formatosi a Zurigo attorno a Tristan Tzara. Non è un caso: il senso ultimo del dadaismo non è meramente estetico, ma indirizzato a squarciare l’abisso della vita, mirato a cogliere, oltre la logica eleatico-diairetica, la dimensione tragica che ci costituisce. Inoltre, tra i Dadaisti, i meno noti sono gli italiani che, al contrario, svolsero un ruolo significativo, nel tracciare l’iter del movimento. Fa luce sul Dadaismo nostrano e sul senso generale di tale gruppo trans-estetico, una recente pubblicazione di Emanuele La Rosa, Dada? Una pazzia criminale! Ricezioni e sviluppi dell’antiavanguardia in Italia (1916-1945), edito da Robin edizioni (per ordini: robinedizioni@robinedizioni.it, euro 15,00).

 

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  • 9788827228265 0 0 300 75

  • Su
  • "Il Cammino del Cinabro"
  • di 
  • Giovanni   Damiano
  •  
  •  
  • Le edizioni Mediterranee hanno di recente pubblicato una nuova edizione del  Cammino del Cinabro arricchita da nuovi documenti (tra i quali le lettere a Himmler su Evola dei servizi segreti nazisti e altre note della polizia politica fascista, un articolo polemico dell’Osservatore romano, le carte della Regia Pretura di Roma sul processo contro il giornalista Danzi, il testamento di Evola, nuove informazioni, tratte da documenti inediti, sul soggiorno di Evola a Vienna nel 1944/45, sul bombardamento e sul successivo ricovero in ospedale, sulla sua morte e sulla vicenda dell’urna cineraria), ulteriori note esplicative e aggiornamenti bibliografici.
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  • Stagnazione dItalia
  • La stagnazione d'Italia
  • I nodi irrisolti della nostra storia contemporanea
  • di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • Una delle ragioni per le quali il nostro Paese non riesce ad uscire dal pantano politico-istituzionale, va individuata nella scarsa propensione delle nostre classi dirigenti all’autocritica. Tale capacità, che connota sempre le élite, può essere indotta solo da un serio confronto con la storia nazionale. Alcuni, tra i politologi più noti, stanno elaborando un approccio critico alla nostra contemporaneità. Tra essi, uno ruolo di rilievo è svolto, da anni, da Giorgio Galli, studioso di vaglia, già ordinario all’Università di Milano. Lo si evince dalla sua ultima pubblicazione, La stagnazione d’Italia. Dalla ricostruzione alla corruzione in dieci nodi della storia italiana dal 1945 al 2017, fresco di stampa per i tipi dalla OAKS editrice (euro 12,00). 
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  • Truia SPQR
  • Superare la Modernità
  • (Evola da 'Cavalcare la tigre' al XXI secolo)
  •  di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • I veri pensatori, quelli che segnano profondamente la loro epoca, si distinguano dagli uomini di pensiero ‘comuni’ per il tratto profetico che connota la loro proposta speculativa. La profezia è costruita, oltre che sul dato intellettuale, sulla dimensione emozionale. Il pensiero profetico, per definizione, non può ambire al tratto della ufficialità, al contrario destabilizza, è pericoloso in quanto mette in discussione i valori fondanti di un’ intera età.  Manlio Sgalambro, filosofo di Sicilia, riconobbe in Julius Evola, tale dimensione poetica ed emozionale. A centoventi anni dalla nascita del pensatore tradizionalista, nessun uomo libero che si sia confrontato con le sue pagine, può negarne la straordinarietà. Per la stessa scolastica tradizionalista, Evola rappresenta l’eccentricità, con il suo costante porsi oltre la semplicistica deprecatio temporois, oltre la mera descrittiva della crisi, in una posizione di aperta ed attiva rivolta contro il moderno.

 

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  • Iocari serio


  • Il gioco magico
  • Ioan Petru Culianu e il Rinascimento,
  • di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • Ioan Petru Culianu, discepolo di Eliade, è stato uno degli storici delle religioni più originali del Novecento. In lui si conclude la grande tradizione intellettuale transilvanica del secolo XX. Per comprendere il cuore vitale dei suoi molteplici interessi, è indispensabile leggere un suo volume, da poco tradotto in italiano. Si tratta di Iocari serio. Scienza e arte nel pensiero del Rinascimento, edito da Lindau, per la cura di Horia Corneliu Cicortaş.
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  • Storia di ON

  • Da Ordine Nuovo a Piazza Fontana
  • Due volumi su trame di regime e destra extraparlamentare
  • di
  • Giovanni Sessa
  •  Piazza Fontana

  • Al fine
  • di comprendere il momento politico che stiamo vivendo, è necessario fare i conti con quanto accadde negli anni Sessanta e Settanta. In quel ventennio, in Italia si insediò il virus ideologico, che portò l’esplosione della seconda fase della guerra civile. Attentati e stragi, continui scontri di piazza tra “rossi” e “neri”, ebbero per esito il rafforzamento del Sistema. Gli uomini di Potere, perseguirono il consolidamento dell’ordine geopolitico e degli assetti economici scaturiti dalla fine del secondo conflitto. Due recenti pubblicazioni, comparse nel catalogo dell’editore Mimesis, riportano l’attenzione su quegli anni. Ci riferiamo al volume di Aldo Giannulli ed Elia Rosati, Storia di Ordine Nuovo. La più pericolosa organizzazione neo-fascista degli anni Settanta (euro 18,00) e al libro-intervista di Andrea Sceresini, Nicola Palma e Maria Elena Scandaliato, Piazza Fontana, Noi sapevamo. Golpe e stragi di Stato. Le verità del generale Maletti (per ordini: mimesis@mimesisedizioni.it, 02/24861657, euro 18,00).
  •     
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  •                                                                                          
  • Ingannevole bellezza

  • "Di un’ingannevole bellezza. Le ‘cose’ dell’arte"
  • La meraviglia del nulla 
  • La bellezza secondo Massimo Donà
  • di Giovanni Sessa
  •  
    • Tra i filosofi italiani contemporanei Massimo Donà occupa un posto di rilievo. Sta perseguendo, con coerenza, un percorso teoretico originale e fuori dal coro. Nella sua ultima pubblicazione, Di un’ingannevole bellezza. Le ‘cose’ dell’arte, edita da Bompiani (euro 11,00), riapre la discussione sul tema che ha presentato in, Teomorfica. Sistema di estetica, uscito nel 2015 per i tipi dello stesso editore milanese.
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SullImpero

  • Aristotele,
  • “Sull’Impero.  
  • Lettera ad Alessandro”,
  • a cura di Filippo Cicoli e Filippo Moretti,
  • presentazione di Giuseppe Girgenti,
  • (Mimesis, Collana: A lume spento,
  • diretta da Luca Gallesi, 2017, pp. 122, € 9,00).
  • Recensione di
  • Michele Ricciotti

 

