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Nuova Oggettività (2010-2015)
logo Nuova Oggettivit 3

Abbiamo cercato...
 
“...abbiamo cercato, prima durante (ed anche ora, in parallelo) con altre azioni di altri amici (ad esempio Marcello Veneziani prima con la sua Itaca ed ora con Arcipelago), con un  lavoro intellettuale comunque fortemente partecipato se non del tutto corale (vari libri comunitari editi, frequenti incontri e presentazioni) e con una totale estraneità ai potentati politici,
di riunire
in un fascio di forze le componenti pensanti, (studiosi ed artisti vari, docenti universitari, giovani ricercatori, quindi con un mix qualitativo notevole), provenienti sia da destra sia da altre esperienze, ma con un chiaro mandato (infatti popolo, partecipazione, destino...era il sottotitolo del nostro libro/manifesto “per una Nuova Oggettività”). Componenti non refrattarie per principio, allo stare insieme anche nella diversità e procedere possibilmente verso nuove sintesi.  Dopo vari anni (2010-2015) constatiamo il naufragio definitivo (e ricorrente) di tale nostra seria e non pentita avventura, che certamente dipende dalla nostra personale insufficienza e non dall'errore sul merito e quindi procediamo solo con l’azione proiettiva di pochi (una 10 circa su un 300-400 corrispondenti di partenza), collaudati per costanza, affidabilità e coesione ideale. La forma utilizzata cambierà ma non il metodo, ormai collaudato, che vuole unire - in estrema sintesi - una vocazione mitopoietica ad una postura critica.  Restiamo a disposizione di ogni parallela avventura, se realizzativa nel senso sopra descritto e se credibile (difficilissima cosa) e comunque opereremo azioni specifiche, sia artistiche, sia editoriali, sia metapolitiche, certamente sempre nella speranza di essere utili alla causa..."

 

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La
"
Nuova Oggettività,
popolo, partecipazione, destino
",
è stata un movimento di pensiero,
filosofico e metapolitico,
attivo dal 2010 al 2015.


Francesco_MancinelliGiovanniSessaStefano_VajRoma20111.jpg


Qui di seguito inseriamo, per la più facile comprensione
di chi volesse approfondire merito e metodo,
alcuni dei tanti ed usuali resoconti
post- presentazioni o post-riunioni
(a valenza più esterna
od
a valenza più interna):

***

Inoltre, per cortese disponibilità di
ROBERTO  GUERRA
è possibile  recuperare tutti i post dal 2011,
precedentemente immessi nel blog "nuovaoggettivita", 
da lui curato con  questi indirizzi: 

1) Vetrina  http://asinorossoferrara.blogspot.it/p/aavv-libro-manifesto-nuova-oggettivita.html
2) integrale tutti i Post (2011-2015)
http://asinorossoferrara.blogspot.it/search/label/nuova%20oggettivita%20urfuturismo



Don_Sessa_Gasparotti1.jpg
 

Resoconto terza  riunione di
Segreteria
“Nuova Oggettività”,
Roma, 28 ottobre 2012, ore 9,30-13,30
 