  • Gli studi aristotelici hanno nell’ultimo anno ricevuto ulteriore linfa vitale grazie al lavoro di studiosi impegnati a difendere la “classicità” di un’opera, quella dello stagirita, che con l’affermarsi di talune tendenze filosofiche contemporanee rischia sempre più di venir soffocata nella stretta morsa di un’immagine da manuale volta a rintracciare nel grande allievo di Platone poco più che un anticipatore della logica contemporanea. Tra i lavori che recentemente hanno contribuito a restituire l’autentica potenza del pensiero aristotelico va senz’altro menzionata la nuova traduzione della Metafisica a firma di Enrico Berti ed edita per Laterza. Più modesta, ma assolutamente rilevante, è l’operazione di due giovani studiosi, curatori di una dibattuta Lettera ad Alessandro, in libreria per i tipi di Mimesis.
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  • Clemente Linsolito ingestibile
  • Francesco Clemente
  • L’insolito ingestibile.
  • Riflessioni su metapsichica, presenza e ipotesi apocalittiche in Ernesto De Martino
  • De Martino e il mondo magico
  • Antropologia e parapsicologia nel pensiero di un inclassificabile
  • di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • Ernesto De Martino è stato uno dei pensatori più stimolanti del Novecento, la cui opera risulta difficilmente classificabile nelle rigidità ideologiche degli “ismi” che hanno dominato la vita culturale nel nostro paese. Di formazione crociana, aderì al fascismo, individuando nel regime la possibilità di coniugare misticamente l’individuo alla comunità. In seguito, si avvicinò al marxismo, mantenendo una libertà di giudizio non comune e sottraendosi al ruolo di intellettuale organico. L’intera produzione demartiniana rivela una curiosità intellettuale onnivora: fu attento al dibattito internazionale e si occupò perfino di tematiche metapsichiche (oggi si direbbe parapsicologiche). A ricordarlo, in una monografia interessante, è uno studioso pugliese, Francesco Clemente, che, in passato, ha dato buona prova di sé occupandosi di Jaspers, Kant e Bruno. Si tratta de, L’insolito ingestibile. Riflessioni su metapsichica, presenza e ipotesi apocalittiche in Ernesto De Martino, da poco edito da Limina Mentis (euro 21,00).

 

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  • gli antimoderni 02
  • Gli  Antimoderni
  • di
  • Antoine Compagnon.
  • Antoine Compagnon e la seduzione dell’antimodernità
  • Le tesi controcorrente dello studioso francese.
  • di
  • Giovanni Sessa
  • Chi abbia frequentato le pagine di Augusto Del Noce, eminente filosofo di ispirazione cattolica, dovrebbe aver contezza del rapporto ‘gemellare’ intercorrente tra il moderno e l’antimoderno “così che talvolta riesce difficile distinguere la punta estrema della modernità dell’antimoderno: è il caso di Heidegger” (A. Del Noce, Modernità. Interpretazione transpolitica della storia contemporanea, Brescia 2007, p. 41). Tale intuizione del pensatore piemontese trova conferma, ed ulteriore esplicitazione, nel volume di Antoine Compagnon, docente di letteratura francese a New York, Gli antimoderni. Da Joseph De Maistre a Roland Barthes, da poco in libreria per i tipi di Neri Pozza (euro 28,00). Libro davvero stimolante, uscito per la prima volta in Francia nel 2005, finalmente tradotto in italiano con l’aggiunta di una postfazione dell’autore.
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  • rosone
  • Stato rappresentativo
  • e vincolo di mandato 
  • di 
  • Teodoro Klitsche de la Grange
  • C’è da chiedersi perché i “vecchi” giuspubblicisti e scienziati della politica chiamavano lo Stato loro contemporaneo, ossia lo Stato post-rivoluzione francese preferibilmente Stato rappresentativo e, come concetti prossimi e/o derivati, le istituzioni di quello rappresentative, il regime politico rappresentativo, la stessa democrazia rappresentativa e rappresentativo il governo (e la forma di governo). Oggigiorno, a partire (grosso modo) dalla metà del secolo scorso, al posto di rappresentativo lo si caratterizza come liberale o democratico-liberale (raramente borghese)[1]

 

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  • Beauty
  • Brevissime
  • note sulla memoria dell’origine
  • di
  • Giovanni Damiano
  •     
  • La questione su come si possa dare memoria dell’origine sarà qui appena delineata. Non farò pertanto riferimento, sulla scorta di Heidegger, alla crisi irreparabile dell’origine, alla radicalità del suo oblio, ossia al suo velamento, che però proprio in quanto tale permette uno s-velamento, cioè una sempre possibile nuova rammemorazione dell’origine stessa. Né tanto meno prenderò in considerazione l’eventualità che dell’origine non si dia più memoria alcuna, possibilità comunque inscritta nella ‘natura’ dell’origine, non essendo quest’ultima mai saldissimamente fondata. Possibilità, a sua volta, da intendere, in maniera assai schematica, almeno in un duplice senso: che si realizza passando in atto, e quindi divenendo impossibile perché appunto attuatasi[1], o che resta tale, confermando come il possibile sia un di più rispetto alla realtà, contro Kant che pretendeva essere il possibile nient’altro che la realtà meno il fatto di esistere concretamente[2].
  •     
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  • Now in the mind
  • Sull’utilità
  • dell’invenzione storica
  • di
  • Gabriele Sabetta
  • (da: L’Intellettuale dissidente, 17 febbraio 2018)

 

  • Cosa sarebbe successo se i Patti Lateranensi non fossero stati sottoscritti? E se la morte prematura di Benito Mussolini avesse portato alla guida del governo un Dino Grandi? E se invece fosse toccato a Galeazzo Ciano, ambizioso genero del Duce? E se quest’ultimo avesse dato avvio a una politica filo-americana, magari sposando una Rockefeller, pilotando il Paese verso un’economica liberal-capitalista? E se Filippo Tommaso Marinetti avesse scritto un “fantasioso” romanzo storico, consegnato direttamente al Duce, influenzando la sua politica? 
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  • Generazione erasmus
  • Generazione Erasmus
  • L’uomo vacuus e disponibile dei nostri giorni
  •  di
  • Giovanni Sessa
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  • Il mondo nel quale viviamo è ben descritto dal testo di Imagine, noto brano di John Lennon. Yoko Ono, compagna del musicista inglese, sostenne che l’insegnamento della canzone poteva essere così sintetizzato: “Siamo tutti un solo mondo, un solo paese, un solo popolo”. Lo ricorda Paolo Borgognone nel suo ultimo libro, Generazione Erasmus. I cortigiani della società del capitale e la ‘guerra di classe’ del XXI secolo, pubblicato per i tipi della OAKS editrice (per ordini: info@oakseditrice.it, euro 25,00). Il volume, arricchito dalla prefazione di Francesco Borgonovo, si pone in continuità con le tematiche che l’autore ha affrontato nei precedenti lavori.
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  • AF copertina
  • L’origine futura
  • A proposito di
  • “Antico Futuro”
  • Recensione
  • di
  • Sandro Giovannini

  • L’origine orrifica e potente dell’arte procombe ormai nel polimorfo, nell’informe, nel corrotto... Come ombra del sacer c’è, inscindibilmente, un processo prevedibile, anche se ben poco previsto, che viene innescato dalle varianti civili, a seguito delle spinte entropiche. Il clic epocale è sostanzialmente scattato, forse per la stupidità compiaciuta degli uomini o per l’irriducibile invidia degli intermedi dei che corrispondono al vortice… la luce s’è affievolita fin quasi a spegnersi. E persino la fosca sorpresa del buio perturbante (le grandi anime, dall’Ottocento) è già alle nostre spalle... molto più o poco meno dall’intuizione tragica dei giganti e dal futuro restante - forse niente - per l’immaginazione derubricata dei nani...
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  •                             tramonto dellOccidente
  •  
  •                          Moeller Van Den Bruck vs Spengler   
  •                           Nuovo Inizio o Tramonto dell’Occidente?     
  •                        di    
  •                  Giovanni Sessa
  • Da tempo andiamo sostenendo che il problema dell’età presente è rappresentato dalla storia, meglio dall’interrogazione teorica attorno al suo presunto senso. Se questo è un problema di tutti, esso lo è, in particolar modo, per le culture oppositive allo stato presente delle cose, aperte alle rassicurazioni nostalgico-reazionarie o, all’opposto, alle suggestioni rivoluzionarie. In ogni caso spesso preda di atteggiamenti deterministici e necessitanti. Tenta di dare una risposta assai sensata al problema, il volume di A. Moller Van Den Bruck, insigne rappresentante delle Rivoluzione Conservatrice, Tramonto dell’Occidente? Spengler contro Spengler, da poco nelle librerie per OAKS editrice (per ordini: info@oakseditrice.it, euro 10,00). Il libro, in prima traduzione italiana, è curato da Stefano G. Azzarà, al quale si deve il prezioso saggio introduttivo.
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  • Sul metodo tradizionale 1
  • Sul metodo tradizionale
  • Henrich, la storia
  • e il tradizionalismo integrale
  • di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • Molti, tra i nostri attenti lettori, conoscono gli autori del tradizionalismo integrale, le loro opere, le prospettive teoriche e spirituali che hanno proposto a beneficio dell’uomo contemporaneo. Non tutti  hanno, però, contezza dell’ubi consistam del metodo tradizionale e in cosa si differenzi dall’approccio critico-filologico alla storia e alla natura, fondato sull’accumulo di dati, documenti, informazioni, proprio della scienza e della ricerca moderna. E’ora a disposizione degli studiosi, grazie alla costante attività divulgativa messa in atto dalla Fondazione Evola, un libro in questo senso prezioso e chiarificatore. Ne è autore Walter Heinrich (1902-1984), esponente della Scuola organicista di Vienna ed allievo di Othmar Spann. Si tratta di, Sul metodo tradizionale, edito da Fondazione Evola-Pagine editore (per ordini: 06/45468600).
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  • ENTRACTE
    • Appunti sul cinema dada
    • Al di là della breve scala cromatica
    • di
    • Carmen De Stasio
  • Nella dialettica della molteplicità e nell’intolleranza al (pre)confezionamento di rituali liturgici dell’arte, il movimento dada irrompe ‒ significativamente in quello scorcio di inizio secolo XX calato nel pieno della Grande Guerra ‒ sulla scena europea come antisistema provocatorio e in permanente scissione rispetto a parametri che acuiscono nella borghesia del tempo la banalizzazione dell’esistere (ovvero la messa al bando, nei termini arendtiani, del valore universale dell’esistere). Dada non ambisce alla nettezza del disegno, ma a una tipologia di arte-azione distaccata da tutto quanto sia artatamente dettato da regole. È espressione di conoscenze impregnate di ricercativa spontaneità del gesto che solo deriva dal (saper) conoscere.
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  •  Eventi studi
  • Hervé A. Cavallera,
  • la pedagogia e la filosofia.
  •  Due recenti pubblicazioni
  •  di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • Ad Hervé A. Cavallera siamo tutti riconoscenti. Ha trasmesso a più generazioni l’amore per le ore studiose, per la filosofia e la pedagogia. Lo ha fatto, peraltro, dalla “parte sbagliata”, in qualità di allievo diretto della scuola attualista e di curatore dell’Opera omnia di Giovanni Gentile. Il suo impegno non è mai venuto meno, anche negli anni difficili in cui nominare il filosofo di Castelvetrano rilevandone la grandezza, comportava discriminazione ed isolamento accademico. Non stupisce, pertanto, che quest’anno, in occasione del suo collocamento in quiescenza, molti colleghi abbiano voluto rendergli omaggio in un Liber Amicorum.

 

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  • Giuseppe Rensi 2
  • Giuseppe Rensi
  • ed
  • Andrea Emo
  • Protestantesimo e Modernità
  • di
  • Giovanni Sessa

Andrea Emo

  • Da tempo andiamo affermando la centralità, nel dibattito teoretico europeo del Novecento, della filosofia italiana. E in essa, di alcuni autori che, per ragioni diverse, hanno finora avuto un’attenzione critica non adeguata alla loro rilevanza speculativa. Di tali intelligenze scomode e coraggiose, estranee alle appartenenze accademiche “forti”, fecero parte Giuseppe Rensi ed Andrea Emo. Uomini e pensatori diversi per indole ed atteggiamento nei confronti della vita, che condivisero un profondo interesse per il Protestantesimo, da entrambi letto quale essenziale matrice del Moderno.
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  • Sul senso della storia
  • Natura e storia
  • L’antimodernismo filosofico di Karl Löwith
  • di
  • Giovanni Sessa
  •  
  • Pochi pensatori si sono confrontati con la realtà contemporanea, l’innominabile attuale del quale recentemente ha detto, con persuasività d’accenti, Roberto Calasso, quanto Karl Löwith. Eppure, il suo pensiero è poco noto. A chiarire le ragioni della crucialità del suo filosofare, ma anche della scarsa risonanza che ha avuto, provvede la pubblicazione di un testo capitale del filosofo tedesco, già allievo di Heidegger. Si tratta di  "Sul senso della storia", nelle librerie per i tipi di Mimesis editore (per ordini: mimesis@mimesisedizioni.it  , 02/24861657, euro 15,00). Il volume, impreziosito da un saggio di Andrea Tagliapietra e con testo tedesco a fronte, è curato da Marco Bruni. Ai due studiosi va riconosciuto il merito di essere riusciti, in prefazione e in postfazione, a contestualizzare il pensiero löwithiano e a coglierne gli aspetti qualificanti.
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  • reghini
  • REGHINI / SPADINI
    Racconto minore su una Firenze di metà Ottocento
  • di
  • Lidia Reghini di Pontremoli

 

  • Parole che nascono dal desiderio di raccontare una storia ambientata nella Firenze di metà Ottocento. Tutto parte da una casa in via dei Federighi 10 dove allora vivevano i fratelli Reghini: Arturo, Maria, Ugo, Gino (mio nonno).    ...
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  • Volto Giacomo Leopardi
  • Verità e disincanto nel vivere in società.
  • Su
  • Leopardi e Machiavelli
  • di
  • GIOVANNI DAMIANO
  • Postfazione a “Pensieri” di Giacomo Leopardi
  • Edizioni AR
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  • Machiavelli SGROI
  • Scritte tenendo bene a mente un aforisma di Canetti (“Mi domando se tra coloro che costruiscono la loro comoda, sicura, rettilinea carriera accademica su quella di uno scrittore che è vissuto nella miseria e nella disperazione ce n’è anche solo uno che si vergogna”), queste poche righe si limitano a suggerire una traccia di lettura dei Pensieri leopardiani, senza pose da critico letterario, notoria genìa solitamente votata a vampirizzare il talento altrui.
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  • Heidelberg romantica
  • Heidelberg romantica
  • Romanticismo tedesco e nichilismo europeo
  • di
  • Giampiero Moretti
  • (Editrice Morcelliana, Brescia 2013, pp. 272, euro 20,00)
  • a cura di
  • Giovanni Sessa