Un veloce riepilogo dell’ordine del giorno in quattro punti:
2)  Il libro di prossima pubblicazione di Sessa su Emo è di primaria importanza per un rinnovamento profondo del nostro scenario ed immaginario filosofico/spirituale e metapolitico. Appena uscito faremo di tutto per pubblicizzarlo al meglio delle nostre possibilità.  E’ un compito che poniamo all’attenzione di tutti i nostri amici e corrispondenti. Giovanni Sessa ci ha dato anche ottime notizie riguardo alle condizioni di attesa sulla sua attuale ricerca. 
3) Le “azioni simboliche” non sono cancellate totalmente dal nostro programma ma rimandate ad un periodo più favorevole. Probabilmente si potrà farle eventualmente interagire con una possibile messa in scena (video-reading, etc.) del nuovo testo di cui al punto 1.   Staremmo quindi alla sostanza...
4) La comunicazione interna e quella esterna degli ultimi mesi della Nuova Oggettività ha risentito di alcuni oscillamenti dovuti alla situazione sempre più drammatica in cui ci troviamo ad interagire.  Non siamo soliti coprire con false riassicurazioni i nostri amici, uomini di valore che stimiamo per qualità intrinseche, personalità complesse e sensibilità a volte ben differenti.  Quindi affrontiamo sempre la dialettica, sia pur tentando di trovare costantemente motivi di unione più che divisione, in un modo onesto e senza infingimenti.  Le critiche, quando sono senza retropensieri e non eterodirette, sono il pane della partecipazione, a cui sempre ci richiamiamo, ma di cui si tratta di saper costruire merito e metodo.  Questo vale non solo all’interno della compagine ma anche per il comportamento tenuto verso l’esterno, ad esempio verso il generoso tentativo messo in opera da Veneziani e Besana.  Complessivamente tutto ciò che si è detto al riguardo, da parte nostra, infatti, non è assimilabile ad altri atteggiamenti che, in positivo od in negativo, sono stati spesso pregiudiziali e superficiali, a volte perfino colpevolmente liquidatori (ripetiamo, sia in positivo che in negativo) ma  uno scambio serrato e comunque consapevole del lavoro svolto secondo uno stile ormai sostanzialmente rodato dai tempi di letteratura-tradizione fino a quelli di oggi.  E’ la postura di chi, pur certo di alcuni principi e metodi determinati dalla vocazione e corroborati dalla pratica, ascolta, riflette, dibatte, opera.  I primadonnismi, le primazie, le dietrologie, senza per questo fare i finti ingenui, non ci corrispondono, li lasciamo agli altri.  Lavorare sulla distanza, sapendo che nessuno è indispensabile, anche se tutti possono essere fondamentali. Non presumere mai troppo di sé, pur cercando di mettere il meglio di noi a disposizione di un progetto onesto. Mai augurare l’insuccesso agli (ex)-amici, mai guardare con sospetto prima di affidarsi con generosità. Non derubricate questo mio giudizio come una tiratina pseudo-spiritualista: qui si gioca tutto il residuo (vitale, positivo) di un insegnamento profondo e di uno stile di vita.
1) Siamo giunti a trattare il tema della idea-libro per ultimo punto:
A) dopo un serrato dialogo siamo giunti a togliere la parola onesto dal titolo del libro, considerandola sostanzialmente pleonastica e/o fuorviante. Il titolo deciso è : “Per quale motivo Israele può avere 400 testate atomiche e l’Iran nessuna?”  Abbiamo anche, su bella evocazione di Mancinelli, e con un riferimento ad autori nostri, proposto il richiamante sottotitolo: “L’impero interiore”.  Il sottotitolo era da me precedentemente considerato come un potenziale errore ed una fuorviante didascalizzazione, ma lo spiazzante sottotitolo proposto è ottimo, perché delinea uno scenario altro e profondo nel mentre che non svela ma rivela...
B) Siamo poi passati a leggere le possibili varianti del metodo, avendo anche preso atto del bel riferimento web di Stefano Vaj...  avevamo in mente un numero di circa 25 interventi di cui una metà buona da riservarci per amici che volessero partecipare e un’altra metà rivolta ai più vari ambienti e personalità “esterne”.  Senza presunzione consideriamolo un privilegio offerto e non una orante richiesta.  Il tutto possibilmente con qualità ed equilibrio.  Attendiamo ovviamente da ognuno suggerimenti al riguardo oltreché una disponibilità di massima non solo a scrivere ma anche ad aiutarci nel realizzare il libro e la sua scia successiva. Crediamo che, se ben realizzato ed a ¾ dell’opera, si può tentare di proporlo a qualche casa editrice primaria, che potrebbe anche risolverci tutti i problemi afferenti (distribuzioni, mediatizzazioni, presentazioni...).  E questo anche sulla base degli ottimi consigli pervenuti da Roberto Guerra e da Giuseppe Puppo.  In ultima ipotesi potrebbe farlo  l’Heliopolis.   La curatela è, ovviamente, della “Nuova Oggettività” ed attendiamo disponibilità anche per il lavoro di composizione e soprattutto d’impaginazione, in modo da poter offrire, comunque, un prodotto semifinito, cosa che aiuterebbe certamente le soluzioni utili.  Insomma, come ha detto con sagace determinazione Luisa, dobbiamo portare a compimento una partecipazione non solo di facciata (come in parte in passato) ma anche di sostanza. Giovanni Sessa, che ha già pensato ad un possibile suo intervento, ha poi consigliato di decidere definitivamente il numero dopo aver incamerato una buona percentuale di scritti.  Alessandro Guzzi ha anche sottolineato l’importanza di un’azione di consolidamento profondo contro la mercificazione imperante.  Francesco Sacconi, dopo averci indicato esempi di censure su opere e movimenti significanti, ci invita ad operare con una certa riservatezza sul metodo fino alla raccolta stimata, al di là dello stesso battage sul merito, opinione condivisa anche da Luigi Sgroi. Abbiamo anche dato una possibile indicazione di grafica mettendo in luce una necessità di estremo rigore formale (per un siffatto testo) non del tutto compatibile con lo stile (grafico) usuale dello scrivente che normalmente è inclusivo, afferente, complesso, citazionista ed iperletterario.
c) Sulla questione della non risposta abbiamo già detto nella nostra precedente mail, nel paragrafo,  “Motivazioni e considerazioni”, che qui per intero e  per comodità, riportiamo in allegato. Abbiamo solo convenuto che non potremmo, per stile e per  rispetto, cassare alcun intervento che sappia, tramite apologo o metafora, collegarsi indirettamente al tema proposto ed a cui “non si può rispondere” direttamente.  Questo, ovviamente, non è un invito coperto a rispondere indirettamente, anche perché siamo convinti, che con una percentuale od un’altra, alcune considerazioni afferenti saranno presenti comunque all’interno degli svolgimenti effettivi.  Abbiamo aggiunto che sarebbe bello poter influire su tutti i rispondenti responsabilizzandoli ancor più, ovvero chiedendogli di rispondere a quella che per loro sarebbe, come sostiene il Leopardi  ed anche Eliot, una domanda decisiva e drammatica.  Abbiamo anche convenuto che potremo sopportare la sufficienza dei sostanzialisti di facciata che ci rimprovereranno sicuramente di non aver avuto il coraggio di sollecitare e mettere le risposte.   Resterà che nessuno ha mai avuto il coraggio di mettere la domanda...  Pur essendo, tale problematica, senza minimamente voler fare i portarogna, un assillante problema geostrategico dell’immediato presente ed un macigno sulle sonnecchianti coscienze degli intellettuali... Un comitato per la selezione delle richieste di partecipazione?   Si conviene in senso contrario.  Si presume che il libro si presenterà alla fine senza introduzioni, postazioni e/o vari accompagnamenti didascalizzanti, forse solo una difficilissima nota in quarta di copertina, questo per non deprivare il tutto della giusta sua icasticità. Alla fine ci sarà probabilmente un testo graficamente pulito, con un 25/30 interventi scritti dei più svariati argomenti ed una appendice finale con note biobibliografiche degli autori ed un riferimento, questo sì indispensabile, al libro precedente della  “Nuova oggettività” ed al percorso, fin qui svolto, dalla comunità.     Attendiamo scambio reciproco e sostenuto...    un singolo vale       SG