  •  Il destino dei libri è imponderabile. Un autore non sa mai effettivamente per chi scrive, a chi effettivamente, con le sue pagine e i suoi pensieri, si rivolga. Di fronte a sé, oltre la pagina bianca, ha un pubblico anonimo e senza volto. La fortuna di un libro è data dall’incontro con il lettore “giusto”, animato da empatia e rispetto per il testo. Saper suscitare interesse partecipato è ciò che distingue lo scrittore di vaglia da chi non lo è. Alla prima categoria appartiene Giampiero Moretti, docente di Estetica all’Università di Napoli “L’Orientale” e germanista di rango. Lo testimonia, tra le altre opere della sua produzione saggistica vasta, diversificata e di primissimo livello, il volume Heidelberg romantica. Romanticismo tedesco e nichilismo europeo, da qualche tempo ripubblicata in nuova edizione dall’Editrice Morcelliana. Quali le ragioni di questa nuova edizione ampliata, riveduta e corretta?...
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  • Estetica italiana contemporanea 
    • La bellezza possibile
    • Mario Perniola e l’estetica italiana contemporanea
    • di
    • Giovanni Sessa
  • A Mario Perniola,  tra i più originali studiosi di estetica del nostro paese, si deve un libro davvero stimolante. Ci riferiamo alla sua ultima fatica, Estetica italiana contemporanea. Trentadue autori che hanno fatto la storia degli ultimi cinquant’anni, recentemente edito da Bompiani (euro 12,00). Da queste pagine emerge innanzitutto una certezza. Il contributo che la filosofia italiana del Novecento ha fornito al dibattito europeo è stato determinante. Si tenga presente, come ricorda l’autore nell’incipit del volume, che la disciplina filosofica oggetto d’indagine,  l’estetica, fin dagli esordi settecenteschi “ha giocato un ruolo essenziale nell’autorappresentazione della società borghese, al punto da costituirne l’inconscio politico” (p. 7). Perniola fornisce, quindi, strumenti assai rilevanti per la decodificazione di tratti significativi del tempo presente. Riesce a farlo, per di più, in modo avvincente, grazie al tratto coinvolgente del narrato, che stempera il carico erudito del suo dire.
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Octagon

    • Octagon:
    • la biblioteca della Tradizione
    • Un’antologia di studi esoterico-tradizionali in lingua italiana
    • di
    • Giovanni Sessa
  • Hans Thomas Hakl è uno dei maggiori esperti di esoterismo in Europa, nonché attento studioso del pensiero di Tradizione. Egli ha condotto, nel corso di un’intera vita, non solo un eccellente lavoro esegetico sui testi ermetici, ma ha pazientemente raccolto una biblioteca straordinaria e sterminata, specializzata in storia delle religioni, filosofia e, appunto, esoterismo. La sua stessa esistenza è in qualche modo raccolta tra i ponderosi scaffali di “Octagon”, questo il nome della biblioteca e dell’edificio che la ospita, eretto nel giardino della sua casa a Graz, in Austria. Attualmente contiene oltre 40.000 volumi, lo sviluppo degli scaffali dell’emeroteca supera i 200 metri in linea retta. Egli suole dire, per spiegare ai numerosi visitatori cosa per lui rappresenti l’importante raccolta: “Non sono io che posseggo la biblioteca, è la biblioteca che possiede me!”. A rendere nota tra gli studiosi di tutto il mondo “Octagon”, stanno contribuendo apposite antologie tematiche, uscite in inglese, francese, tedesco ed italiano. E’ dell’antologia italiana che intendiamo occuparci, da poco nelle librerie per la casa editrice tedesca Scientia nova (per ordini: www.scientia-nova.de). Il volume è curato dallo stesso Hakl, autore del saggio che apre la raccolta.
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Konstantin Yuon New Planet 1921

  • Futurismo
  • esoterismo
  • cosmismo,
  • di
  • Andrea Scarabelli
  • Più che un territorio, la Russia è una visione del mondo, la corrispondenza formulata da Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev tra geografia fisica e geografia spirituale, la vittoria dell’immensità, della vaghezza e dell’imponenza, Giano bifronte tra un paganesimo dionisiaco e l’ortodossia. La Russia è un mistero custodito nei monasteri e nei deserti notturni, è l’enigma stesso di questa congiunzione, che si riverbera a livello antropologico così come politico-sociale. Da un lato, scriveva Berdjaev, «dispotismo e ipertrofia dello Stato, dall’altro anarchismo e sregolatezza; da una parte crudeltà e inclinazione alla violenza, dall’altra benevolenza e umanità; da una parte individualismo e consapevolezza elevata della personalità, dall’altra collettivismo impersonale; da un lato nazionalismo ed elogio dell’individuo, dall’altra universalismo e ideale dell’uomo universale; da una parte spirito religioso escatologico e messianico, dall’altra una devozione che si esprime nell’esteriorità; da un lato la ricerca di Dio, dall’altro un ateismo militante; da un lato schiavitù, dall’altro rivolta». Ad ogni modo, conclude il filosofo, «la Russia non è mai stata borghese».
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  • malie plastiche
    • Malie plastiche   (1)
    • di
    • Vitaldo Conte
    •  (Scultura come poesia)
  • Ci sono momenti in cui la bellezza, soprattutto quella femminile, nelle sue forme visibili e nei suoi magnetismi di attrazione invisibile, necessita di un volto o di un corpo per incarnarsi, divenendo “icona/feticcio” da adorare, desiderare, significare, rappresentare, ecc. Infine questa, decantatasi nel tempo dall’essere “doppio” di qualcosa o di qualcuno, può finalmente esprimere la propria essenza “altra”, aldilà del procedimento espressivo usato. Può presentarsi anche come soggetto/oggetto di scultura in un “aspetto”: quello “ritrovato”, che diviene, in un altro tempo, l’enigma e la poesia di una totalità da comprendere.
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  • Evola Wagner Jazz
  • Julius Evola, da Wagner al Jazz.
  • Scritti sulla musica 1936-1971.
  • A cura di Piero Chiappano,
  • prefazione di Massimo Donà.
  • (Jouvence, Milano 2017, pp. 181, € 16,00)
  • Recensione
  • di
  • Michele Ricciotti
  •  
  • La già da tempo incessante pubblicazione dei contributi “giornalistici” di Julius Evola ha svolto un ruolo decisivo nell’allontanare dal pensatore romano la coltre della fama di pensatore solitario, solipsistico, ritirato nell’eremo di una aristocratica superiorità spirituale timorosa di qualsivoglia pur rapsodica discesa dalle limpide vette della Tradizione.
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  • Quaderni evoliani
  • OLTRE IL SUPERUOMO,
  • IL SILENZIO...
  • Il Nietzsche di Evola
  • di 
  • Riccardo Scarpa
  • Il 50° dei Quaderni evoliani, pubblicati dalla Fondazione Evola per i tipi di Pagine in Roma (Euro 17,00), sotto il titolo di Oltre il Superuomo, raccoglie scritti dell’Evola, dal 1926 al 1973, dedicati al pensiero ed alla vita di Friedrich Nietzsche. La raccolta è stata curata da Giovanni Perez, di cui è anche l’introduzione.   Questi ha aggiunto dell’altro rispetto compilazioni precedenti.
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  • SOVRANISMO  E  LIBERTÁ  POLITICA
  • di
  • Teodoro Klitsche de la Grange

Ogni destino

  • Se si chiedesse, in un’inchiesta demoscopica, a cosa fa pensare la parola “sovranità”, oltre a una maggioranza di risposte improbabili, qualcuno risponderebbe ad una “...autorità che giudica con decisioni inappellabili su ogni possibile oggetto e rapporto”. L’elemento più importante di una simile “definizione” è il soggetto, ossia che si tratta di un’“autorità”. E ciò coincide con la concezione della sovranità interna allo Stato (alla sintesi politica).  Se tuttavia si analizzano meglio, dal lato esterno, gli elementi essenziali del concetto, è necessario introdurre, per ottenere una definizione esaustiva (che ne comprenda quanti più elementi essenziali), il termine “antitetico” ad autorità, e cioè libertà. E questa non è contraddizione ma complementarietà: nella storia la formazione di sintesi politiche (Stati) si è realizzata, verso l’interno con la riduzione-relativizzazione dei poteri intermedi e, in una certa misura, dei diritti individuali, ossia nella costruzione di un potere irresistibile; all’esterno, attraverso la rivendicazione della esistenza politica indipendente (ovvero libera da interferenze e rapporti ineguali) della comunità (dell’istituzione) che rivendicava la sovranità.