 
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“Nuova Oggettività”,
lo stato attuale dei lavori
09.05.2013

 

Il movimento di pensiero della “Nuova Oggettività, popolo, partecipazione destino” si è formato nel 2010 sulla spinta di un’esigenza diffusamente sentita, sia in ambienti accademici che più ampiamente creativi, di reazione al degrado complessivo della nostra qualità di vita relazionale.  E’ facile presumere che infinite e ripullulanti reazioni di tal genere e che possano seguire un percorso analogo, non perverranno disperatamente mai a creare qualcosa di reale e di duraturo, se non riusciranno ad  insediarsi su una stabilità di stile comportamentale e su una efficace capacità di incidere, nello specifico. Ovvero non si può chiedere ad un movimento di pensiero di progettare e poi compiere un periplo simile a quello di un movimento di opinione o di un movimento politico. La confusione dei piani è direttamente proporzionata alla confusione generalizzata che presiede corrivamente al degrado.  Ma è ovvio che nello specifico, appunto, si giocano i destini di ogni intrapresa.  Per questo abbiamo progettato un accordo fra anime distinte e ben consapevolmente coordinate in funzione di un possibile massimo comun denominatore, che una idea tradizionale e progressiva assieme, potesse rendere raggiungibile, al di là delle ormai logore mappature sinistra-centro-destra.  A tal fine, se pure il movimento stesso non può rinunciare, a pena d’intrinseca negazione, al pensiero inattenuato, è certo che si procede sulle linee che meglio definiscono l’orizzonte cupo di rovine e macerie e le aurorali luci reali e potenziali.
 