 

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  • Svarto
  • di
  •  Teodoro Klitsche de la Grange
  • adelchi
  • Religione e letteratura ci hanno tramandato tanti esempi di traditore da Giuda in giù; e il traditore – in generale - è il complemento abituale di chi detiene potere. Ma spetta a Manzoni di aver tratteggiato con Svarto il tipo ideale dei traditori all’“italiana”, tante volte riapparso nella storia del paese.   In primo luogo per la motivazione del tradimento: se Jago è tale per invidia, Günther e Hagen per denaro, Svarto tradisce per fare carriera.   Già nella presentazione del personaggio, cioè il monologo di Svarto nel I atto dell’“Adelchi” Manzoni ce lo spiega chiaramente.   Infatti il longobardo dice:
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  • Intervista a
  • Marcello Veneziani.
  • La cultura per il 'Nuovo Inizio'. 
  • a cura di
  • Giovanni Sessa

 

  • Marcello Veneziani
  • Marcello Veneziani
  • non ha bisogno di presentazioni. Attualmente è editorialista de “Il Tempo” di Roma. Ha scritto per numerosissime testate ed ha fondato e diretto riviste, tra le quali “L’Italia settimanale”. E’ autore di una trentina di volumi, prevalentemente di saggistica, che spaziano dalla filosofia alla storia, dalla cultura politica a riflessioni sul mito. La sua opera di maggior respiro teorico è sicuramente La Rivoluzione conservatrice in Italia, (Sugarco, 2012). Negli ultimi anni, in qualità di Presidente del Comitato scientifico-culturale della Fondazione AN, si è prodigato nel tentativo di restituire dignità intellettuale ad un’area ideale senza più rappresentanza. Un’area che, per ragioni disparate, prossime e lontane nel tempo, soffre le medesime patologie che avrebbe dovuto curare nel corpo sociale: l’atomismo, le divisioni intestine, il più delle volte dettate da ragioni meschine e risibili, e l’individualismo narcisista.  Il   tentativo di Veneziani, animato dall’ottimismo della volontà, è apparso a qualche osservatore scontrarsi con il pessimismo della ragione. Eppure, in tale contesto, Veneziani ha prodotto opere degne di nota. Innanzitutto, Lettera agli italiani, (Marsilio, 2015), che l’autore ha poi trasformato in performance teatrale accompagnata da immagini evocative. La lettera è stata rappresentata sui palcoscenici di molte città italiane con il fine di risvegliare lo spirito comunitario di un popolo dimentico della propria storia e del proprio destino. Alla luce del mito, (Marsilio,2016), libro essenziale, dal quale si evince l’esistenza, al di là della ferialità dei giorni che viviamo, di una vita Altra, grande, luminosa, testimoniata dal mito.

  • Per la nuova testata on-line Heliopolis.com abbiamo sentito la necessità di porre a Veneziani alcune domande sui suoi due libri più recenti: Tramonti. Un mondo finisce e un altro non inizia, nelle librerie per i tipi della Giubilei Regnani e Imperdonabili, edito da Marsilio. Nel primo, egli discute le ragioni della crisi nella quale ci dibattiamo in quanto italiani ed europei, nel secondo, silloge di “medaglioni” dedicati a grandi figure intellettuali del Novecento, presenta la cultura alla luce della quale risulta possibile pensare un ‘Nuovo Inizio’. Lo ringraziamo per la disponibilità.
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  • L’esperienza dell’archetipo femminile
  • nella formazione
  • del giovane Evola, 1920-1930, 
  • di
  • Marco Rossi.

 

evola nudo donna afroditica

 

Siamo in Italia agli inizi convulsi degli anni Venti: il dopoguerra ha lasciato fratture insanabili nella politica e nella società, intanto le arti vivono una ben strana epopea nel nostro paese, il futurismo e il dadaismo si contendono gli scenari che sembrano sottolineare il trapassare di un crinale storico irripetibile, fatale.  La tradizione storica, letteraria europea e italiana sembrano scontrarsi e fondersi con nuove esigenze, trascinate da eventi traumatici, come se una urgente palingenesi spirituale attendesse, inevitabile, come giustificazione morale degli innumerevoli sacrifici che ha imposto la Grande Guerra, appena conclusa. 