Nella logica organica di una visione del mondo spiritualmente orientata, per noi conta la scelta olista, comunitarista, partecipativa, differenzialista, anticapitalista ed antiglobalista.  Non crediamo che tali scelte possano oggi reputarsi “minimali”, ma anzi “massimali”, perché individuano le vere afflizioni ed i veri rimedi, e quindi possono saggiamente e nobilmente mettere in secondo piano differenze di etichettature e far venire in primo piano desiderio di unità e di riscatto…
 
Nel mondo della follia globalista, nuovamente scatenata, tesa a minacciare con se stessa tutti i filistei, dobbiamo mantenere l’equilibrio del nostro mondo, generato da secoli di civiltà orgogliosa e tenace, ed ora in mano ad una oligarchia plutocratica di usurai del pensiero e della comunità senescente, noi consci che le divisioni ed i distinguo inutili sono lo strumento essenziale per i nostri avversari.
 
Non siamo responsabilmente interessati alle etichette letteraliste, essendo consapevoli di quale livello d’impotenza e di neutralizzazione esse abbiano prodotto nella coscienza comunitaria.  Per ora quindi disgraziatamente le subiamo, ma appena potremo le rivolgeremo contro chi le impone con il visus degli ipocriti e con la sicumera degli inutili.
 
Procederemo valorizzando riconoscibilmente lo stile antinarcisista, sobrio e rispettoso di ogni nostra dimensione, sensibilità e potenzialità, ma anche sicuro nel dovere, potere e voler riconoscere, nel nostro movimento di pensiero, una élite compatta, forte ed agente.
 
Questo per il merito. 
 
Per il metodo abbiamo privilegiato prima l’incontro progressivo con una base intellettuale e creativa di qualche centinaia di autori, tramite moltissime occasioni d’incontro comunitario che si sono sviluppate in  tante presentazioni, conferenze e seminari allargati.  Abbiamo poi dal maggio 2011 attivato il blog collaborativo Nuova Oggettività, spazio on line per il progetto complessivo.  A cura della “Segreteria”, tutti con gli stessi diritti d’intervento, un sottospazio ad personam - vedi categorie personalizzate.  Il web oggi è fondamentale per la comunicazione, la divulgazione e la visibilità culturale ed è anche, il blog, una sorta di stanza virtuale non stop per interfacciarci e non ultimo un memo, un archivio costante per seguire con facilità il divenire del progetto.  Poi abbiamo iniziato le pubblicazioni cartacee in testi di cui il primo, il nostro Libro-manifesto è uscito in due tirature, per la Heliopolis Edizioni, nel 2011, ed ha coinvolto 150 sottoscrittori, oltre 90 scriventi e due allegati multimediali, un infolio ludico-filosofico ed un CD di musica classico-contemporanea del maestro Mario Mariani.  Ora sta uscendo un nuovo testo: una sorta di libro-idea, provocatoriamente intitolato:  “Per quale motivo Israele può avere 400 testate atomiche e l’Iran nessuna?” Con sottotitolo: “l’impero interiore”.  I 32 scriventi sono stati decisamente invitati a non rispondere alla domanda del titolo ma ad una qualsivoglia domanda che loro stessi reputassero, in pienissima libertà di tema e stile, drammatica e/o dirimente.  In tal modo si evidenzia il tabù, infruttifero di dialettica, e si compie una libera ed orgogliosa ricognizione priva di steccati e realmente rivelatoria. Si manifesta quindi un antagonismo reale rispetto ad una asfissiante subalternità culturale e nello stesso tempo si esplora il mondo interiore di questi intellettuali coraggiosi, che hanno provenienze e sensibilità ben diverse.   In corso di pubblicazione, oltre al libro-idea, abbiamo altre iniziative editoriali che indicano che il nostro movimento di pensiero è intelligentemente attivo, come un instant book curato dal nostro blogger Roberto Guerra, che scandaglia non solo il nostro perimetro ma anche quelli potenzialmente limitrofi ed afferenti.  Dobbiamo dar conto anche di un meraviglioso lavoro di ricerca che il nostro portavoce, il Prof. Giovanni Sessa, ha ultimato su Emo e che verrà pubblicato, in autunno, da Bietti,  (Giovanni Sessa: La Meraviglia del Nulla. La filosofia di Andrea Emo, 2013, Bietti).  Tale primo lavoro organico su Emo apre nuove prospettive di ricerca non solo sul filosofo veneziano ma anche su tutto quell’universo intellettuale del ‘900 che ancora implica ed impone il varco nichilista, all’attuale ricerca di significato e ragione e sarà per noi un banco di prova necessario e salutare.  Questo testo principale sarà anche seguito da un breve lavoro (quanto alla forma, una tavoletta Heliopolis, in tiratura pregiata e limitata) dello scrivente su alcuni punti giudicati importanti del testo primario di Sessa. Una Tavoletta pregiata Heliopolis...  In più, abbiamo già la prospettiva di un nuovo importante  lavoro editoriale, di un ulteriore libro-idea, per il 2014-2015, al quale cominceremo a lavorare appena avremo finito di presentare i lavori di quest’anno.
 
 
La Nuova Oggettività quindi è nata con la vocazione profonda di un superamento delle classiche barriere ideologiche del ‘900.  Pertanto non un raffazzonarsi anarcoide od una moda più o meno populista implicante, nel profondo, nuove e vecchie subalternità, quanto una difficile ricognizione di ciò che si può fare realmente in questo campo e di ciò che è ancora impossibilitato soprattutto perché il pensiero unico che determina il mondialismo ha ben da servirsi di scioccaggini, primitivismi e false rappresentazioni, al proprio scopo di dominio universale.  Noi però siamo in grado, proprio perché vi sono origini differenti, di mettere in opera un reale superamento perché lo operiamo in corpore vili, ovvero principalmente e primieramente su di noi, senza sottovalutare minimamente il potere inesausto della pesanteur, e dell’ormai folle condizionamento del sistema neocapitalista, nella sua superfetazione finanziarista, sicuramente avvitato nel proprio voraginoso fallimento.

Da ciò che ho detto sopra si evince l’autentico antagonismo. Non ci interessa battibeccare come i polli di Renzo, ma vivere in un mondo che vogliamo rendere sempre meno dipendente, sia spiritualmente che materialmente, dalla follia del sistema per uccidere i popoli.  Le divise, le casacche formali, i letteralismi, tendono intimamente ed inevitabilmente al pleonasmo ed ormai molti ne possono fortunatamente essere accorti esegeti.  Poche volte nella storia la divisa, se non essenzializzata e privata di orpelli,  ha saputo rimanere un segno di sobrietà efficace. Poi, il legno storto della condizione umana resta tale sempre e necessita di quella presa d’atto di un ritrovabile coraggio, che non si oppone per principio alla divisa, sistema di contenimento e controllo, ma sa trasfigurarla, rapportato alla follia ormai innegabile del sistema. Tutti coloro che provano a fuoriuscire dal sistema sono benemeriti, qualsiasi sia la loro divisa, la loro matrice e qualsiasi siano persino le loro idiosincrasie e le loro difficoltà di relazione. Fuori dal sistema per uccidere i popoli, e fuori dal sistema dell’autoreferenza, che porta in un vicolo cieco, si aprono nuove strade e saremo giudicati solo dalla serietà che avremo messo lungo il clinamen, per rendere il nostro popolo ritrovato capace di una partecipazione autentica ad un preciso destino non eterodiretto.   Tutto il resto crediamo sia retorica.      S. G.        09.05.2013


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Resoconto presentazioni libri Nuova Oggettività
Galleria l’Universale Roma,
Venerdì 27 settembre 2013 ore 21.
 