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  • Lo sguardo velato...
  • di
  • Vitaldo Conte
  • Sguardo velato
  • Resta velato nella misura in cui lo spirito umano si sottrae.
  • Velato, di fronte alle opposizioni che, vertiginosamente,
  • si rivelano, nel fondo per così dire inaccessibile che è,
  • secondo me, l’estremo del possibile.
  • G. Bataille
  • La Mistica Arte, nelle sue molteplici apparenze e maschere – visibili e di pensiero –, è sempre stata, in ogni epoca, “luogo” e “costruzione” di espressioni. Nel suo interno movimento, al di là dell’immagine scelta, ha evidenziato presenze innovative, talvolta “estreme” (per risultati e significati) nella ricerca di essenze oltre, anche nelle sue valenze di desiderio.
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  • Studi Evoliani 2016...
  • Novità sul pensiero e la biografia di Evola,
  • di
  • Giacomo Rossi
  • Studi Evoliani 2016
  • La Fondazione Evola, anche quest’anno, ha dato alle stampe il proprio Annuario. Si tratta di Studi Evoliani 2016. Evola e la cultura tedesca, nelle librerie per i tipi della Fondazione Evola - Arktos (per ordini: info@edizioniarktos.it, euro 22,00).
  • Negli anni scorsi si era registrato qualche ritardo nella periodicità della pubblicazione, ora il tempo è stato recuperato, per cui nel 2018 verrà regolarmente distribuito il numero del 2017, già in preparazione.
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  • Sovvertire il tempo...
  • di Giovanni Damiano...
  • a cura di
  • Giovanni Sessa
  • Sovvertire il tempo
  • Giovanni Damiano è uno studioso fuori dal coro. Lo è, per molti tratti, anche rispetto all’ambiente intellettuale di appartenenza, segnato dal pensiero di Tradizione. Stanno a dimostrarlo i libri e gli scritti d’occasione. Per comprendere il suo itinerario, il lettore ha a disposizione la sua ultima fatica. Ci riferiamo a, Sovvertire il tempo. Scritti su l’origine e il nuovo inizio, da poco nelle librerie per i tipi di Ar (per ordini: info@libreriaar.com, euro 12,00). Su cosa richiamano l’attenzione le dense pagine di questo testo? Oltre a presentare, in modo eminente, la “costellazione” idealtipica e teorica dell’autore, fondata sull’analisi delle apparenti endiadi origine/nuovo inizio, conflitto/nemico, genealogia/storia, mostrano come Damiano riesca, cosa rara, a coniugare “l’approccio empirico della storia con quello ‘sintetico’ e ‘generalizzante’ della filosofia” (p. 11).
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  • L’innominabile attuale...
  • Roberto Calasso e l’implosione della modernità,
  • di
  • Giovanni Sessa
  • Innominabile attuale
  • Roberto Calasso, deus ex machina dell’ineffabile casa editrice Adelphi, ha, sotto il profilo editoriale, svolto un ruolo di evidente svecchiamento della cultura italiana, aprendola al confronto con autori e correnti di pensiero tenuti per troppe tempo ai margini del dibattito intellettuale. Si pensi alla pubblicazione delle opere di Guénon, Heidegger, Jünger, solo per fare qualche nome. Ha, inoltre, perseguito un proprio raffinato percorso speculativo, che lo ha indotto ad un confronto con il tema dell’origine e dello sviluppo della civiltà.  Con la sua ultima fatica, da poco nelle librerie per i tipi Adelphi, L’innominabile attuale (euro 20,00), Calasso sviluppa un’analisi già accennata in, La rovina di Kasch. Qui compariva l’espressione l’innominabile attuale, preceduta e seguita da due righe lasciate in bianco. Il volume di cui discutiamo riempie questi spazi bianchi.
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  • Guerrieri e Sacerdoti 
  • Le tesi di Ananda K. Coomaraswamy,
  • di
  • Giovanni Sessa
  • Coomaraswamy
  • La profondità della crisi della rappresentanza politica non è facilmente comprensibile. Non sono sufficienti, per individuarne i tratti di fondo, le categorie politologiche. E’ necessario avere contezza dei limiti della visione del mondo moderna e post-moderna. Solo il pensiero di Tradizione e perennialista è in grado di fornirci gli strumenti atti a diagnosticare il male che travolge la politica ai nostri giorni e di fornire, altresì, i contravveleni necessari al superamento dell’attuale contingenza. In molti conoscono le proposte speculative e spirituali di cui si sono fatti latori Julius Evola e René Guénon. Al contrario, i lettori di Ananda K. Coomarswamy, terzo insigne esegeta del tradizionalismo integrale, rappresentano uno sparuto drappello. La sua notorietà, inoltre, è legata agli studi di estetica o a quelli di orientalistica, ambiti nei quali, prevalentemente, si è mossa la ricerca di questo saggio indù. Lo studioso italiano ha ora l’opportunità di apprezzare un suo lavoro, per la prima volta tradotto nella nostra lingua, grazie alla meritoria iniziativa delle Edizioni Mediterranee.
  • Si tratta di Autorità spirituale e potere temporale nella teoria indiana del governo, volume curato da Giovanni Monastra (per ordini: 06/3235433; ordinipvd@edizionimediterranee.net, euro 18,50).
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  •  Presentazione
  • di
  • Giovanni Sessa
  • alla
  • "Scuola Romana di Filosofia politica"
Dioniso cavalca la tigrecolore
 
La rivista on-line Scuola Romana di Filosofia politica nasce grazie alla generosa disponibilità di Sandro Giovannini, che ci ha concesso ospitalità nel sito delle edizioni Heliopolis. Preliminarmente, quindi, un grazie sentito alla sua sensibilità intellettuale.
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  • Sulla danza
  • Sotto il segno di Dioniso e Śiva
  • di
  • Giovanni Sessa

sulla danza

  •  
  • Negli ultimi anni la danza sta avendo in Italia, non solo un crescente interesse di pubblico, ma sta stimolando un interessante dibattito teorico. Ultimo esempio in tal senso è fornito da un testo collettaneo, Sulla danza, edito, per la cura di Maurizio Zanardi, dall’editrice Cronopio di Napoli (per ordini: 081/5518778, cronopio@blu.it, euro 14,00). Gli autori del volume hanno notorietà internazionale. Si tratta di Flavio Ermini, direttore delle rivista Anterem, del filosofo francese Jean-Luc Nancy, della danzatrice e coreografa Nuria Sala Grau, di Romano Gasparotti, docente di Fenomenologia dell’immagine a Brera e con un passato di danzatore, e dello stesso curatore del volume.
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  • "Dire l'anima"
  • di
  • Massimo Donà
  • recensione di
  • Giovanni Sessa

 Dire L Anima Donà

  • Ancora una volta, dopo aver terminato la lettura di un ennesimo volume di Massimo Donà, non ho potuto che riflettere su quanto, a proposito del filosofare, ebbe a scrivere Karl Kraus “Spesso la filosofia non è altro che il coraggio di entrare in un labirinto”. Il labirinto è simbolo centrale ed essenziale della civiltà europea, rinvia a Dioniso, potenza divina in qualche modo presente ed evocata dalle pagine di Donà. Simbolo legato agli antichi Misteri, alla Sapienza, come riconobbe Colli, può davvero valere quale segnavia per essere introdotti alle tesi “forti” che il filosofo veneziano presenta nel libro che stiamo per discutere.

 

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  • Eclisse del sacro?  
  • di
  • Giovanni Damiano

Leclisse del sacro 2

  • L’eclisse del sacro, scritto a quattro mani da Thomas Molnar e Alain de Benoist e riedito di recente dalla Pagine editrice, pur essendo un testo parecchio datato (l’edizione originale risale agli anni ottanta del secolo scorso), ha comunque il merito, di non poco conto, di riaccendere l’attenzione sulla questione del sacro. Molnar, da cattolico, non può non ricondurre il sacro alla religione, anche se riconosce che non la sola religione cattolica ha il monopolio del sacro; afferma, poi, che il cristianesimo è stato un potente motore della secolarizzazione del mondo pagano e giustamente ricorda come, nel cristianesimo, il sacro si concentri nella figura di Gesù. De Benoist, da parte sua, contesta alla radice le posizioni di Molnar, insistendo su una lettura del sacro fortemente influenzata da Heidegger e che potrebbe essere definita, in senso lato, pagana. Però io credo che il problema del sacro sfugga a entrambi.
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ScarpaSessaSinagraVajRomaaprile2011
 
 
L’ ’Αθάνατος, 
il Rinascimento come immortalità politica
contro la scomparsa dell’Imperium.
di 
RICCARDO SCARPA
 
 
 


  • - La Città per antonomasia, Costantinopoli, assediata dai Turchi. Il pomeriggio del 28 di Maggio dell’anno 1453, un giorno sereno e luminoso sul Bosforo, quando il sole iniziò a calare, il campo ottomano fervé di lavoro. Migliaia di uomini avanzarono a coprire il fossato che cinse le mura cittadine. Dopo il tramonto il cielo si coprì di nubi e ci furono scrosci di pioggia. All’una e mezzo del mattino di Martedì 29 di Maggio, giorno di Santa Teodosia, il Sultano ordinò l’assalto. Alcuni sperarono in un diversivo notturno, ma non fu così. Con improvviso clamore, i turchi mossero all’assalto lungo tutta la cinta di mura, con tamburi, trombe e pifferi. Vennero mandati innanzi i mercenarî, i basci-bazuk, avventurieri d’ogni Nazione, molti i cristiani; dietro reparti oggi si direbbe di polizia militare, per sorvegliarli, infine i giannizzeri, le truppe scelte. Fuoco battente sulle mura d’un arma nuova, i cannoni costruiti da Urban, un armaiolo ungherese, cristiano, che s’era offerto di costruirli per l’Imperatore dei romani ma, poi, il Sultano offerse di più, e non ebbe la benché minima remora a fabbricarglieli.  Le campane delle chiese vicino alle mura suonarono all’arme. Le truppe romane accorsero sui bastioni. L’Imperatore, Costantino XI Paleologo, uomo non secondo a nessuno per coraggio fisico, forza d’animo, virtù morale, elevatezza di spirito, prese subito il comando diretto delle operazioni. I cannoni d’Urban aprirono una grossa breccia, reparti anatolici vi s’infilarono gridando che la Città ch’è là (nel greco d’allora: εἰς τὴν Πόλιν - Istambul) era loro, ma i difensori, animati dall’Imperatore giuntovi a cavallo, li respinsero. All’angolo delle mura delle Blacherne, appena prima del congiungimento con le duplici mura di Teodosio, vi fu, nascosta da una torre, una piccola porta incassata, detta keroporta, chiusa anni prima, che solo i vecchî rammentarono, che prima dell’assedio fu aperta per permettere sortite sul fianco nemico. Poco prima dell’alba venne colpito Giustiniani, il comandante dei soccorsi genovesi, e si ritirò, seguito disordinatamente dai suoi, nonostante l’Imperatore, ch’era accorso, lo invitasse a non farlo. Nel trambusto, per farla breve, un reparto di giannizzeri prese la torre della keroporta. Quando l’Imperatore Costantino XI lo seppe, vi corse a cavallo, assieme a suo cugino, Teofilo Paleologo, al fedele compagno d’armi Giovanni Dalmata, ed a Don Francisco de Toledo, animoso spagnolo che in vita pretese d’essergli cugino, e di fatto gli fu fratello assai di più di molti parenti veri. Visto il dilagare dei turchi, il soccombere della Città e dell’Impero dei romani, Teofilo gridò che preferiva la morte, e si gettò nella mischia scomparendovi, lo stesso Costantino non desiderò sopravvivere, e con Don Francisco de Toledo e Giovanni Dalmata seguì Teofilo. Nessuno lo vide più, i suoi resti vennero fatti cercare da Maometti II, il Sultano vincitore, che ammirò il militare e voleva onorarne le spoglie, ma non ne fu trovato brandello. Poco dopo il vessillo ottomano sventolò sulle torri del palazzo imperiale alla Blacherne, dove poco innanzi sventolò il l’Aquila, vessillo imperiale romano, ed il Leone di San Marco, perché la guarnigione imperiale di palazzo e la guarnigione veneta, guidata dal Bailo Minotto, ne furono gli ultimi difensori. Si sparse la voce che l’ultimo Imperatore dei romani, Costantino XI, fosse asceso al Cielo, come Romolo, Α ed Ω della storia gloriosa, e qualcuno lo chiamò l’’Αθάνατοσ, l’immortale, espressione che Omero usò per gli Dèi e la Divina Liturgia cristiana pel Dio uno e trino, il: «Santo l’Iddio, Santo l’Immortale, Santo di Forza». La pietà popolare disse che si sarebbe manifestato nella pienezza dei tempi, per liberare la Capitale dell’ecumene romano. Così ebbe a trapassare l’Impero dei romani[1].

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Imago Mundi
 Indagini sulle intuizioni pre-filosofiche
 Preistoria della Sapienza  
di 
Riccardo Scarpa
 

 