Con la calda e pienamente collaborante ospitalità di Maurizio Messina alla Galleria L’Universale di Roma abbiamo presentato in modo del tutto informale in un clima di totale libertà espressiva che si è nutrita anche di critiche intelligenti e rigorose il secondo libro/idea collettaneo: “Per quale motivo Israele può avere 400 testate atomiche e l’Iran nessuna? - L’impero interiore”, l’instant book “Al di là della destra e della sinistra…”, ben editi ambedue dalla Carmelina Editrice di Ferrara di Federico Felloni e nuovamente il nostro primo comunitario libro/manifesto Heliopolis 2011. Sono stati affrontati i molti motivi che erano stati alla base di qualche autoesclusione e comunque di rilevanti e del tutto legittime critiche al progetto, soprattutto del secondo libro/idea, (essendo costitutivmente l’instant book un’intelligente e tempestiva ricognizione delle contestualità ideali e filosofiche attualmente agenti nel campo più allargato ed anche nello stesso orizzonte che coordina somma e divide - per idealità progetti e personalità agenti - assieme i molti amici e corrispondenti della Nuova Oggettività).  Rispetto a “Per qual motivo…?” che fin dall’inizio si era posto proprio come una scelta provocatoria, era giusto preventivare legittime e consistenti obiezioni ma anche una certa scontata opposizione di tipo “letteralista”, posto che la logica del libro/idea, da noi ormai programmaticamente messa in opera non solo a livello di tematica collettiva/comunitaria ma come una sorta di koan esperibile e falsificabile, ancor prima di essere valutata contenutisticamente dovrebbe poter essere anche (forse prima) valutata dal punto di vista della complessione rivolta sia all’interno che all’esterno. Alcuni sagaci osservatori riportano che il libro preso in mano e leggiucchiato viene accantonato rapidamente dal colto e dall’inclita che forse molto colto e inclita non è, ma che probabilmente è  solo latta riverniciata di frasi fatte e di pensieri scontati. Ma questo sembrerebbe essere una risposta acida ad un rifiuto legittimo, mentre è proprio il cammino di azione/reazione che si deve perseguire quando si attua un preventivato percorso inattuale, seppur privo di strombazzamenti e di scontatissimi paludamenti. Alcuni degli amici grandi e stimabili - quelli che hanno superato l’incomprensione basale - sono però giunti a revisionare la loro prima impressione proprio perché, ormai stanchi delle logiche motiliste o di prima reazione e giustamente nauseati degli atteggiamenti paludati e saccenti, quando non tromboneschi, scorgono la potenzialità, magari ingenua o parziale e la purezza dell’intento prossima ad una buona intuizione e realizzazione.  Ripeto però che personalmente sono contento - mi si possa credere o no - del livello di critica serrata, come pure del sostegno convinto alla logica del libro/idea, perché ambedue si muovono sul piano della verità e sono espressi da persone che altamente stimiamo e con cui siamo orgogliosi di intrattenere amicizia e collaborazione, sia pur di volta in volta e con differenti gradi di partecipazione… Quando si vede una cosa nuova e viva muoversi, che accetta il dialogo e la differenza intrinsecamente e non artificiosamente e pure vuol dirigersi nella terra di nessuno (evidentemente bombardata da tutti) che sta tra il minimo comune multiplo ed il massimo comun denominatore (perché altri percorsi sono oggi improbabili quando non risibili o patetici), tutta la nostra capacità di essere autenticamente liberi e produttivi deve esser messa in gioco. Il nostro portavoce Giovanni Sessa, con la sua estrema capacità di riassumere verso l’Alto e l’Altro, ciò che è di base e di formazione ma spesso divide ed incapacita, ha saputo ripercorrere dialetticamente ma con una forte resa emotiva, nella direzione dell’identità plurale ma con la luce in fondo al tunnel del sempre possibile, i passi sapienti della sua Postfazione al libro/manifesto ed ha così integrato i preventivati interventi, ognuno a suo modo vero ed illuminante di Matteo Marconi, di Vitaldo Conte, di Roby Guerra e di Antonio Saccoccio, che si sono aggiunti a tante conversazioni ulteriormente incrociate e coinvolgentemente ricche dei presenti, tutti amici di valore. Ora credo che sia utile riflettere sul fatto che, direttamente proporzionale alla mancanza di una rigidità da carapace, si sia manifestata un’atmosfera di potenzialità non idilliaca (falsa) ma produttiva del terzo, e che questo però non ci salvi in una irresponsabilità compiaciuta ma ci metta tutti nella giusta tensione da allarme. Infatti nella seguente riunione di Segreteria della Nuova Oggettività, nel giorno di sabato 28 settembre e quindi in una logica  ben diversa per finalità e responsabilità, si è preso atto di una difficoltà estrema che dovrà essere risolta forse con diverse soluzioni di cui abbiamo già peraltro ampiamente dibattuto (più del solito) e di cui  faremo seguito ancora nei  prossimi giorni di scambi interpersonali.     Un grazie a tutti ed una richiesta ulteriore di amicizia collaborante con un singolovale                       Sandro Giovannini          29.09.2013


 
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Resoconto
della riunione di
Venerdì 21 agosto 2015,
a Roma.