1.1 La specie umana è una realtà unica, senza distinzioni genetiche, ma nella storia culturale si sono prodotte diverse intuizioni dello Spirito e sentimenti dell’anima, fra distinte famiglie della specie homo sapiens sapiens, in relazione all’ambiente fisico naturale e storico di cui fecero esperienza. Sulle razze umane, ossia gruppi all’interno della specie Homo sapiens sapiens contraddistinti da supposti tratti fisici ed aspetti culturali fondamentali ben definiti, si deve dire che la paleoantropologia e la genetica negano l’esistenza di differenze biologiche realmente fondamentali nella specie. Il caleidoscopio di famiglie umane, popoli, nazioni, etnie e culture materiali e spirituali presenti sul pianeta Terra, ha fatto sorgere l’idea di tali basilari differenze, fondate su caratteri di natura biologica, nel senso comune, in miti ed in contesti religiosi. Fra i secoli xix e xx dell’êra volgare, si tentò di distinguere le razze della specie umana per mezzo dell’antropometria, cioè della descrizione e misura delle parti del corpo umano, nell’ipotesi che le razze si potessero distinguere per foggia e dimensioni di queste parti. Agli inizî del xx secolo, Franz Boas dimostrò quante differenze ci fossero tra una generazione e l’altra della stessa famiglia umana, e quanto i valori medî dei parametri antropometrici si modificassero attraverso le generazioni, anche in relazione, ad esempio, alle diete alimentari seguite ed agli stili di vita praticati. Allora si passò allo studio dei tratti genetici, e si tentò di distinguere quelli puramente ereditarî per discriminare le razze tra loro, ma non s’arrivò a nulla di accettabile per la scienza positiva. Infine, la scoperta del DNA rilevò che ogni essere umano, pur così diverso dagli altri, è biochimicamente simile ad ogni altro essere umano sulla Terra al 99,5% ed ogni popolazione, per altro verso, mantiene al suo interno un 90% della variabilità genetica dell’intera specie umana, di tal che è impossibile porre confini all’interno della specie stessa. Invece, fra le razze d’alcune specie d’animali domestici vi sono differenze nei caratteri genetici, tra razza e razza della medesima specie, per l’intervento artificioso proprio degli esseri umani, che ne hanno alterato il patrimonio genetico per ottenere ad arte queste discriminazioni; peraltro la tendenza di esemplari «di razza» della stessa specie, lasciati liberi, ad «imbastardirsi» tra loro, mostra l’inclinazione naturale delle specie a non erigere barriere al proprio interno, e quanto sia contro natura l’opera in tal senso svolta sugli animali da parte degli esseri umani. In definitiva, nel nucleo delle circa centomila miliardi di cèllule, in latino piccole camere nelle quali entra nutrimento e si produce energia, che compongono i corpi umani, operano gli stessi meccanismi presenti in ogni essere vivente, soltanto ciò avviene in quel modo speciale che contraddistingue la specie di chi scrive e nella quale consiste la specificità di questa rispetto alle altre del regno animale. Tant’è che annotò Bernardino del Boca: «Già von Baer nel 1828, e più tardi Haekel, avevano riconosciuto che tutti gli animali si sviluppano secondo un piano di organizzazione che varia molto poco per le specie morfologicamente più differenti e che studiando comparativamente gli embrioni coetanei di una lucertola, di un pescecane, di un cane e di un uomo, non si notano differenze. Si scoprì allora che l’embrione di tutti gli animali, durante il suo sviluppo, passa più o meno velocemente attraverso una serie di cambiamenti che riassumono le forme ancestrali con cui si è evoluta la sua specie. Perciò il microscopico uovo da cui nasce l’uomo riassume nello sviluppo di poche settimane il risultato di miliardi d’anni di evoluzione, passando dallo stato amebico a quello di verme, di pesce, di anfibio, di rettile, fino a quello di quadrupede con la coda, prima che il feto raggiunga la forma umana e venga partorito. Solo dopo la nascita, e molto lentamente, il bambino svilupperà i suoi caratteri morfologici e mentali, tipici dell’Homo sapiens. Quando lo scienziato scoprì che nell’embrione c’era il ricordo di tutte le evoluzioni passate e il piano costruttivo del nuovo essere, iniziò a studiare la struttura microscopica di tutto ciò che forma l’organismo. Con lo studio degli organi omologhi, cioè gli organi che hanno la medesima origine embriologica, anche se è diversa la loro funzione nell’adulto, l’uomo ha compreso di essere legato da stretti legami di parentela organica e strutturale con tutti gli animali del creato. Ora sappiamo che tutte le parti che costituiscono l’organismo umano e quello degli animali sono esistite, nel lontano passato, separate. Solo con le mutazioni queste parti sono venute a raggrupparsi in uno stesso organismo, ma mantenendo certi rapporti costanti fra loro, poiché in questa monogenesi, oltre alle leggi della genetica, agiscono le più forti leggi dello spirito che, sia pure in modo diverso, funzionano anche nelle vite degli animali, dei vegetali e dei minerali»[1]. Così le specie animali, di per sé, si distinguono, a loro volta, dai regni vegetale e minerale per le particolarità del loro regno, ma tutti i regni sono interconnessi tra loro. E lo Spirito è la Vita: «Ci basta tener presente ciò che la scienza antropologica insegna ai suoi studenti: la Vita (il Soffio del Creatore) ha dato inizio al creato. È fluita inizialmente attraverso i minerali dando origine a tutte le loro infinite manifestazioni, cioè la materia ha assunto la forma minerale. Poi ha continuato a fluire in una dimensione diversa dando origine al mondo vegetale, usando i minerali come materia prima ed anche per colorare di azzurro il miosotis e di rosso il papavero; per poi continuare a fluire per dar origine alla dimensione del regno animale e poi a quella dell’Uomo. Come nei vegetali, anche negli animali e nell’uomo i minerali rappresentano la struttura di base. I vegetali ne rappresentano un’altra indispensabile per la nostra continua evoluzione, per il fluire continuo della Vita. Mentre l’antropologo riconosce gli infiniti processi chimici a mezzo dei quali il corpo umano si sviluppa e vive, l’occultista sa che anche nell’ammirare un fiore in un dato modo, qualcosa di esso passa in noi, come pure il nostro solo sguardo di interesse e il nostro amore per una pianta ne aumenta la vitalità. La fisica, con Heisenberg, dice: “C’è solo una specie di materia ma esiste in tante condizioni abbastanza stazionarie”, mentre lo spiritualista dice: “La materia non è che un velo, più o meno denso, con cui l’energia spirituale si manifesta”. La Vita fluisce in noi attraverso le particelle infinitesime che compongono il nostro essere e lentamente ci spinge, con infiniti processi dei quali abbiamo tuttora una limitata conoscenza, a raggiungere piani di conoscenza sempre più alti. L’uomo può essere immaginato come un organo composto da milioni di canne, delle quali non sappiamo usarne che una piccola parte. La musica che possiamo ottenere da questo organo è perciò limitata e soltanto il poeta, l’artista, il saggio e il mistico sanno usare un numero maggiore di canne e perciò la musica è più ricca, ma è anche spesso incompresa dagli altri individui perché troppo elevata. Quando ebbe origine la Vita? In che punto dello spazio si è compiuto prodigio? Per millenni gli uomini hanno cercato di rispondere a queste domande e nelle biblioteche del mondo sono conservate le numerose teorie che gli uomini hanno ideato. Ma ora lo scienziato non si pone nemmeno più questi problemi, perché ha compreso che è più urgente scoprire che cosa sono la Vita e la materia»[2]. Come esseri umani, apparteniamo ad una specie come le altre, anche se essa ha le proprie unicità, che ci fanno essere ciò che siamo. Secondo le cognizioni diffuse nella paleoantropologia, agli inizî del xxi secolo dell’êra volgare, la specie dell’Sahelanthrpus tchadensis, scoperta nel Ciad e vissuta sette milioni d’anni prima del secolo suddetto, costituisce la prima testimonianza d’un ominide in grado di camminare su due gambe. Essa sarebbe evoluta nell’Ardipithecus kadabba, trovato in Etiopia e d’età compresa fra i 5,2 ed i 5,8 milioni d’anni antecedenti rispetto quella in cui si scrive. Costui avrebbe perfezionato la stazione eretta e la camminata bipede, anche poiché la foresta si stava lì ritirando, lasciando grandi boscaglie ricche di cibo coll’intervallo d’ampie distese ricoperte da alti steli d’erba, e quindi occorse correre. L’Ardipithecus ramidus, risalente a 4,4 milioni d’anni addietro, ebbe ancora un cervello di 300 cm. cubici, meno d’un quinto di quello d’un ragazzo del xxi secolo; braccia e dita lunghe e polsi rigidi, per arrampicarsi meglio sugli alberi; piedi ancora coll’alluce divaricato come le scimmie, gambe corte e bacino largo, a denotare un bipede ancora facoltativo, cioè il quale camminò sulle due gambe sul terreno ed a quattro zampe sugli alberi, come si constatò coll’osservazione d’una ossatura di femmina completa, rinvenuta nella valle dell’Awash, in Etiopia, da Tom White, studioso dell’università degli studî di Berkeley. Da tale specie evolse l’Australopithecus anamensis ed il suo cugino Præanthropus afarensis, di circa tre milioni d’anni prima di chi scrive, molto più simili all’attuale essere umano, cioè meno scimmieschi, colla stazione eretta ed il bipedismo ormai stabilmente acquisiti, con un cervello di 500 cm. cubici, più grande di quello d’uno scimpanzé, in quanto ebbe una dentatura ed una mascella più leggere, che consentirono un maggior sviluppo della scatola cranica. Di qui, attraverso il Kenyanthropus patyops, il quale deve il suo attuale nome pel suo scheletro rinvenuto da Meave Leakey, paleoantropologa del Museo nazionale del Kenya,  risalente a tre milioni d’anni avanti al xxi secolo, e l’Homo rudolfensis, dotato di cranio piuttosto grande, si giunse all’Homo Abilis, il capostipite sicuro del genere Homo. Questi fu trovato in Tanzania, e risale ad 1,8 milione d’anni avanti a questo scritto. Fu forse il primo ominide ad aver usato utensili in pietra; si dice «forse» in quanto si sono rinvenuti anche utensili d’epoca anteriore. Ebbe una scatola cranica più ampia e mascelle meno potenti, per effetto della dieta onnivora che seguì; i suoi utensili in pietra servirono anche a rompere le ossa per cavarne il molto nutriente midollo. Da questi discese l’Homo erectus, che, circa 1,7 milioni d’anni avanti a noi, il quale migrò fuori dall’Africa sino al Caucaso, dove si rinvenne un Homo erectus georgicus, ed un milione d’anni dopo si manifestò in Europa come Homo antecessor, i cui resti si rinvennero in Italia a Ceprano nella provincia di Roma ed in Spagna ad Atapuerca. Questa specie raggiunse i 1.600 cm. cubici di cervello nella versione di Homo heidelbergensis, dal quale discese l’Homo sapiens neanderthalensis, chiamato così poiché i primi suoi resti vennero rinvenuti a Neander, diramazione della valle del Düssel, fra Düsseldorf ed Elberfeld, nel 1856. Invece dall’Homo ergaster, variante dell’ Homo erectus rimasta in Africa, derivò l’Homo sapiens sapiens, comparso 30.000 anni prima dell’êra volgare, e che venne detto di Crô-Magnon da Quatrefages ed Hamy, i quali ne trovarono per la prima volta i resti (tre cranî, due maschili ed uno femminile), nel 1868, sotto un tetto roccioso, presso un casale con quel nome, nella valle della Vézère, nel dipartimento della Dordogna, in Francia. Anche questa specie ebbe origine in Africa, per poi diffondersi ed affermarsi su tutta la Terra.
 
 
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