 
 
Ospitati amicalmente da Vitaldo Conte, che qui caldamente si ringrazia, abbiamo compiuto una verifica dell’attuale nostra situazione.
 
Siamo partiti dalla rigorosa constatazione di una dimensione residuale del nostro agire, nella logica di “N. O.”.
 
Anche se consideriamo come ben valido il metodo, da noi sempre praticato, della massima apertura nella chiarezza dei presupposti e delle azioni svolte.  Presupposti che unissero tensione mitopoietica a metodo critico,  ed azioni svolte nei tanti incontri e libri comunitari editi.  Non è (era) facile unire le due cose, oltre le dichiarazioni di facciata.
 
Purtroppo non sufficienti, tali presupposti e tali azioni, a costituire un duraturo rapporto per molti, al di là di una salda stima interpersonale tra pochi. Prevalgono ormai, a nostra chiara sconfitta, catafratti pensieri escludenti e  semplificazioni di sempre, i due in rapida terminale accelerazione, nel mentre la confusione mentale, altrimenti ben architettata, conquista sempre maggiori posizioni, sia nel mondo esteriore che in quello interiore.  Essendo alquanto esperti di vicissitudini comunitarie, non siamo mai stati ingenui propugnatori di abbracci insensati, ma lucidi scommettitori su potenziali pratiche virtuose all’interno di una koinè che potesse, credibilmente, ispirare azioni concludenti. Ora sarebbe un errore ingiustificabile, coprire ulteriormente tali nostre impossibilità, non irrealizzabili forse in termini assoluti ovvero come ipotetico fascio di forze, ma a cui, in termini relativi, dovrebbero prestarsi ben altre strutture organizzate e componenti umane (sempre auspicabili)...
 
Per quanto riguarda quindi gli amici che sono rimasti più  vicini agli ultimi nostri accadimenti, è venuto il momento di rinunciare chiaramente ad una azione formalizzata su una logica tendenzialmente e programmaticamente inclusiva e ritrarci quindi, seppur sempre desiderosi di più ampi incontri e riscontri (in quanto vocazionalmente ad essi portati), sulle poche cose che effettivamente sono in nostra potenzialità personale.
 
Detto questo, ci siamo addentrati su alcune azioni future da compiere, in una logica non più necessariamente legata alla Nuova Oggettività :
 
- Riprendere l’indispensabile azione critica della Scuola Romana di Filosofia Politica,  nel sito della Heliopolis Edizioni, con un rilancio della partecipazione degli amici invitati.
 
- Un’azione comunicazionale, non solo limitata nel tempo ed anche dotata di direzione creativa (che  andremo a sviluppare agendo alcune nostre potenzialità, sia letterarie che editoriali)  per il caso del sopraintendente siriano barbaramente trucidato a Palmira dai fondamentalisti. Ovviamente, nello spirito di una rivelatoria corrispondenza ipaziana,  in questa ritornante epoca d’ansietà (filologicamente, nel ed oltre, l’angoscia).
 
- Qualche azione per far conoscere meglio il nostro “non aver paura di dire...”, ottimo lavoro di tipologia registrativa, con oltre una 50 di collaborazioni, nelle due versioni, tavoletta heliopolis, (quasi esaurita) e recente ampliata versione e-book, (La Carmelina, Ferrara, a cura di Roberto Guerra).  Per fare in modo che la nostra solita capacità di ben lavorare e  male comunicare (il pur forte, indiscutibile, lavoro svolto), non diventi un compiaciuto vizio autoreferenziale...
 
- In prospettiva, un nuovo libro comunitario, affidato a pochi degni, decisamente di tipologia propositiva, che sia una sorta di veloce rammemorazione di tutto il lavoro compiuto, in tanti anni, su vari piani, sacrale, metapolitico, artistico, geostrategico.  Specialmente la dimensione artistico-creativa, come elemento fattuale ma anche critico, oltre le mode e nella battaglia che si compie dentro e contro il numero...  Comunque un libro leggibile che sia semplice per esito, possibilmente come conquista e non come sofferenza.      Un singolo    vale        S.G.            23.08.2015
                        

 
 
 
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